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Parte Uno - Numb
Settembre 2009, Australia.
Katie guardava fuori dalla finestra. Si era immaginata diversamente Melbourne... Più cittadina, meno aperta, tecnologica. Dal suo hotel poteva ammirare il Botanical Park, uno dei parchi più grandi della città. Adorava quel parco, le sembrava di stare a New York, a casa sua. Se poteva, tra una pausa e l’altra ci andava per correre e scaricarsi. Scaricarsi. Da cosa, poi? Da mesi, anni, decenni forse, non aveva una vera emozione. Nessun tracollo emotivo, nessuna crisi isterica di gioia, o pianto. Niente di niente. Katie si passò un braccio lungo il corpo, per assicurarsi che fosse lì, viva e presente. Guardò l’ora sul grande orologio a parete dietro di lei. Le 5 e mezza. Fantastico, ancora tre ore di dolce far niente. Si lasciò cadere sulla chase-longue portata apposta per lei dai diligenti operatori dell’albergo. Tutta quella stanza era a misura di Katie, si diceva fra sè. Nessuna televisione, nessun giornale. Rigorosamente nessun minibar. Acqua di fonte, e filtri ai rubinetti per impedire che le impurità del mondo esterno la raggiungessero. Nessun impianto stereo. Solo vuoto, attorno a lei. Qualche mobile essenziale, il letto. Due poltrone. Due chase-longue. Due, sempre due, perchè Tom aveva voluto così. Durante le sue sporadiche ma sempre puntuali visite, Tom esigeva di passare la notte con lei, e di permanere nella sua camera. Non veniva allestita nessuna stanza aggiuntiva per il signor Cruise. Se Tom arrivava, significava che Katie lo avrebbe avuto alle calcagna per tutto il tempo necessario. Katie rabbrividì, e si morse il labbro, come faceva ogni volta che si trovava ad avere pensieri non proprio benefici nei confronti dell’onnipresente marito. Lui era lì sempre. Anche se materialmente non c’era, la sua coscienza e la sua essenza erano dappertutto. In ogni persona che incontrava, Tom c’era. Nei loro discorsi, negli sguardi che le rivolgevano.
Si ritrovò a pensare alle parole di sua mamma Kathleen, qualche mese prima, l’ultima volta che l’aveva vista. L’aveva abbracciata, e dopo un lungo sguardo pieno di domande che probabilmente sarebbero rimaste senza risposta le aveva detto: “Katie, i see you...i don’t know. You look weird, or maybe you are just...” sembrava sforzarsi di trovare la parola adatta. “numb.” Si esatto. La parola giusta. Numb, insensibile. Insensibile.
Dopo quelle che sembrarono due giornate intere, Katie si alzò. Le otto. Mezz’ora e il suo insopportabile assistente, Ethan, sarebbe entrato nella sua stanza. Non aveva nemmeno il permesso di chiudere a chiave, tutti in qualsiasi momento sarebbero potuti entrare. Rise fra sè, come se fosse davvero possibile che qualcuno potesse liberamente entrare nella sua camera. Chi entrava veniva attentamente selezionato da molto lontano, e di sicuro con molto anticipo. Si ritrovò a pensare a Suri. La sua cucciolina, l’unica che le faceva guardare al futuro con un po’ di aspettativa. Non la poteva vedere molto spesso ora che era in pieno periodo di riprese. Dormivano in stanze diverse, e Suri era tenuta d’occhio da una ragazza, molto carina in verità, ma non del tutto affidabile. Era stata scelta fra i theta1, il primo livello nella chiesa di Scientology. Tutta un fuoco, si riteneva fortunata a vivere secondo i principi della setta. Perchè di setta si trattava, e diabolica anche. Carrie, si chiamava così, affermava di essere stata liberata, prima era una “wog”, ovvero una persona normale, disprezzabile perchè viva in un mondo di suggestioni ipnotiche, e obbediente solo ai bisogni animali. Ora sì che aveva trovato la via. Katie strinse i pugni fino a farsi uscire sangue dalle mani, e si sforzò di piangere. Ma non ci riusciva, ormai le ondate di risentimento che provava erano tutte verso se stessa, ed erano molto deboli perchè debole era la persona che le provava. Cercò di calmarsi, fece due bei respiri e andò all’interfono.
“Carrie? Sì, sono Katie. No, scusami se ti ho svegliata, volevo solo sapere se Suri è sveglia. Ah, sì ok, io parto per il set fra mezz’ora circa. No Ethan non è qui. Sì sto benissimo, ho tutto quello che mi serve. Tranquilla, io probabilmente arriverò stanotte, verso le tre e mezza del mattino. No oggi giriamo in esterna. Sì, pensi di potermela portare prima che vada? Grazie, Carrie.” Avrebbe visto Suri, forse la giornata non sarebbe iniziata male, come i presupposti lasciavano pensare.
Andò in bagno e si rassettò un poco. Sapeva che ad attenderla ci sarebbero stati trucco e parrucco, ma ci teneva a curare il suo aspetto, specialmente ora più che mai. Si guardò attentamente allo specchio tentando di riconoscere il suo viso in quello che vedeva. Davvero tutte quelle occhiaie erano sue? E la pelle, un tempo rosea, ora era grigiastra? Certo, era sempre meno difficile ritrovarsi in quel riflesso, ormai era tanto tempo che ci era abituata, ma davvero non pensava potesse peggiorare ancora. Menomale che per esigenze di copione si era fatta quel taglio, mimetizzava i danni al suo bel volto. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che aveva sorriso, sorriso veramente? Si sforzò di sorridere allo specchio. Una maschera grottesca, se era così ogni volta che sorrideva alle prime , non si meravigliava dei commenti maligni che aveva sentito. Ci rinunciò, tuffò la sua faccia nel lavandino pieno di acqua fredda, si asciugò e senza più guardarsi si mise una vecchia felpa. Fra poco Ethan sarebbe arrivato.
E infatti, ecco bussare alla porta. “Signorina Katie? Katie?” neanche un millesimo di secondo in attesa del permesso di entrare che Ethan aveva già fatto irruzione. “Dobbiamo andare, mi scusi. Matthew Robbins aspetta in Nixon Street, ci sarebbe quella piccola cosa del cambio di script... si ricorda? E poi dobbiamo andare A Lockstone House, oggi si gira lì. Guy ha detto che dovrete fare un piccolo rehearsal prima delle riprese. Signora Cruise mi sente?” A quelle parole Katie si scosse dall’atarassia completa in cui si era assopita. Si, Cruise, già così mi chiamo. La trasformazione è completa. Ora era decisamente una sua creatura, come se Katie Noelle Holmes non fosse mai esistita e lei fosse sempre stata Katie Cruise, moglie di Tom Cruise. Alfa1, moglie di uno dei priori di Scientology. Sì, eccomi presente. “Sì, Ethan ti ascolto. In tutto questo riusciamo a passare in quel bellissimo negozio di caramelle che ho visto ieri mattina? Vorrei comprare dei dolciumi per Suri, è così golosa...” si lasciò trasportare da chissà quali ricordi. Ethan la guardò strano, ma dopo tutto era abituato a condividere con quella ragazza dei momenti diciamo così...bizzarri. “Sì, certamente, ma adesso non c’è tempo. Ah, sono tenuto ad avvertirla che stasera sarà qui suo marito, e ha prenotato al Seabeach House per le nove. Se Troy ha ancora da fare con gli shooting chiederemo gentilmente di fare pausa qualche ora. Il signor Cruise riparte domani mattina dopo tutto, e si può fare una piccola eccezione, no? Ma è inutile che glielo domando, lei è sempre felice di trascorrere del tempo con suo marito, giusto?” Ethan riprese fiato. Non era l’unico che si permetteva di parlarle così. Nessuno le mostrava più rispetto ormai, o le parlava come una persona adulta. Da molto, molto tempo non si sentiva rivolgere frasi spontanee. Nessuna reale conversazione...l’ultima volta era stato....Katie chiuse gli occhi ed ebbe un capogiro, così forte che si accasciò contro la porta del bagno. “KATIE! Si sente bene? Devo chiamare qualcuno?” Ethan era lì già pronto a sorreggerla, un omone alto circa due metri poco propenso alla delicatezza. “No, Ethan, ti ringrazio, sto bene. Solo un calo di pressione.” Mai, MAI pensare a quella persona, se lo era giurato. Mai andare a toccare quelle aree nella mente che erano state così ben protette e sigillate per tutti questi anni, così da poter celare la vera parte di sè alle migliaia di occhi che ormai scrutavano liberamente nella sua mente. Riprendere il controllo, sigillare tutte le falle dei ricordi. Ritornare in carreggiata. Standby. Restart. “Ok, Ethan, prima deve passare un momento Carrie con mia figlia. Voglio vederla. Poi possiamo andare, e tranquillo, prometto di non svenire prima di pranzo!” Cercò di ridere e sembrare allegra, ma il suono che emise assomigliava più ad un rantolo gutturale che ad una risata.
Carrie entrò trafelata nella stanza, con Suri in braccio. “Mi scusi, mi scusi signora, davvero un disastro questa mattina, Suri non trovava più l’orsetto e voleva portarglielo perchè dice che ha una cosa da dirle....ciao Ethan.” Suri si lanciò fuori dalle braccia dell’esile ragazza e volò in quelle altrettanto gracili della sua mamma. “Mommy? Callie ha detto che io non trovavo più Loppy ma io sapevo che era nel letto mio. Lui voleva dirti che stasera vuole che metti il vestito rosso come i fioli” Parlava spedita ormai, e riusciva sempre ad ammaliarla con quello sguardo ammiccante. Da grande se avesse fatto quello sguardo così a qualsiasi ragazzo sarebbe caduto immediatamente ai suoi piedi. Katie si commuoveva ogni volta che la guardava, ed era impossibile non guardarla negli occhi. Quegli occhi che per anni erano stati il suo faro. Alt, stop, zona rossa. Distolse subito lo sguardo da quei brillanti occhi blu, sempre più simili a quelli dell’Innominabile. “Suri, Mommy fa tardi, ma ti prometto che stasera metto il vestito rosso. Capito Loppy? Terrai d’occhio la mia pocina per me?” La strinse più forte a sè, tentando di memorizzare ogni singola traccia odorosa della sua creatura, e cercando di portare la mente su piste meno micidiali. Latte, odore di sonno, stoffa bagnata, lavanda. Il profumo della felicità. Cercò contemporaneamente di staccarsi sua figlia di dosso e nel frattempo di afferrare la borsa che stava alle sue spalle. Era già vestita, come del resto si faceva trovare ogni mattina. Non dormiva quasi più.
“Honey, fai la brava con Callie oggi. Ti porta a vedere dove stanno gli omini buffi di cui ti ho parlato ricordi? I koala!!!” Suri battè le mani “Siiiiiiiiiiiiiiii, i kola mi piacciono. Come Loppy. Ciao mommy, ti vogghio bbene!” Katie le mandò un bacio con la mano, mentre Carrie la riprendeva per mano e se la portava via, chissà dove. Ethan, che nel frattempo era rimasto al telefono a confabulare, chiuse bruscamente il cellulare e prese borsa e cappotto dalle mani di Katie. “Andiamo, ci stanno aspettando.” Katie senza più nulla in mano, come una bambina che aspetta di essere guidata, si ritrovò fuori dalla sua stanza, diretta verso mete sconosciute. Una nuova giornata era iniziata. Katie e il suo lavoro sul set...L'unica distrazione.
Parte Due, Easy as it gets.
Settembre 2009, Vancouver Canada.
Joshua si era stancato. Si era stancato parecchio quel giorno, a correre come un pazzo su e giù per Mountvalley road, sotto la pioggia battente, schizzandosi di fango. Stavano girando ormai da un mesetto, e non immaginava che quel ruolo, il giovane ma mentalmente capace Peter Bishop, avrebbe richiesto da lui così tanto, e soprattutto in così poco tempo! Fortuna che aveva Anna. Era davvero un’ottima compagna di lavoro. Disponibile, sempre allegra, e molto molto saggia. Si erano conosciuti in un modo davvero bizzarro, e tutto lasciava supporre che sarebbero dovuti diventare nemici, non di certo confidenti, come di fatto erano ora.
John Noble e Anna Torv erano seduti da Starbucks, una calda giornata di maggio dell’anno prima. Anna raccontava a John di come le fosse piaciuto subito il concept della serie che stavano per girare, ma non aveva idea di chi fosse Joshua, il suo futuro partner di scena. Al che John spiegandoglielo, l’aveva sconvolta. E le sue testuali parole di risposta erano state “Noooo, vuoi dirmi quella piattola di Pastry Winter di quella serie su una baia sperduta?” Non aveva intenzione di essere proprio così maligna, ma aveva bisogno di collocare bene il personaggio e il contesto. Come se non fosse tutto programmato, Josh era spuntato da dietro di lei proprio nel momento esatto di queste parole. Ma con eleganza, discrezione e simpatia, sue caratteristiche dominanti, si era presentato ad Anna dicendo: “Proprio così. Piacere, Josh. Sono convinto che Pastry sarebbe stato un nome migliore di Pacey, ma tantè...” e aveva riso. Anna era rimasta di stucco, molto imbarazzata, ma nel vedere quel giovane ragazzo così disinvolto, aveva riso anche lei. E da quel giorno, erano diventati amici. La ragazza pensò subito che quel ragazzo aveva molto da raccontare. Apparentemente molto easy, molto rilassato sul set e fuori, portava un grande fardello sulle spalle. Lo si leggeva nei suoi occhi, così blu, profondi e rivelatori. Anna aveva cercato di carpire cosa fosse questo grande mistero di sofferenza che il ragazzo tentava di celare al mondo, ma aveva ricevuto solo risposte vaghe. Tuttavia, il rapporto di amicizia profonda che avevano instaurato, permetteva ad entrambi un livello di conversazione molto al di là delle parole. Anna aveva capito, che in fondo, il grande dolore alle spalle di Josh altro non era se non un amore perduto. E Josh, felice che ciò fosse intuito senza che lui avesse parlato, si era sentito molto più a suo agio, sapendo che adesso poteva contare su un’amica in più, che lo conosceva davvero.
Josh quindi era stanco. Stanco ma felice, come ogni volta che tornava da una giornata di duro lavoro. Si era fatto un patto, l’anno prima. Chinare la testa, lavorare per non pensare. E che la vita venga come deve venire. Semplicemente. Easy as it gets. Entrando al suo residence, nella sua città natale, si sentiva a casa. Nessun fantasma, nessuna paura di poter incorrere per caso nel suo dolore. Aisleagh, la sorella minore, lo aveva chiamato quel pomeriggio, felice che quando sarebbe tornata dalla California, lo avrebbe trovato lì con mamma e papà. “Era ora che tornassi da noi, fratellone. Ci è mancata la tua spocchia.” Aveva detto ridendo. “Senti pulce, alla fine lo sai che mi fa piacere avervi tutti fra i piedi per un po’.” – “Diane? È con te?”. Josh aveva esitato prima di rispondere. Succedeva ogni volta che gli nominavano Diane, la sua attuale compagna. Faceva fatica a collegare il viso della ragazza con il concetto di “fidanzata”. Chissà perchè aveva ben altre associazioni in mente....e il timore che questo glielo si potesse leggere in faccia non aiutava di certo. “No, è rimasta a New York, ha parecchie interviste da fare. Ha avuto due settimane da incubo, sai prima il Letterman Show, poi America Ok... e altri casting. Credo che farà un salto nei prossimi giorni, ma non so...” Cercava di cambiare discorso... era un po’ irritato con Diane, in effetti. Non si erano separati benissimo, anche se come sempre, nessuna discussione preoccupante. Semplicemente avevano avuto un piccolo diverbio sul tempo che ognuno dedicava all’altro. Josh era convinto che il tempo lo si deve creare. E lui c’era sempre riuscito. Ma Diane sembrava aver altro a cui pensare da qualche mese a questa parte. La sua carriera, che da un po’ era ferma per vari motivi (casting sbagliati, ruoli non convincenti) era tornata di colpo ad essere una priorità. Di colpo aveva accettato servizi fotografici e strane interviste a riviste che non aveva neanche mai sentito nominare. Comunque, un passo obbligato in tutte le relazioni che si evolvono in stadi successivi. Josh era tranquillo stranamente. Non provava nessun’angoscia riguardo a questa ragazza. Nessun senso del dramma, che aveva contraddistinto la sua vita per molto, troppo tempo. Mentre Josh faceva questi pensieri, vagava per il suo open space. Eh già, il dramma. Presente in tutte le relazioni passate. Bè, solo una in verità...al ricordo della faccenda più in sospeso della sua vita si infuriò con sè stesso, e diede un calcio al porta riviste che si trovava sul suo cammino dal divano al frigorifero. Dannazione, ma perchè continuava a pensarci? Si sfregò la faccia con violenza, e ordinò a sè stesso di pensare ad altro. Peccato che il portariviste che aveva subito il suo attacco si era vendicato. Una rivista giaceva ai suoi piedi, aperta alla pagina di un articolo non proprio simpatico.
Life & Style, 14 agosto 2009: Tom Reunites with his girls!
L’articolo era inframmezzato da foto di Katie (lei, sempre e solo lei) e Tom Cruise mentre sono al parco, in Australia, a giocare con la loro bambina. Josh si soffermò sulle foto, nient’affatto deciso a togliersi pericolosi pensieri dalla testa. Katie non era felice. Era smagrita, pallida, tirata. Il sorriso che mostrava, come tutti quelli che sfoggiava da quattro anni ormai, era allucinato, falso. Si era imbruttita, sembrava determinata a ridursi pelle e ossa. Josh guardò l’uomo che una volta aveva ammirato. Tom Cruise. Sempre perfetto, sempre consapevole di essere fotografato. Diabolico. Malvagio. Le stringeva la mano, quella mano paffuta e piccola che lui aveva detto di amare, molti anni prima. Josh si coprì la faccia con le mani, ed emise un rantolo. Dio, quanto lo odiava. Odiava Cruise e la sua setta di pazzi che stavano distruggendo la ragazza più fragile che avesse mai conosciuto. Odiava sè stesso per aver permesso che ciò accadesse. Odiava le circostanze che li avevano separati. E ormai era tardi, tardi per riprendere in mano le redini di quello che si era lasciato scappare. L’anno prima non aveva saputo resistere, e trovandosi a vivere nella stessa città, aveva deciso di anticipare l’inevitabile incontro. Preferiva programmarlo piuttosto che lasciare che avvenisse, magari in compagnia dei rispettivi compagni. Quindi aveva comprato dei fiori ed era andato a teatro, dove lei stava provando. L’aveva trovata così...diversa. Sconvolta. Era andato via depresso e amareggiato, quasi pentito di averla voluta vedere. Pensava che si sarebbe fatto una ragione della sua perdita, se lei almeno fosse stata felice.
Josh si asciugò gli occhi, inaspettatamente umidi. Aveva lasciato vagare la mente troppo a lungo. Si chinò a chiudere la rivista, ma qualcosa lo bloccò. La bambina. Quella bambina aveva un che di troppo familiare. Gli occhi specialmente. Non riusciva a smettere di guardarla. Ne era magneticamente attratto. Poi, qualcosa gli si incastrò in gola. Non riusciva a respirare, gli era sembrato di precipitare dal tredicesimo piano. Si sdraiò velocemente con gli occhi chiusi, cercando di riprendere il respiro normale. Si posò una mano sul cuore, e attese, attese che ricominciasse a battere regolarmente. Passata la crisi (cos’era stato? Un attacco di panico? Per un attimo aveva pensato...ma no, impossibile) si rimise a sedere. Decisamente ora di mangiare qualcosa e di farla finita con quelle stronzate. Con uno scatto, prese la rivista e la scagliò nel enorme bacile di vetro che aveva davanti al divano. Se avesse avuto freddo, l’avrebbe bruciata. Si alzò, si stiracchiò a lungo, e poi il cellulare cominciò a squillare. Bene, Diane. “Pronto? Ohi, babe...No, tornato ora. Sì distrutto. Davvero, ho corso come un idiota per tutto il giorno...-ride-oh, no almeno così potrò partecipare alla maratona l’anno prossimo (un tuffo al cuore...la maratona di New York aveva un altro significato per lui. Tuffo passeggero per fortuna) Guarda, Jeff Pinkner ha detto che sarà il migliore episodio della serie.... Sicuro, anche Brad...è convinto che la gente lo guarderà solo per vedermi ridicolo...come? no tranquilla....senti volevo sapere come era andata a te... Certo! Chiamami dopo, se non sono crollato rispondo... ovviamente. Anche io dolcezza...” Mentre chiudeva il cellulare si sentiva meglio. Decisamente “no more drama”. Ora, un paio di cheesburger, e sarebbe tornato quello di sempre. Afferrò la giacca, lasciata sul bancone della cucina, e riaprì il cellulare. “Ehi John, vecchiardo, ti va se ci vediamo per uno spuntino? Ah ok, certo. Allora ci vediamo fra poco. Sì, ok. E dì a Rob di non rompere... tanto facciamo il cutting di metà del girato....” Ridendo, si avvia verso la porta, la giacca infilata a metà. Si volta per chiudere casa, e l’ultima immagine che il suo occhio affera sono due occhi. Due brillanti occhi blu. Con un sospiro, si volta, chiude la porta, si infila la giacca e sorride. Facile, ricordarsi di prendere la vita come viene. Easy as it gets. Anche se questo significa strapparsi un pezzo di cuore.
Parte Terza – Awakening
“Ho detto che è confermato, Katie. Ho rimandato di un giorno, non intendo rimandare un’altra settimana. Seabeach house, domani sera.” Ripeteva ostinatamente Tom al telefono. “Quindi non insistere con me. Sai bene quanto sia importante per me starti vicino durante il tuo lavoro. Sono sicuro che anche tu sei cosciente del fatto che ti farà bene avermi sempre li con te. Il set può essere un ambiente ostile alle volte. Non sei felice di sapere che potrai contare su tuo marito? E poi così porterò Suri con me a trovarti mentre girerai!” Katie ci pensò un attimo su, e riflettè su quanto bene poteva farle effettivamente la presenza di sua figlia al lavoro. Carrie infatti non era più necessaria se arrivava il boss in persona. Di fatto però, la presenza inquietante del marito la metteva a disagio, e proprio durante la settimana più dura di riprese. Katie non ce la faceva a combattere con lui. In ogni caso, Tom avrebbe preso le sue decisioni con o senza di lei. Tanto valeva dire di sì subito. “Va bene, caro, come vuoi. Pensavo solo che avresti voluto stare con Connor questa settimana...e’ tanto tempo che non lo vedi. E ho pensato che Nicole sarebbe stata felice di sapere che avevi intenzione di prenderlo con te...” Una pausa carica di tensione all’altro capo del filo. “Katie, ti ho già detto che non ti deve interessare quando prendo o non prendo Connor. E soprattutto non voglio che ti ponga questioni sullo stato d’animo della mia ex-moglie. Ti assicuro Cara, è solo per il tuo bene. Non vogliamo che persone negative influenzino il tuo bioritmo...” una piccolo indugio. “Non vuoi ricominciare a stare male vero? Non sarebbe affatto bello se dovessi riprendere quelle pillole. Abbiamo passato da tempo quella fase.” Katie chiuse gli occhi, il battito del cuore sempre più accelerato. Ora era spaventata. Ricordava benissimo “la fase” in questione. Un periodo buio, fatto di incubi atroci e giornate ancora più atroci. Non voleva ricordare il dolore e il terrore vissuto in quei giorni. Costretta a mandare giù pillole di cui non sapeva neanche il nome, ma che le procuravano dolori terribili alla testa e disturbi dell’umore. Non poteva parlare con nessuno, e il mondo le era improvvisamente precipitato addosso. Neanche sua madre aveva il permesso di visitarla. Non riusciva a lavorare bene, e le occhiate dei suoi collaboratori erano semplicemente abbastanza per ritirarsi dalle scene a vita. Solo Tom aveva il potere di decidere chi avrebbe potuto vederla. Certe notti si era svegliata urlando, terrorizzata dal pensiero che la volessero avvelenare. E la piccola Suri...le era stata tenuta lontana. No, non voleva ricominciare a stare male. Specialmente in un luogo dove non sapeva se poteva guarire realmente. “Tom...hai ragione. Non importa. Perdonami. Ma ti prego, non ricordarmi quelle brutte cose. Io...non voglio pensarci più.” Parlava piano, con una vocina flebile. Rimanere lucida, era l’unica cosa che chiedeva. “Certo tesoro... allora tranquilla. Ci vediamo domani. Ti amo tanto, ricordalo sempre. Ti conosco meglio di chiunque altro, forse meglio di quanto ti conosci tu. Voglio solo la tua serenità” chiuse la comunicazione. La serenità. Katie non conosceva neanche più il significato della parola. Aveva venduto l’anima al diavolo. E per che cosa? Non ricordava più il perchè. Improvvisamente, scoppiò in lacrime. “Aiutami...Aiutami!”. Non sapeva chi stesse invocando esattamente. Si sedette sul letto, e cominciò a cullarsi per frenare le lacrime. Perchè? Perchè era così fragile? Non riusciva a smettere di piangere, e per la prima volta nella sua vita, ne fu contenta. Provava qualcosa, dopo tanto tanto tempo. Dal pianto, passò alle risate convulse. “sì, sono infelice. Ho sbagliato tutto nella mia vita. Non posso più tornare indietro. Ma almeno, adesso so.” Si disse. Si asciugò gli occhi, e si massaggiò il viso. Si lazò in piedi e prese a passeggiare per la stanza, più calma. Aveva raggiunto quello stato di consapevolezza che è il primo passo verso il cambiamento. Ma di questo non era ancora cosciente. Non voleva e non poteva farci niente. Ma da oggi in poi avrebbe vissuto la sua vita con questo pensiero in testa, e qualsiasi cosa le sarebbe capitata, ne era sicura, sarebbe stata un miglioramento. “Devo concentrarmi sul lavoro, ora. Su mia figlia. Mantieni il controllo, Katie. Sii lucida, combattiva. Per tua figlia. Sii furba, ora. Smetti di pensare a quello che hai perso.” Si ripeteva queste parole, e decise di controllare i messaggi in segreteria. Ethan le aveva accennato che Jeanne Yang, la stilista con cui aveva disegnato la sua prima collezione di abbigliamento, l’aveva cercata quella mattina. Prese il cellulare, improvvisamente determinata a sapere cosa aveva da dirle. Sperava che il progetto andasse avanti da solo, e si augurò che non ci fossero intoppi. La collezione sarebbe stata presentata a Los Angeles il prossimo ottobre. Mentre scattava il box messaggi dell’ufficio di Jeanne, chiamò Carrie all’interfono: “Carrie? Puoi portarmi qui Suri? E un analgesico, grazie. Ah, e anche Intouch, per piacere. “ riprovò a chiamare Jeanne, ma non rispondeva. Pazienza, avrebbe riprovato più tardi. Mentre aspettava sua figlia, decise di cambiarsi. Oggi era giornata libera dalle riprese, ma lo stesso sentì il desiderio di vedersi con Guy Pearce. C’erano quelle esigenze di copione su cui non era d’accordo, e non sarebbe stato male parlarne con lui. Magari avrebbero potuto provare un po’la scena che avrebbero girato l’indomani, una scena molto impegnativa! Katie sorrise fra sè e sè.... un film dell’orrore in questo periodo della sua vita le si adattava perfettamente. “Katie, eccomi. Suri vai dalla mamma. Ah, ecco qui l’analgesico, e la rivista che hai chiesto. Ti lascio da sola, allora? Immagino che andrete un po’ in giro per la città! Tom non ha niente in contrario, vero?” chiese Carrie, con finta innocenza. Katie fece un respiro profondo. Se doveva cominciare a cambiare la sua vita, era meglio farlo ora con le piccole cose. “Carrie, apprezzo la tua dedizione al lavoro, ma non ti permetto di farmi queste domande. Suri è mia figlia. Non ho bisogno del permesso del padre per portarla con me. Sono stata chiara? Sei anche alle mie dipendenze. E se Tom ha delle rimostranze, può rivolgersi a me. Riferisciglielo.” La sua voce, era ferma. Un cambiamento irrilevante per l’umanità, ma un passo da gigante per una giovane donna. Carrie rimase allibita dal cambiamento. “Va...va bene, Katie, scusami. Allora...io...io vado. Chiamami se hai bisogno.” Lenamente si voltò per uscire dalla stanza. “Grazie Carrie. Ci vediamo più tardi.” E si rivolse a sua figlia, che era rimasta ferma mentre si svolgeva la scena. “Vieni tesoro...oggi starai con mamma tutto il pomeriggio. Che cosa vuoi fare? Ti va di andare a correre al parco?” ma Suri non rispondeva. La guardava con curiosità, e nello stesso tempo, sembrava sapesse il piccolo segreto che sua madre aveva scoperto quello stesso pomeriggio. “Mommy, tu sei bella oggi. La mamma più bellissima di tutto il mondo. Sei guarita adesso? Eli malata ieli.” Non era una domanda. Katie la guardò...quella bambina era un dono del cielo....ed era anche troppo intelligente. Si chiese se era tutto merito suo...ma non voleva pensare a questo adesso. “sì, amore mio. La mamma sta guarendo.” La abbracciò forte forte. “La mamma sta guarendo.”
Il castoro, AKA el diablo, al telefono....
Katie...e il suo periodo buio.....
Parte Quarta – Obsession
“STOOOOOOP! E con questo abbiamo finito per oggi, facciamo un incastro con le inquadrature migliori...” Paul. A. Edwards, il regista, fece una gran risata. Era un uomo simpatico e gioviale, era davvero un piacere lavorare con lui. “Anna!!! E sorridi un po’! Pensa che hai ancora la testa sul collo...” “Josh! Appena ti sei cambiato, vieni in roulotte. Devo parlarti...” – “Diamine Simon, dove sono le ciambelle che avevo chiesto tre ore fa?”. Gesticolava in continuazione, senza smettere un attimo di dare ordini a destra e a manca. Josh si mise a sgambettare per il set, felice che quella giornata fosse finita. Si era divertito, ma aveva faticato come un mulo perchè in una scena doveva arrabbiarsi. La cosa era risultata piuttosto difficile da fare, considerato che l’unica cosa che voleva fare era ridere in faccia al suo compagno di scena, Lance Reddick: un uomo davvero dotato di un senso dell’humour irresistibile e quanto mai inopportuno. “Cosa fai, ti stai esercitando per il ballo della scimmia annuale?” Anna andò a sedersi sulla scalinata del set esterno. “ah. Ah. Ah. Veramente sono solo semplicemente entusiasta che questa giornata sia finita. La prima cosa che faccio uscito di qui è un bel volo da un aereo. Con paracadute sia chiaro. Senti, sei cosciente del fatto che stasera abbiamo la festa del DVD della FOX, vero?” Josh smise per un attimo di agitarsi e andò a sedersi vicino ad Anna. “Come no! Ho già il vestito pronto.” – “E com’è?” – “Lustrini.” – “uhu, eccitante.” – “E ha...le spalle imbottite.” – “Donna, fermati qui se non vuoi che ti chieda in moglie qui e ora...”. Risero entrambi. Il loro rapporto era così, fatto di battute salaci e a volte senza senso. Sembravano fratello e sorella. “Josh, senti, a proposito di mogli, potresti chiamare Mark da parte mia e dirgli che non desidero assolutamente che si metta un abito che faccia pendant con il mio? Perchè l’ultima volta mi hanno chiesto se era il mio gemellino più piccolo.” Josh scoppiò in una grossa risata. “Va bene, se ci tieni...ma tuo marito è più rognoso di te in quanto a collaborazione. E poi non è tanto colpa sua, piuttosto prenditela con te stessa che assomigli ad un uomo.” – Anna per tutta risposta gli diede un pugno sulla spalla. “Vacci piano ragazzino. Piuttosto, com’è che oggi sei così euforico, a parte per la fine della giornata di riprese?” Josh ci pensò un attimo: “E’ strano da dire,ma ieri ho avuto un’epifania.” – Anna lo guardò torva. “Vuol dire che ti sei calato degli acidi?” – “No, vecchiaccia. Ho solo capito che devo vivere la vita momento per momento. Non che ci sia qualcosa di particolarmente entusiasmante alle porte, ma il fatto di non sapere che cosa mi accadrà nei prossimi minuti mi fa sentire stranamente leggero.” Era vero. La sera prima gli era stata davvero di aiuto. il bruciore della ferita aperta restava, e sarebbe bruciata sempre. Ma di fatto aveva capito che poteva non pensarci. “Va bene, girl. Corro in residence, al volo la doccia, e poi ci vediamo là...” Anna lo guarda alzarsi “Ehi tigre (tigre era il soprannome che gli aveva dato Paul)....ricordati che Paul vuole vederti...e comunque a dopo.”
“Josh, senti, oggi ho ricevuto una chiamata da Stacy Williams, l’assistente al Larry King show. Mi ha chiesto se avevi intenzione di partecipare alla serata della settimana prossima. O forse fra due settimane...non ricordo, comunque dovresti andare lì a nome di tutta la troupe, sai, svelare qualche dettaglio della serie che stai girando, incuriosire il pubblico, e bla bla, altre stronzate. Ricorda che non dobbiamo anticipare troppo, altrimenti non ci guarderà più nessuno. Che fai ci vai? Los Angeles la tua destinazione.” Paul aveva iniziato a parlare nello stesso momento che aveva visto entrare il ragazzo. “Paul ascolta, devo parlarne anche con Diane. Non abbiamo definito i nostri programmi per queste settimane che verranno. Non so se ha intenzione di rimanere a New York, o magari mi raggiunge in California. E poi dobbiamo girare qui, no?” – “Per quello non ci sono problemi, dobbiamo aspettare l’arrivo del nuovo tizio da Miami. Credo sia il nuovo autore, il rimpiazzo di Jeff....sai come vanno queste cose, ci vorrà minimo una settimana. Tu puoi fare tutto con comodo, parti per L.A, ti porti la pupa , ti fai una bella vacanza, una bella intervista, molli la pupa, torni qui a girare, che dici?” Paul faceva sembrare tutto semplice. “Dai, ok. Solo perchè voglio un gran bene a te, che sei un gran rompiscatole e adoro le bretelle di Larry.” Paul e Josh scoppiarono a ridere. “Ok, ragazzo, allora ci vediamo stasera. Grande serata di sbronze!” Josh uscì dalla roulotte. “Certo, contaci.”
Appena fuori dal set, Josh venne fermato da due ragazzine. Succedeva molto spesso, e lui si sentiva ogni volta onorato ma stupito del fatto che lo riconoscessero per strada. Non si sentiva così famoso, dopo tutto. Ma quella era la sua città. “JOSH!! JOSH, Please, un autografo! Josh, sei bellissimo, possiamo farci la foto con te?” Due ragazzine uguali alle altre migliaia, ma una delle due aveva uno strano sguardo, quasi compassionevole. “Certo! Aspetta, Simon, ti dispiace?”. Fatta la foto, la ragazzina strana lo fissò e disse: “Sai che abiti vicino a Katie a New York?” Josh si sentiva spiazzato, e fece finta di non sentire. Cominciò a dirigersi verso l’uscita. “Sei il papà di Suri, lo sai questo?” Aveva una voce perentoria, ma acuta. L’affermazione colpì Josh come una cannonata. Cercando di non darlo a vedere, e volendosi allontanare il più possibile dalla ragazzina strana, fece un sorriso tirato. “Voi fan dite proprio di tutto, eh? Meglio stare attenti ad affermare certe cose. Ciao ragazze!” Prima che potessero ribattere, si era già allontanato quel tanto che bastava da arrivare alla macchina che lo avrebbe portato a casa.
Dannazione, dannazione, DANNAZIONE! Era una maledizione, un’ossessione del fato, quella di continuare a mettergli davanti agli occhi quella ragazza. Sarebbe stata la sua morte. Il nome di Suri gli rimbalzava in testa...Addirittura proporre che fosse sua figlia. Maledetti fan e la loro curiosità morbosa. Non sapevano, loro, che ogni volta che gli nominavano Katie era come buttargli del sale sulla ferita sanguinante? Sua figlia! Katie non gli avrebbe mai fatto una cosa del genere, e poi non sarebbe potuto essere possibile, i tempi non coincidevano. Quella notte a Londra lo ossessionava da quattro anni ma addirittura pensare che avrebbe portato a... Katie lo avrebbe informato. Nove mesi sono sempre nove mesi, non possono allungarsi o accorciarsi a seconda della persona. Si prese la testa fra le mani, suscitando la preoccupazione di George, l’autista. “Tutto bene signore?” – “Si si tranquillo, solo un po’ di sonno.... sto cercando di tenermi sveglio sai...” - “Certo signore, per stasera. Se vuole metto la musica.” Rispose di sì, forse la musica avrebbe potuto distrarlo da quei pensieri ossessivi. D’impulso fece l’unica cosa che gli sembrava sensata. Prese il cellulare. “D.? Ciao baby. No volevo solo dirti che forse fra una settimana o due scendo a L.A...sì, il Larry King. Mi chiedevo, ti va di farti una vacanzina?”.
Sua figlia figuriamoci. Nemmeno fra un milione di anni. Eppure quel blu non faceva che scintillargli in testa. Ma basta. L.A, Diane, due settimane di relax. Bè non proprio relax, il Larry King era una bella botta da sostenere, ma almeno sarebbe stato fuori dal giro di pensieri ossessivi che lo perseguitavano da un po’ troppo tempo. “Arrivati, signore.” George interruppe i suoi pensieri. “Meglio che si sbrighi, io ripasso fra 40 minuti a prenderla!”.
Josh non aveva mai fatto niente con così poco tempo a disposizione. Steve, il suo assistente personale, era arrivato dieci minuti dopo di lui, coperto da una montagna di vestiti. “Senti, tesoro, sarà meglio muoversi perchè non abbiamo molto tempo. Ti ho portato un po’ di tutto, ma per come stai messo di faccia potresti metterti anche un sacco della spazzatura. Anzi faremmo meglio a scegliere quello, almeno saresti in tinta con il resto dell’ambiente.” Chiaramente omosessuale, Steve aveva un preciso senso dello stile, che non si adattava particolarmente bene al set di una serie dall’ambientazione paranormale. Il suo arricciare il naso ogni volta che vedeva i costumi di scena era un chiaro segno di come non approvava tutto l’insieme. “ok Steve...fammi vedere un po’ qua.... uhm, ecco, scelgo l’azzurro stasera, che te ne pare? Non puoi dirmi di no, l’azzurro è un colore sereno!” Josh rideva mentre guardava la faccia del suo assistente nonchè caro amico. “Sì, ceeerto, infatti Picasso ha avuto il periodo blu, decisamente pieno di quadri davvero sereni!!! Fai come vuoi caro mio, ma non venire a piangere sulla mia spalla quando quelli di Vogue ti metteranno sulla lista dei peggio vestiti. Finora non mi avevi mai deluso, ma oggi....potrei cambiare la mia opinione su di te.” Teneva le braccia incrociate, eJosh non potè fare a meno di mettergli le mani sulle spalle. “Steve....rilassati. è solo un evento promozionale. E tranquillo non ti deluderò. Non potrei sopportare la tua disapprovazione.” – “Josh, è da quando facevi Pacey che ti conosco. So che puoi fare delle grandi cose....ma anche pessime scelte. Come nel 2000, quando ti eri rasato a zero, ricordi? Mio dio, sembravi Kevin Spacey ingrassato per Superman!” A queste parole l’umore di Josh si rabbuiò di nuovo. Possibile che ogni cosa lo riportasse lì? “Ops, scusa Josh, tasto sbagliato? Perdonami, ho una gran boccaccia.” Josh si sforzò di sorridere. “Figurati Steve, ho solo qualche problema con il passato al momento. Ma adesso non voglio proprio pensarci.” Steve si sentì rassicurato, anche se non troppo. “ok, allora. Vediamo di cavare qualcosa di buono da questo disastro.”
In meno di venti minuti riuscirono a trovare l’abbigliamento che meglio conciliasse il suo buon gusto discreto, e l’eccessivo istrionismo di Steve. Evitato il momento in cui sembrava dovesse uscire vestito come uno dei Village People, avevano trovato un compromesso che aveva salvato la serata. In limo, Josh richiamò Diane che l’aveva cercato. “Josh? Josh mi senti???? Ho sottomano America Ok di questa settimana! Con la mia intervista! È venuta ok, volevo fartelo sapere, leggila che mi dici che ne pensi.... ho dovuto glissare su due domande che riguardavano il matrimonio” – Diane rise un po’ troppo isterica, come ogni volta che si toccava l’argomento; su questo lei e Josh avevano idee bè...alquanto differenti. – “ma a parte questo sembra tutto molto bello! E leggi bene il commento che ho fatto su di te...ti piacerà, tato.” – “Va bene piccola. Spero che non hai parlato di quel mio tatuaggio segreto...” Josh arrochì la voce... tanto valeva divertirsi un po’ nell’attesa di arrivare al party. “No caro, però ho parlato di quanto sei sexy quando la mattina ti metti i calzini intonati ai boxer...” Diane stava al gioco...-“Pronto? Pronto, Josh non ti sento più!!!” – “Diane, diane togli il vivavoce!!! Pronto? Pronto...?” Niente, linea caduta. Divertimento annullato...anzi, rimandato!
La festa si rivelò esattamente come Josh si era aspettato. Moderatamente divertente, tendenzialmente noiosa, tipicamente ripetitiva. Dopo il tappeto rosso, il momento di bere, di mangiare e di annoiarsi. Trovò Anna e Mark seduti insieme, che si tenevano la mano e si parlavano nell’orecchio. Provò una fitta di gelosia, che non aveva niente a che fare con Anna. Il fatto è che Mark teneva la testa di Anna esattamente nell’incavo della sua spalla. E quella posizione Josh l’aveva sperimentata molte volte...con la ragazza delle sue ossessioni. Si mise a parlare con i ragazzi della troupe, per non pensarci, e passò una buona mezz’ora di risate. Era arrivato a raccontare l’episodio di quando sul set avevano avuto tutti un attacco di starnuti collettivi proprio in mezzo ad una scena d’amore, quando venne interrotto da un ragazzo, che si chiamava Andrew. “Mr. Jackson? Ho quella copia della rivista che mi ha chiesto a inizio serata. Gliela faccio arrivare a casa tramite autista?” – “No grazie mille... la prendo adesso, tanto sto andando...” Josh fece un sospiro e guardò i suoi compagni di conversazione, che lo guardavano con comprensione... “Eh, la pupa si incazza se non leggi subito la sua intervistina?” la voce tonante di Paul lo scosse da dietro le spalle. “Paul, sempre il solito. Sei già ubriaco?” Non sapeva se Paul aveva sentito la domanda, perchè credette di aver perso tre costole grazie alla manata possente che gli aveva scaricato sulla schiena. “Non temere tigre, prima le insistenze perchè tu legga le interviste, poi le prime importanti, e in men che non si dica ti ritrovi con l’anello al dito a rimpiangere i bei tempi della caccia selvaggia.” Tutti risero, anche Josh, meno convinto. “Non sono così babbeo, Paul. Non è facile raggirarmi. E comunque...tu non cambi mai.” Lo abbracciò. “Ora vado...e fai i miei più profondi complimenti a Sarah...che deve essere davvero un angelo per sopportarti.”
Dopo i vari convenevoli con tutti, un abbraccio ad Anna e Mark, i brevi momenti dedicati ai microfoni e ai flash della stampa, si rilassò in limo, con una bella coppa di champagne. La presentazione del DVD della prima stagione della sua serie. Non una gran cosa magari, ma per lui era una gratificazione profonda. Si sentiva ricompensato per un anno di duro lavoro, non proprio facile dal punto di vista personale. Come aveva scritto Toby Duncann, uno dei più grandi critici di serie televisive, Fringe era un progetto partito piccolo, ma con un grande cast. Sorrise, guardando fuori dal finestrino, e poi si ricordò che aveva ancora la rivista in mano. La aprì e non guardò l’indice per cercare l’intervista, ma decise di sfogliarla un po’. Poi, l’incubo. Si bloccò. E sospirò “non è possibile. “
Parte Quinta – Memories (Episodio uno)
Katie correva. Il suono dei suoi passi sul selciato del parco erano meglio di qualsiasi musica avrebbe potuto ascoltare. Si sentiva libera, potenzialmente capace di fare tutto. E di norma poteva pensare lucidamente solo dopo la corsa. Motivo in più per amarla. Ma quel giorno correva veloce per un’altra ragione: “Katie? Non andare così veloce. Corriamo vicini per piacere! Anche perchè c’è il fotografo che sta cercando di farci entrare nell’inquadratura...” la risata peculiare di suo marito le fece irrigidire la schiena e serrare il respiro. Continua a correre, pensava. Non fare domande, non cominciare con i tuoi pensieri negativi, si ripeteva. “Ti vedo nervosa. Stai bene? Vuoi che ci fermiamo?” – “No, tranquillo caro...forse ho solo bisogno di riprendere il mio ritmo, sai...” tentò ancora una volta di scattare in avanti, sperando di seminarlo. Almeno al parco, voleva lasciarselo alle spalle. “Dovresti fermarti allora. Avanti, fai come ti dico. Camminiamo, per un po. Aspetta...lascia che il paparazzo scatti l’ultima foto, e poi giriamo di qui.’” Tom sapeva sempre quando c’erano fotografi nelle vicinanze. Katie fu costretta a fermarsi. Rallentò subito e istantaneamente la mano di Tom la afferrò per il braccio. In circostanze normali, lei non avrebbe avuto nessuna reazione, ma sarebbe stata catatonica. Quel giorno, le cose sarebbero andate diversamente. Katie tolse delicatamente il braccio dalla sua stretta. “Cosa c’è che non va? Ti ho fatto qualcosa?” – “No, Tom. Solo credo di riuscire a camminare da sola, senza alcun appoggio. Grazie” la sua voce era ferma. “Tom sembrava scioccato, come se gli avessero fatto l’elettroshock. “Sì certo. Non c’è alcun bisogno di essere acidi.”. katie scelse di non rispondere. Ma come tutte le persone che si sono risvegliate da un lungo coma aveva i sensi iper percettivi, di conseguenza sentì che il marito al suo fianco stava meditando un modo per vendicarsi. Meglio cambiare discorso. Si schiarì la voce. “ho pensato...che visto che fra poco dovrai iniziare le riprese di Wichita, io e la bambina potremmo venire a trovarti qualche week-end quando sarai in Florida. Potremmo approfittarne e magari fare un bel giro in barca, che ne dici?” Tom non rispose subito. “Non so dirti adesso. Sai, probabilmente lavorerò tutto il giorno. Se devi venire, è meglio che pensi di fermarti molto più di “qualche week-end.” Era scontroso e dispettoso, Katie se lo sarebbe dovuto aspettare. “Penso che dovrò comprarti una casa dove potrai stare tranquilla con nostra figlia, mentre io lavoro.” Katie scordò le regole della prudenza. “E io cosa dovrei fare, mentre tu lavori, tesoro?” - “Non è compito mio pianificarti le giornate, Katherine. Penso che potrai organizzare qualcosa. Ci sono tanti bei negozi a Miami. Con qualche riadattamento alle tue carte di credito, stabilirò un tetto massimo e potrai fare compere. E se proprio ti annoi, faccio mandare Victoria a farti compagnia.” Nessuna domanda, nessun’esitazione. Pensava di controllare la sua vita in maniera totale. “Sai, caro, capita anche che io possa avere i miei programmi, e magari potrebbe anche succedere che siano diversi da quelli che tu hai in mente per me. Io ti ringrazio sempre, però dovresti capire che posso gestire benissimo la mia vita anche da sola e secondo i miei metodi.” Cercava di rimanere calma, ma cominciavano a tremarle le mani dalla tensione. Era dilaniata da due istinti precisi. Stare zitta, subire per proteggere sè stessa e la bambina, oppure ribellarsi, reagire, e saltare nel buio. Non sapeva più controllare i pensieri. Sembrava che la vera essenza di sè stessa era rimasta intrappolata per troppo tempo. E adesso non sembrava più capace di fermarsi.
Tom fino a quel momento a veva camminato piano. Si fermò del tutto. La guardò con un misto fra rabbia e un nuovo rispetto. Gli aveva tenuto testa, e questo non capitava più da anni. Inspirò a lungo, tentando di controllarsi. Un vero priore sa sempre quando arrabbiarsi e quando premiare il coraggio. La sua vera fede glielo aveva insegnato molto tempo prima. Fece quello che un uomo pienamente consapevole del proprio potere fa di norma. Scelse la via della diplomazia. “Katie, forse sei più stanca di quanto pensassi. Meglio che ti lascio proseguire da sola verso casa. Hai bisogno di riflettere e di calmarti. Io ti aspetto in hotel, ti ricordo che abbiamo quel tè con Troy, alle undici e mezza.” Fece per voltarsi, una maschera impassibile al volto. “Ah, e ho intenzione di portare te e la bambina qui al parco oggi pomeriggio. Spero tu non abbia nulla in contrario se un marito vuole passare il poco tempo libero che ha con la sua famiglia.” Detto questo, se ne andò. Katie si voltò furiosa, e iniziò a correre partendo subito veloce. Ma chi credeva di essere quel borioso... no, era suo marito, niente pensieri offensivi. Se lo era giurato. Dopo tutto, ogni cosa che gli capitava nella sua vita quotidiana accanto ad una tale persona, se lo era voluto tutto da sola. Sposandolo, sì aveva commesso l’errore più grave della sua vita, ma si era salvata dalla morte certa. Rallentando, perchè le era venuto il respiro corto e l’ipertensione, si decise una volta per tutte a ricordare. Voleva ricordare il perchè fosse arrivata lì, a quel punto nella sua vita. Sì, le avrebbe fatto male. Ma pensava che se in così pochi giorni si era risvegliata da sola, dalla catatonia che la teneva prigioniera, forse sarebbe stata in grado di reggere il peso dei ricordi. Scelse una panchina, e per non destare sospetti, si mise a fare stretching. Dopo un po’ sapeva che avrebbe annoiato anche il più scafato fra i fotografi. Chiuse gli occhi mentre tendeva tutti i muscoli. Piano piano, i rumori attorno a lei si attutirono, e restò solo il suono del suo respiro...Lasciò che la sua mente tornasse a quella notte: 21 marzo 2005.
Londra, 2005
Gli applausi sembravano non finire mai. Patrick Stewart sembrava serio, ma gli occhi brillavano di gioia, mentre teneva un braccio sulle spalle della giovane promessa, Joshua Jackson. Già, Josh. Era meraviglioso, commosso, soddisfatto, mentre si inchinava al pubblico. Tra il quale c’era anche lei. Capelli raccolti, occhiali da vista, faccia stanca. Che in quel momento sorrideva, meravigliosamente fiera del suo Josh. “BRAVO!” urlò ad alta voce, incurante del fatto che tutti avrebbero potuto riconoscerla. Batteva le mani, davvero felice per la prima volta dopo una settimana. Josh riconobbe la sua voce tra il vociare e gli applausi e dal palco si voltò verso di lei, rivolgendole un sorriso raggiante. Mentre saliva sul palco Lindsay Posner, il regista, Josh ne approfittò per mandare un messaggio a Katie. “Vieni dietro le quinte!” fece capire con i segni.katie annuì, e si alzò dal suo posto, subito seguita da Cartridge, la guardia del corpo. “No Bob, vado da sola. Tu prepara la macchina.”
Katie dovette farsi largo fra le moltissime persone accalcate davanti al camerino di Josh, che la riconobbero all’istante e si scambiarono sguardi di intesa. Assistenti personali, tecnici, giornalisti....tutti non facevano che guardarla, e per un attimo le voci si fecero più basse. “Katie!” la voce possente di Josh fece arretrare molte di quelle persone. Senza curarsi di cosa avrebbero pensato, corse verso di lei e la afferrò in uno dei suoi vigorosi abbracci. “E’ bello vederti ragazza. Non pensavo ce l’avresti fatta ma....sei venuta!” aveva gli occhi lucidi, e Katie fu tentatadi baciarlo, lì di fronte a tutti. Fortunatamente si trattenne. Gli rivolse un sorriso imbarazzato, e lo guardò a lungo. “Ehm...Josh che ci sai dire di questa tua esperienza teatrale?” Una giornalista dal marcato accento inglese lì interruppe. “Magnifica!!! Non lascerò più il teatro...ma ora vogliate scusarmi, sono stanco... venite tutti in conferenza stampa, fra due giorni.” Mentre rispondeva non accennava a togliere il braccio dalle spalle di Katie. La folla incuriosita si trattenne un altro po’, prima di andarsene. Certo avevano aiutato i due scagnozzi che si misero di fronte alla porta del camerino. “Vieni.” Disse Josh, prendendola per mano. “Un momento che mi cambio, e usciamo che dici? Ti porto a cena, per festeggiare....” era euforico, e le lasciò la mano solo per prendere i vestiti. “Mi hai sorpreso, sai? Non credevo che tu ci tenessi a venire...pensavo...pensavo, ecco, che tu fossi impegnata con Chris per la verità...” Josh si schiarì la voce, imbarazzato. Fortuna che era in bagno e Katie non poteva vedere la sua faccia. Katie abbassò la testa. Ok, doveva dirglielo, tanto lo avrebbe saputo. “Josh, io e Chris...è finita. Una settimana fa.” Katie non ce la faceva a guardarlo. Josh venne fuori dal bagno con un asciugamano in testa, completamente cambiato. “Vuoi dire che...non vi...sposate più?” Voleva sembrare disinteressato, ma non potè nascondere un’ombra di compiacimento nella domanda. “No.” Fu l’unica cosa che riuscì a dire Katie. “Ehm...io ecco... dai, non parliamone più. Ora ti porto a cena, così mi racconti come ti vanno le cose!”Josh rise, cercando di risollevare l’atmosfera. Ora che Katie era con lui non si poteva permettere di sprecare il tempo. “Andiamo” Josh si avvicinò a lei, porgendole la mano. “Posso invitarla a cena, madame?” Katie non potè fare a meno di sorridere, pensando a quante volte avevano recitato in quella posizione. “Certo, signore. Ad un uomo come lei non si può dire di no...”Josh la tirò su e si trovarono pericolosamente vicini. Katie poteva avvertire il suo respiro posarsi sulle sue labbra. Josh si allontanò, ed entrambi risero allentando la tensione che si era creata. “Andiamo con la mia macchina, è qui fuori.esco prima io, sai...per deviare l’attenzione”.
Katie uscì dal teatro, cercando di coprirsi con il golfino. Fortunatamente Cartridge aveva parcheggiato la macchina proprio lì davanti. Entrò, e osservò Josh che le veniva incontro per entrare con lei. I fotografi sembravano impazziti, e Katie non faticava a capire il perchè. Ma per quella sera, se ne sarebbe fregata. Aveva bisogno di stare con Josh, il suo Josh. Che il mondo pensasse quello che voleva. “Andiamo, ANDIAMO! Mamma mia, che ressa...” Josh si sedette più vicino a lei, sicuro che i finestrini oscurati li stessero proteggendo dalla malignità della stampa. “Ehi, ora che siamo soli. Sono felicissimo che tu sia qui. Mi manchi, sai?” la strinse a sè. Katie poggiò la testa sulla sua spalla. “Anche tu. Anche tu.”cercò la sua mano, al buio, e la trovò subito, perchè anche Josh cercava la sua. Si tennero così, per tutto il tempo “Ehi...” Katie ruppe il silenzio. La situazione stava diventando troppo strana, persino per loro. “Ehi...” – “Si può sapere dove stiamo andando?” - “Bè se proprio vuoi saperlo....ti sto portando al Pearl.” – “Quel ristorante di Chelsea? Josh...come fai a sapere esattamente le cose che voglio, ogni momento?” Katie voleva dire una cosa piena di leggerezza...ma non aveva valutato bene le parole. Josh la guardò, intensamente. “Perchè io ti conosco, piccola Katy. Ti conosco, come tu conosci me. Penso di sapere quello che vuoi.” Josh aveva abbassato la voce, e si era voltato così da guardare direttamente Katie negli occhi. Il respiro della ragazza si fece più veloce. “Josh, io....”
“Signora Cruise? Suo marito mi ha mandato a cercarla, la macchina l’aspetta fuori dal parco.” Una voce maschile la scosse brutalmente fuori dai suoi ricordi. “Signora Cruise...tutto bene?” Un uomo dai lineamenti marcati la stava osservando attentamente. Katie si mise a sedere, provando fitte per tutto il corpo visto la posizione fissa in cui era rimasta per parecchio tempo.” Tutto bene, grazie. Mi scusi, ma lei chi è?” Si alzò in piedi, asciugandosi gli occhi bagnati di lacrime. Non credeva di aver pianto. Non sapeva neanche in quale dimensione era, ora come ora. “Sono Brat, l’autista del residence Four Palms di Melbourne. Il residence in cui lei e suo marito siete alloggiati.” L’uomo sembrava un po’ sconcertato. Insomma, sapeva che quella donna era strana, ma faceva un po’ effetto parlarci di persona. Non sembrava squilibrata, come gliela avevano descritto, ma solamente...triste. “Ah, sì certo. Bene, se dobbiamo andare, andiamo. Mio marito ha dato qualche altra---disposizione per me?” - “no signora. L’attende al residence. Penso che la stia aspettando per uscire ancora, ma non so altro.” Katie sospirò, pensando che avrebbe dovuto andarsene in quel preciso momento. Per un attimo vi fu tentata. Poi, pensò a Suri. E a tutto quello a cui aveva rinunciato, per lei. Che strano, pensò. Proprio la persona a cui ho rinunciato mi ha donato mia figlia. Rise, fra i singhiozzi. “Signora Cruise, lei non sta bene per niente! La porto subito in ospedale.” Ma Katie scosse la testa. “No, grazie Brat. Ho solo bisogno di stare un attimo tranquilla in macchina. Magari mentre torniamo indietro ci compriamo una ciambella, che dici?” Katie sorrise. Brat la guardò, impietosito da tanta fragilità e bellezza. “Signorina” – si sentì di chiamarla così. – “Sa...mia nonna diceva sempre che a tutto si può rimediare. Basta avere fede.” La guardò pieno d’affetto, e Katie gli sorrise ancora. “Grazie Brat. Ho davvero bisogno di sentirmelo dire. Adesso, possiamo andare.” Si fece precedere da quel gigante buono e fece ritorno alla macchina. E mentre camminava nel parco, guardò in alto. Forse, non tutto era perduto.
Fine prima parte.
Parte Quinta – Memories (episodio 2)
Katie non riusciva a stare ferma. Quel famoso “tè” con il suo regista e suo marito stava assomigliando sempre più ad una parodia triste. E lei era la bestia dietro le sbarre che tutti pagano per ammirare. Si mosse di nuovo sulla sedia... “E ho pensato, dato che il film è un remake, che sarebbe piacevole creare suspense riguardo ai cambiamenti che abbiamo operato in questa versione. Che te ne pare Tom?” Troy non sembrava entusiasta di esporre il proprio metodo lavorativo a Tom Cruise. Si sentiva messo sotto torchio, come sotto una lente di ingradimento, come ogni volta che l’onnipresente marito della sua attrice veniva sul set. E Tom Cruise era l’uomo che se voleva poteva rovinarti la carriera con uno schiocco di dita; anche se ora come ora dubitava che ci fosse qualche persona seria ancora disposta a credergli. Si voltò a guardare di sbieco Katie. Mio dio, che donna. In tutti i sensi, come poteva stare accanto ad un uomo del genere? Quando recitava, sembrava gridare al mondo un gigantesco “Salvatemi, io sono meglio di così”. Ma non si ricordava di averla mai vista tanto diversa nell’ultima settimana. Sembrava finalmente...reattiva! “Katie? Volevi aggiungere qualcosa?” Katie si risvegliò dal torpore che l’aveva colta. Le memorie della mattinata l’assalivano continuamente. “Cosa? No Troy, sei stato perfetto. Penso che sia il modo migliore per presentare il film. Dopo tutto i paragoni con la versione precedente li faranno comunque, quindi perchè non batterli sul tempo?” Sperava di aver detto tutto quanto si aspettassero di sentir dire, così forse l’avrebbero lasciata in pace. Fece un sorriso a Troy, e un sorriso forzato a suo marito, che sembrava non aver udito una parola di quanto lei e il regista avessero pronunciato. Anzi, pareva non aver fatto altro che osservare lei. “Troy? Puoi lasciare me e mia moglie soli per un momento? Sono sicuro che qualsiasi scelta opererai andrà bene. Certo sarei grato di darti la mia supervisione, ma sfortunatamente c’è una cosa di cui io e Katie vorremmo discutere, da soli. Grazie per la visita!” Tom sembrava allegro, ma sfortunatamente non era un bravo attore neanche nel privato: di conseguenza finì per risultare soltanto isterico. Katie respirò a fondo, preparandosi ad una sgradevole conversazione. Troy si alzò, e scappò il più veloce che poteva, lanciando un’occhiata di supporto a Katie. “Va bene, come vuoi. Katie, mi aspetto di vederti verso sera, abbiamo quel piccolo incastro da sistemare con la settima scena...” Sperava che il messaggio le fosse arrivato. Se non sai dove rifugiarti, piccola, vieni da me.
Tom chiuse la porta dietro Troy e si voltò ad affrontare sua moglie. Si sforzò di trattenere la rabbia che voleva soltanto esplodere ad ondate, e si ricordò che un vero superuomo sa quando mostrarsi rabbioso e quando affabile. Scelse la seconda via. “Dunque tesoro, penso che tu mi debba delle spiegazioni. Mi è stato riferito che al ritorno della tua corsa di stamattina hai addirittura pianto. Cosa. Ti. Sta. Succedendo.?” Scandiva le parole come se si stava rivolgendo ad un autistico. Katie lo guardò, priva di espressione. “Niente, ho solamente ricordato alcune cose. Nulla che ti possa interessare, o anche solo riguardare, caro. Esiste un luogo nella mia mente dove tu non hai accesso?” volutamente provocatoria, aveva alzato il mento verso di lui, gli occhi vispi e brillanti: per Tom fu come una cannonata. “Non ti permetto di parlarmi così, quando tutto quello che voglio è essere certo che tu in ogni momento della tua vita, sia perfettamente felice e realizzata. Ti ripeto che non ho intenzione di lasciare che la tua nevrosi prenda il sopravvento. Se necessario, ricominceremo con le pillole. È chiaro?” Tom ora si era fatto aggressivo. Si avvicinava a passi lenti, ma inesorabili, e per Katie fu davvero doloroso sentirsi ricordare il periodo più buio della sua vita. Chiuse gli occhi, e vide brillare il viso della sua bambina. Doveva sopravvivere per lei. Non poteva fare sì che l’epifania raggiunta in quei giorni lasciasse scatenare la sua rabbia repressa. Ci sarebbe stato tempo per sistemare le cose con quell’omuncolo, che lei suo malgrado aveva sposato. Vedendo la reazione della moglie, Tom si sentì sollevato, e certo di averla riportata nei ranghi, cambiò tono. “Tesoro....perdonami se divento così aggressivo, ma davvero non so come farti capire...quanto tu sia importante e fondamentale per me. Sei tutta la mia vita, il mio centro di energie, lo capisci? Se ti dovesse capitare qualcosa, qualsiasi cosa...non so cosa farei. E Suri? Cosa farebbe senza la sua mamma? Non pensi che soffrirebbe?” - Katie aprì gli occhi, e lo guardò con profondo disprezzo, che però Tom non scorse preso com’era da sè stesso. Come osava minacciarla in quel modo subdolo? Sapeva, nel suo cuore, che in qualche modo lui l’avrebbe pagata. Ma si rese anche conto di non voler essere lei la punizione. Con tutta la calma che poteva raccogliere gli rispose. “Benissimo. Penso che adesso ci farebbe bene uscire, no? Sentivo che stamattina avevi intenzione di portarci...al parco.” Lungo respiro per rilassare la tensione “Dunque, siamo ancora dell’idea? Penso che sarebbe perfetto. Sì, davvero perfetto. Vado a prendere Suri, Carrie può andare anche lei a fare una passeggiata.” Lentamente oltrepassò suo marito, che la afferrò improvvisamente e la baciò. Tentata di scappare via, katie si forzò a rilassare i muscoli, e per evitare di colpirlo, portò le braccia dietro al collo del marito: gesto che lui interpretò come passionale, per cui aumentò la stretta. Katie serrò gli occhi. Non voleva vedere, non voleva essere vista. Piena di vergogna, ricacciò le lacrime che cominciarono ad uscire copiose dai suoi occhi. “Tu e io...non potremo MAI separarci, capisci? Noi due...la...nostra, ehm, bambina...siamo una famiglia. Famiglia. Siamo una famiglia.” Finito il bacio, Tom le ripetè queste parole all’orecchio . Solo dopo quest’altra tortura, Katie fu libera di uscire dalla stanza. Tom rimase solo. “Mia.” Si disse.
Quel pomeriggio aveva rinfrescato al parco, e Katie pensò di portare una copertina per la sua piccola, che non faceva che guardare sua madre. Non aveva parlato, cosa che succedeva spesso quando c’era Tom presente. Suri sembrava avere una soggezione, anche un certo timore, per quell’uomo. Con i suoi occhi cobalto, lo scrutava. Probabilmente si chiedeva come mai suo papà fosse così...strano. Aggrappata alle spalle della mamma, la piccolina tremava. Aveva sentito il papà urlare prima, e non voleva che lui la toccasse, o toccasse la sua mammina. “Va bene qui? Il prato è molto bello, e poi non è umido!” Katie propose di sedersi in uno spiazzo erboso. “Certo, mettiamoci qui.... io devo mandare due o tre cose con il Black Berry, ma penso che potremmo sdraiarci qui per un po’. Che meraviglia, eh? Sei contenta pulcino che papà ti ha portato in un bel posto?” Tom si rivolgeva a Suri, che però invece di rispondere si rifugiava ancora più nel collo della mamma. “Suri, rispondi a papà, avanti.” Disse stancamente Katie. Non voleva che cominciasse la sua tortura psicologica anche con la bambina. “Tì, è bello. Ma ho fleddo!” - “Tieni tesoro, stai coperta qui. Io ti tengo caldo.” Si sdraiarono sul prato, e Katie allontanò più che poteva il viso dal marito. Vergogna, e ancora vergogna. Schifo, forse. Paura, certo. Tutti questi sentimenti fusi in un unico agglomerato avevano stancato Katie, facendola ritornare a somigliare ad uno zombie. Chiuse gli occhi, e cercò l’unico volto che mai e poi mai avrebbe dimenticato, insieme a quello di sua figlia. Tutti e due così simili, tutti e due così perfettamente complementari...il nome le venne alle labbra prima che potesse fermarsi. “Josh.” Un sussurro che solo il vento e la bambina che aveva vicino al cuore potevano sentire...
Strade di Londra, 2005.
“Josh, io...” - “Arrivati signorina...il Pearl,Chelsea.”Grande Cartridge, e il suo tempismo da record. Katie e Josh si staccarono bruscamente, come se fra loro fossero passati 200 volt. Josh si schiarì la voce, cercando di darsi un contegno. Dannazione, quella ragazza aveva un effetto totalizzante sui suoi sensi. “Benissimo...direi che ora si mangia!” ridendo, fece uscire Katie dalla macchina. Per non dare nell’occhio, si coprirono con un impermeabile, ma del resto, la strada in cui si trovavano era stranamente deserta. “Prestoooooooo!!!” gridò Josh, sorpreso e divertito dall’inaspettata libertà di azione. Afferrò Katie per mano, e iniziarono a correre verso il ristorante, ridendo come bambini. Si sentivano tutti e due elettrizzati, pieni di aspettative...
La cena fu perfetta. Buon vino, buon cibo, e decisamente buona compagnia. Il posto era adatto a offrire protezione a due giovani cuori bersagliati dai paparazzi. Nel separè appositamente allestito per loro, i ragazzi si stavano facendo della grasse risate. Katie era finalmente rilassata, i suoi occhiali da vista erano spariti, forse sotto il tavolo, durante un attacco isterico di risate dovuto alle innumerevoli imitazioni di Josh. In quel momento, ad esempio, Josh era Mary Beth Peil, la nonna di Michelle Williams nella serie a cui entrambi dovevano il successo. Attrice formidabile, era anche un’ipocondriaca terribile. “...e ti ricordi quando ci aveva convinti tutti a fare il vaccino anti-tubercolotico? Non mi scorderò mai finchè campo che girava con una pentola sulla testa, sbraitando che la tubercolosi sarebbe arrivata a Wilmington....urlava, ti ricordi? Il vaccinoooooooo!!!devo assolutamente richiamarla...” Josh si piegò sul tavolo, scosso dalle risate, seguito a ruota da Katie. Dio, quanto le era mancata. Quella risata, come mille campanellini che suonano al vento. Le fossette vicino al suo mento. Il modo che lei aveva di portarsi i capelli dietro l’orecchio. Come si copriva gli occhi ogni volta che si sentiva osservata. E katie lo guardava allo stesso modo, pensando che era troppo bello per essere vero. Sola, finalmente, con il ragazzo che l’aveva fatta innamorare.
“Ehi,ora che ti vedo più rilassata, posso dirtelo. Mi dispiace per te e Chris. Davvero. Non pensavo che le cose andassero male. “ Katie smise piano di ridere. “Bè, sai, non è che andassero male. Anzi, semplicemente non sono mai andate. Non lo vedevo mai, la nostra era una relazione più per i giornali che per noi...Non abbiamo mai avuto in comune niente, a parte noi stessi...non so....probabilmente un gigantesco abbaglio dall’inizio alla fine.” Katie si versò un altro po’ di vino, cercando di trovare il coraggio di dire ciò che si era giurata di dire. Anticipò con una risatina. “E poi non avrebbe mai retto il confronto con l’uomo su cui misuro tutti gli altri...Che si da il caso che sia anche un clown di professione” per smorzare l’imbarazzo, rise forte. Ma Josh non rise con lei. Non riusciva a toglierle gli occhi di dosso. “Davvero pensi quello che dici?” allungò la mano sul tavolo, per prendere quella di lei. Tremava. “Perchè io penso lo stesso, sai? Ogni giorno, ogni minuto,ogni istante della mia vita penso a te. Penso che dovrei dedicarti ogni respiro, Katie. Cosa stiamo facendo? Perchè sprechiamo la nostra vita lontani? Ci siamo fatti forza l’uno con l’altro per così tanto tempo-...” Josh sospirò, fermandosi improvvisamente conscio di essersi spinto troppo in là.”Cioè, sei l’amica migliore che abbia mai avuto...ecco, io...” ma Katie sapeva quello che lui voleva dire. Sorrise, come solo lei sa sorridere. D’impulso, alzò lo sguardo dalla tovaglia. “Josh. Io ti amo. Non ho mai smesso...ero così abituata a soffocare questo sentimento che adesso che lo dico ad alta voce non faccio che pensare...e ora cosa faccio? Ora sei un uomo realizzato...sei meraviglioso....e io vengo qui e incasino tutto....ripeto: cosa faccio?” dentro la testa di Josh mille pensieri, mille sensazioni. Con un cenno li scacciò tutti, e con la mano di Katie stretta ancora nella sua, si alzò dal tavolo e si portò davanti a lei. Si inginocchiò, e guardandola negli occhi, senza paura di perdersi, si tuffò. “Questo.” Le prese il volto fra le mani, e finalmente la baciò. Katie crollò sulle ginocchia, senza interrompere il contatto con lui. Cercava di stringerlo, di tenerlo accanto a lei. Mise la testa sul suo petto “Non mi lasciare. Ti prego.” Josh la abbracciò “Non intendo farlo. Tu, non mi lasciare!” rimasero abbracciati per un tempo che sembrò interminabile. Josh improvvisamente si rese conto di dov’erano. “Ehm...penso che dovremmo andare, non vorrei che il maitre svenisse vedendo a che cosa è adibito il ristorante. “Sciolsero l’abbraccio con una risata, e si tirarono su in piedi. Sempre tenendosi per mano, uscirono dal locale. Cartridge li aspettava, fedele e solerte, davanti al ristorante. Sapeva, senza bisogno di ordini, che i ragazzi sarebbero andati nello stesso posto. In macchina, finalmente celati agli occhi del mondo, Joshua e Katie si strinsero, si baciarono, si dissero cose che nessuno dei due avrebbe più dimenticato...Arrivati. Dorchester Hotel. Si guardarono negli occhi. “Andiamo.”“
Il Dorchester...ecco come si chiamava...” disse Katie, pensando a voce alta. “Dorchester che? Amore, ma stai bene?” Tom si sporse subito verso di lei, indagatore. Katie scosse la testa in segno affermativo. “Ho solo ricordato...un hotel, ci sono stata una volta...secoli fa. Niente di che, scusami se ti ho disturbato....” la sua voce non le sembrava propria... non riusciva a distogliere la mente da quei flash di ricordi che aveva tentato di seppellire. Ma sembrava una congiura, tutti tornavano a tormentarla.... “...sei mia...mia, mia, mia...ti ho cercato, ti ho chiamato, ti ho desiderata così tante volte... Ora sei mia” La sua voce, come una carezza sul suo corpo ormai del tutto privo di indumenti, Katie sperava di non svegliarsi più dal sogno in cui stava vivendo. “Ssshhh, zitto....e portami con te.” Lei si era voltata, lo aveva baciato. Un unico respiro, interminabile, infinito...e scivolare via... No, basta, non voleva vedere, non doveva ricordare. Perchè farsi del male, pensare che ciò che una volta aveva avuto a portata di mano ora era lontano mille miglia...soprattutto, non pensare a quanto stava bene fra le sue braccia... “Ehi? Sei sveglia? Ti ho distrutta? Non pensavo che...beh, ecco hai capito... mi pizzichi per piacere? Devo svegliarmi...” La sua voce, assonnata. “Josh, la smetti? Sto cercando di fotografarti nella mia testa...se continui a parlare come pensi possa riuscirci? E comunque quella che ti ha distrutto sono io...” Katie si teneva il braccio di lui attorno alle spalle, premendosi contro il suo corpo.... “Non piangere, non crollare proprio ora, Katie.” Si ripeteva, sua figlia tesa come una corda di violino contro il suo petto. Forse aveva percepito che la mamma non era con lei, ma altrove... “Amami.” Urla nel silenzio della sua mente, pensieri che non volevano tornare nell’ombra da cui provenivano. Immobile come una statua, Katie tentava di non lasciar trapelare nulla di quanto le stava succedendo al di fuori di lei. “Perchè questa è la verità figlia mia. Tu, sei il dono di quella notte, la nostra benedizione. E ogni tuo respiro mi ricorda che dovrò essere punita per quello che non ho fatto...” Si erano amati, tanto, da non averne mai abbastanza. Senza controllo, senza pensare alle conseguenze. Risate, lacrime, rabbia, desiderio folle, tutto mescolato insieme, intenso e spaventoso. “Sei tutto ciò che posso volere dal Paradiso, Katie.” Le aveva detto, sussurrando sulle sue palpebre chiuse. “Io ti amo. Ti ho amata. Ti amerò sempre. Ti amerò sopra, sotto, oltre, in basso, dentro, fuori, intorno.” Ridacchiava, senza smettere di baciarle gli occhi. “Idem.” Aveva risposto lei... e l’alba aveva fatto capolino dalle finestre. Basta, basta, BASTA. Si impose di tornare ad uno stato di normalità intellettuale. Non avrebbe retto un momento di più questa tortura, oltretutto a fianco all’uomo che gli aveva portato via tutto. “Patata? Dormi?” cercando di normalizzare il suo tono di voce, carezzò sua figlia. “Mamma....mamma. tu tremi tanto. Posso andare ora?” Sembrava terrorizzata, e Katie si pentì di aver portato sua figlia con sè nei recessi della sua mente. “Sì vai tesoro, vai a giocare....e scusa la mamma....un giorno ti spiegherò.” Tutto questo glielo aveva sussurrato nell’orecchio, per timore che Tom sentisse. Stranamente si era allontanato un attimo per telefonare. Katie si mise a sedere, provando una piccola vertigine per il cambio repentino di posizione. Si sistemò il viso. Non doveva vederla così. Quel momento. Era suo. Nessuno poteva averlo. Avrebbe cambiato le cose, lo sapeva. Rivoleva tutto quello. Quegli attimi dove la felicità assoluta sembrava possibile, e lo era stata. Guardando in cielo, si promise che avrebbe fatto di tutto per meritarselo ancora. Per lei. E per Suri, il regalo più bello che lui le avesse fatto. “Kate? Non sai, mi ha chiamato Shayna, l’assistente di Jeanne, ha detto che ha visto che l’hai cercata....non ha potuto chiamarti, allora ha chiamato me. Due settimane, tesoro, sei felice? Certo, dovremo partire un po’ prima, essere a L.A in tempo per seguire Matthew e la casa che ci sta facendo, poi c’è la mia conferenza stampa, e poi certo dovremo passare in sede di Scientology, devo fare il cambio di residenza...” Katie si scosse, stordita da tante parole senza senso. Vedeva suo marito parlare, ma era come gli avessero tolto l’audio. “Fermo, FERMO! Contenta per cosa? Chi deve essere a L.A? Quando? “ Tom la guardò male. “Ma tesoro, la tua sfilata, no? Due settimane da oggi. Il Royal Palace. La tua collezione. Sveglia, sveglia!” emise una di quelle sue risate stridule. “Certo, certo. Bè va bene, partirò quando dovrò farlo. Ora scusami, ma io e la bambina abbiamo freddo. Possiamo tornare in albergo?” A fatica si alzò dal prato, prese la bambina per mano, e seguita a ruota dal marito, si incamminò verso la limo. “Ah, a proposito, ti ho preso Entertainment Weekly. C’è la recensione del tuo spettacolo di danza, ho pensato volessi darci un’occhiata.”
Mentre Katie saliva a bordo con Suri, Tom le allungò una rivista, salendo anche lui di fronte a loro. “Mammaaaaaaa!!! Possiamo leggele insieme???” La manina paffuta della bimba le fece aprire la rivista. “Va Bene tesoro... dai cosa vuoi leggere? Prima vediamo se trovo un articolo con le lettere grandi, qui è tutto piccolo....” si bloccò a metà frase. Poi, in un impulso irrefrenabile, iniziò a ridere. Rideva, rideva, non riusciva a fermarsi. “Davvero, davvero, assurdo.” - “Cosa, Katie? Perchè ti comporti sempre in modo strano? Cosa c’è stavolta?” Tom sbuffò guardando sua moglie. “Solo qualcosa che non ritenevo possibile.” Rispose lei, baciando sua figlia sulla testa, e prima di poter suscitare altre domande, la rivista era finita fuori dal finestrino. Allo sguardo scocciato e scioccato del marito, Katie rispose “Solo una recensione che non mi piaceva. Sai, il Larry King Show, pare che fra due settimane...bè, ne vogliano parlare...“. Mentre Tom si rimetteva al telefono per niente interessato, Suri guardò la mamma. “Mommy? Pecchè ridevi tanto?” - “Niente, tesoro. Sai penso che papà sarà felice quando ti vedrà...a Los Angeles.”
Parte Sesta – Under My Skin
Josh si svegliò di soprassalto. Stava sognando? Dio, sembrava tutto così reale. Ma era reale...non stava sognando in una maniera normale. Stava ricordando. Si mise a sedere sul bordo del letto, cercando di riordinare i pensieri. Una voce. Sì, una voce urlava nella sua testa. Era la sua. Poi un volto. Un volto, bello e fragile come il volto della luna. Katie. Piangeva. Si strofinò gli occhi, sospirando forte. Ma cosa gli stava capitando? Si era promesso molto tempo prima di non pensare più a lei, a quel periodo della sua vita, e non faceva altro che farlo. “E che cazzo!” urlò forte, al vuoto della stanza. “Vuoi piantarla?” si alzò bruscamente, cercando di rilassarsi camminando a grandi passi. Stava troppo da solo, ecco il problema. Ma Diane sarebbe arrivata l’indomani, avrebbe finalmente cessato di farsi le paranoie. Andò in bagno, aprì il rubinetto dell’acqua fredda al massimo. Guardò il suo riflesso allo specchio, aveva una faccia stravolta. “Hai rovinato tutto, come hai potuto farlo? Sei un bugiardo, ipocrita, schifoso...ma perchè non riesco ad odiarti?” Katie, la voce di Katie, continuava ad urlare. Chiuse gli occhi e buttò la testa sotto il getto gelato. “Basta, mio dio. Abbi pietà di me.” Quando era stato, 2005? Sì, certo, era il 23 marzo. Lo ricordava bene quel giorno.
Londra, 23 marzo 2005
“...e quando ho visto il tuo viso, lì fra il pubblico, ho saputo subito che ti sarei saltato addosso nelle successive tre ore...come del resto, lo hai sempre saputo anche tu.” Josh e Katie erano accocolati in poltrona, ormai da diverse ore, davanti al fuoco che qualcuno aveva preventivamente acceso nei pochi momenti che erano usciti dall’albergo. Sembravano essere tornati indietro nel tempo, al periodo di Dawson’s Creek. Ogni momento libero lo trascorrevano insieme, l’uno nelle braccia dell’altro. Amandosi, urlandosi a vicenda, persino accapigliandosi, per poi fare pace nella maniera più dolce possibile. Quei due giorni erano stati così. “Sì, certo....avrei dovuto sapere che sei il solito maniaco sessuale.” – “Difatti, tu hai protestato moltissimo...ehi, non mi è nuovo questo scambio di battute....” Josh rise, stringendola più forte a sè.katie prese la mano di lui, e la mise contro luce accanto alla sua. “Guarda ...persino le nostre mani sono complementari. Vedi come si adattano perfettamente?” la strinse più forte e la baciò al centro del palmo. Josh fece lo stesso con le mani di lei. “Io amo le tue mani. Le tue manine paffutine, hanno sempre odore di latte. Se un giorno potessi scegliere in cosa reincarnarmi, sceglierei le tue mani. Sono la cosa più bella che abbia mai visto. Aspetta...c’è un’altra cosa bellissima...” le girò delicatamente il viso per ritrovare la sua bocca rosata. La baciò dolcemente, sussurrandole nuovamente che l’amava. “Amore. Portami a letto” gli disse lei in risposta. E chi contava più le ore, i giorni trascorsi così? Era pomeriggio, ma per quanto gliene importasse, poteva essere sera o mattina. Josh la prese in braccio, e senza smettere di baciarla la portò a letto... e che il mondo crollasse pure, lui era fra le braccia dell’unica della sua vita.
“Dove stai andando? Non pensare di sgattaiolare via così...non ti ho ancora dato il permesso di andare via, tesoro...” Katie si sporse sul letto per afferrare Josh, che correva verso il bagno... “Mia Cara, devo fare la doccia, o a forza di stare a letto con te mi verranno le piaghe da decubito... e poi voglio scendere a ordinarti la colazione....penseranno che siamo morti quassù e chiameranno la stampa...” Josh rise un po’ imbarazzato al ricordo che la stampa sarebbe venuta a sapere del loro tete a tete. E allora, chissenefrega. Erano insieme, e lo avrebbero affrontato insieme, per la prima volta. Il pensiero lo faceva sorridere. “E va bene...vai se proprio vuoi...ma non aspettarti che io sarò ancora ben disposta quando tornerai...” la ragazza finse il broncio, guardando l’uomo della sua vita sorriderle. Sapeva che sarebbe dovuta uscire allo scoperto anche lei, prima o poi. La cosa le dava fastidio, ma per la prima volta dopo tanto tempo, era sicura che avrebbe affrontato la stampa con qualcosa in più: lui. “mmm...so io come farti cambiare idea...” Josh in un ultimo slancio si gettò su di lei, baciandola appassionatamente dovunque... era difficile staccarsi da quella ragazza. Katie rise, cercando di spingerlo via, anche se con riluttanza. La loro attrazione era magnetica.
“Vai, vai, vai.... dopo, rimedieremo a questo affronto.” Gli disse. Con un’ultima risata, Josh finalmente si alzò dal letto. E mentre lui si faceva la doccia, Katie decise di chiamare sua mamma, per dirle che presto sarebbe tornata a casa con Josh. Voleva che la sua famiglia sapesse che era tornata a casa, in tutti i sensi. “Signor Jackson, come posso aiutarla?” la voce del portiere del Dorchester la fece sobbalzare. Ma certo. “Ehm, vorrei fare una telefonata, ma ho scordato cosa devo fare per prendere la linea...” si sentì morire dall’imbarazzo. Magnifico, ora doveva mettere solo una foto di loro due nudi sul giornale del mattino e così tutti avrebbero avuto la certezza di chi stava con lui in hotel. “Ma certo signorina. Deve premere lo zero. Ah, ho un messaggio per il signor Jackson, ma adesso che lei è lì di persona, signorina Sandling, non sarà più necessario che glielo passi, no?” un momento di shock colse Katie all’improvviso. Signorina Sandling? Deglutì, cercando di farsi ritornare la voce. “Ehm, certo che no! Però sa, sarebbe il caso che me lo mandi su, nel caso...la stampa...sa...” balbettando, si mise a sedere sul letto. “Come desidera signorina. Arriva immediatamente. Se ha bisogno di qualcos’altro, sempre a sua disposizione.” Lentamente, posò la cornetta. Si sentiva...scioccata, tradita, furiosa, disperata. Chi era questa persona che il portiere supponeva stare con lui? E come mai Josh non gliene aveva parlato? D’improvviso, un chiaro messaggio gli si formò nella mente. “Ti ha usata, voleva solo portarti a letto un’ultima volta.” No, non era possibile, non era da Josh. E quei due giorni erano stati così...non c’erano parole. Attacco di panico, terrore, spavento, delusione. Si portò una mano alla bocca. Calma, forse non c’era da preoccuparsi. Il bussare alla porta la fece scattare sull’attenti. Senza nemmeno infilarsi la vestaglia, coperta solo dalle lenzuola. Corse alla porta. Il facchino mandato a consegnare il messaggio, sembrò sconvolto nel trovarsi di fronte Katie, per di più mezza nuda. “Un mesaggio per il signor....ehm ,salve signorina Holmes, ecco, io...” Katie gli sbattè la porta in faccia, dopo aver artigliato il biglietto. Non riusciva quasi a respirare.
Josh,
mi dispiace non poter venire alla rappresentazione di stasera. Il litigio che abbiamo avuto due giorni fa ancora mi perseguita. Ho finalmente capito che non sei tu, sono io. E per questo ho deciso di accettare la tua proposta. Sei un ragazzo grandioso, e mi pentirei tutta la vita di non aver detto sì. Credo tu sappia il perchè, come lo so io. Magari riesco a passare una di queste notti a finire quella...discussione che avevamo in sospeso, anche per stabilire i fatti pratici della questione. A presto, maschione.
Baci roventi.
Hannah.
Il cuore di Katie si era fermato. E così, Josh si stava per sposare. A quanto pare, il “Sì” di questa ragazza, era una chiara risposta ad un certo tipo di proposta. Era proprio da Josh fare il primo passo. Gli occhi si riempirono di lacrime instantaneamente, e prima che se ne potesse rendere conto, cadde bocconi sul pavimento freddo, singhiozzando ininterrottamente. Perchè sapeva di aver perso la sua occasione, quella di aver detto lei stessa sì a l’unico uomo che lei poteva amare così tanto, da fare male. Urlò dal dolore, come una bestia ferita alla quale sono stati strappati i cuccioli. Si era fidata così tanto! Aveva lasciato Chris solo con la speranza che ci fosse Josh a prenderla, mentre lei cadeva. Si era sbagliata, era caduta sempre e solo da sola. “Katie? Ka...o mio, dio, Katie!!! Stai bene? Rispondimi maledizione? Cosa? Cosa sta...?” Josh si bloccò a metà frase, quando vide il biglietto di Hannah fra le mani di lei. “Chi te l’ha dato quello?” La sua voce era dura, tagliente, forse troppo. “Katie rispondimi! E’ venuta qui? Cosa ti ha detto? Io...” Josh, ancora bagnato per la doccia, tentò di tirare su Katie, che per tutta risposta si lanciò su di lui, come una tigre impazzita. “BASTARDO! Io ti ho dato tutto, e tu brutto...STRONZO! mi hai spezzato il cuore...te la fai con questa? RISPONDIMI!” urlava, come un’ossessa. Josh non aveva fatto in tempo a reagire, anche lui era caduto per terra, schiacciato da Katie che si dimenava per graffiarlo, morderlo, ferirlo. “KATIE BASTA! SEI IMPAZZITA? Lasciami, lasciami parlare! Tu non capisci!!” Tentava di scrollarsela di dosso, voleva farla ragionare. Non capiva, non poteva capire. Ma davvero, era tanto fuori di testa da essere completamente cieca? “NON MI TOCCARE, SCHIFOSO... SEI FELICE ADESSO? ORA CHE MI HAI...SCOPATA A DOVERE, PUOI SPOSARTI QUESTA PUTTANELLA? IO...IO PENSAVO...TU MI HAI DETTO...DI AMA----AMARMI...” scomposta, senza più freni, il viso di Katie si era trasformato, da meraviglioso a stravolto, quasi deforme. Josh cerava di seguire i suoi ragionamenti, ma veniva scosso dalle rivelazioni. Sposare? Chi aveva parlato di sposare. Avrebbe riso, se solo non fosse stato tanto spaventato dalla ragazza che aveva davanti. “KATIE....IO TI AMO, LO SAI! COME PUOI PENSARE....NON HAI CAPITO NIENTE, TU NON CAPISCI MAI NIENTE! Basta, non andare avanti con i tuoi ragionamenti insani, e lasciami spiegare...questa ragazza...Hannah è solo...” “NON LA NOMINARE NEMMENO! Avrei dovuto saperlo, tu mi lasci sempre per altre donne... è la tua specialità, vero? TU NON SAI COSA HO PASSATO PER VENIRE QUI DA TE, APRIRTI IL MIO CUORE...Ma tu, esattamente come quattro anni fa, te la fai con un’altra. Sono una stupida...idiota....maledetta credulona...e perchè io...io...-ti amo così tanto...” Nella sua follia, Katie si aggirava per la stanza, come se fosse rinchiusa in gabbia. Gli occhi, offuscati dalla rabbia, guardavano Josh con un tale disprezzo...Josh si sentì morire quando lei gli ricordò il suo tradimento. Dio mio, quanto aveva sbagliato, e pensare che non lo voleva neppure. Ma per farla soffrire, come lui aveva sofferto per lei e le sue ritrosie, aveva ceduto. Meccanicamente pianificato, non riusciva a credere che lei glielo rinfacciasse ancora. Aveva pagato, no? Lei aveva tentato il suicidio, o almeno così sembrava. Erano così giovani. E il loro amore era sempre stato così forte da essere quasi distruttivo...ma adesso erano cresciuti! Invece di calmarsi e ragionare lucidamente, si sentì invadere dal furore. “SEI PAZZA! ANCORA MI RINFACCI QUESTA COSA DI 4 ANNI FA? CRESCI, CAZZO! HO PAGATO, TI HO INSEGUITO PER IL MONDO, MENTRE TU MI RESPINGEVI OGNI VOLTA...RICORDI L’ANNO SCORSO? AVEVI CONOSCIUTO QUEL CAZZONE DI CHRIS, MI HAI CACCIATO VIA! IO SONO SEMPRE TORNATO DA TE...MENTRE TU NON FACEVI CHE LANCIARMI MERDA ADDOSSO, OGNI VOLTA CHE ARRIVAVO STRISCIANDO...HO SEMPRE TIFATO IO PER NOI DUE...A TE NON NE E’ MAI FREGATO UN CAZZO!” respirò forte, per calmarsi. Katie lo guardava sconvolta. Fra le lacrime. Josh riprese il suo discorso “Sono io che non ho mai potuto vivere senza di te, e l’ho sempre ammesso. Tu vivi nella negazione, e adesso hai il coraggio di rinfacciarmi il mio tentativo di rifarmi uno schifo di vita normale, mentre tu, TU e non IO, stavi addirittura per sposarti quel pezzo di stronzo? Scegli, Katie. O mi ascolti, e la pianti con le scuse...o te ne vai. E mi lasci in pace.” Si era avvicinato a lei, guardandola con una rabbia tale da fare paura. Rabbia...e desiderio folle. “Perchè io, che tu ci creda o no, IO TI AMO, PORCA PUTTANA! SEI TU CHE SCAPPI! Adesso, ADESSO, ti chiedo di essere adulta.” La prese per il braccio, e lei stranamente non fece resistenza. Dentro la sua testa, Katie sapeva che lui aveva ragione. Ma il suo orgoglio ferito, si stava risvegliando. Di colpo si scrollò il braccio di Josh di dosso “Tu non sai niente di me. E non puoi permetterti di darmi ordini. RIFATTELA UNA VITA! E TU MI DEVI LASCIARE IN PACE. IO NON TI CREDO PIU’. Ho chiuso con le tue psicocazzate, non sono il tuo passatempo da analizzare ogni volta che ti va. Se ti ho sempre respinto in questi anni...è perchè non mi fidavo. E ho fatto bene. Ti dimostrerò che saprò sopravvivere senza di te. Non ti amerò così tanto per sempre. Me ne vado. Ti lascio...in pace.” Si chinò a raccogliere le sue cose...ancora avvolta nel lenzuolo, gli passò a fianco, reprimendo il desiderio violento che la colse quando lo sfiorò. Doveva resistere. Si morse il labbro con tanta foga da farsi uscire del sangue. Non riusciva a guardarlo in faccia. Anche lui rimase immobile, i pugni tesi, il corpo in tensione dentro l’accappatoio, dilaniato da due precisi impulsi: amarla subito, quasi con violenza, e percuoterla per farla rinsavire. Andò al lato opposto della stanza, sempre guardando giù dalla finestra. Non avrebbe permesso a sè stesso di subire un altro rifiuto, un altra umiliazione. Lei voleva andarsene? Perfetto. Vattene. Si promise di guardarla un’ultima volta, per imprimere bene quel momento nella sua memoria. Lei stava di spalle, vestita per metà, stravolta in viso, ma orgogliosamente austera. “Allora...Addio Josh.” Una lacrima le scivolò sulla guancia, un ultimo stralcio di verità che lui non scorse, voltato com’era controluce. Josh la guardò di sfuggita, senza soffermarsi nei suoi occhi, che l’avrebbero ingannato, e con un gesto brusco si allacciò l’accappatoio più stretto. “Addio Katie.” Voltandosi verso la finestra, trattenne le lacrime e l’urlo che si sentì nascere in gola. La porta si chiuse con un tonfo, poco prima che Joshua Jackson crollasse sulle ginocchia, tirando un pugno fortissimo all’infisso della finestra. Il ringhio che emise sembrava quello di un animale morente, ma Katie accasciata in ascensore non lo sentì. Adesso, il sogno era davvero finito.”Katie....perchè?”
Non l’aveva inseguita, l’aveva lasciata andare via, convinto che lei sarebbe stata meglio senza di lui. Ora la vedeva chiaramente, la sua piccola figura scivolare via attraverso la porta. Avrebbe dovuto rincorrerla, vederla per quello che era, una giovane ragazza fragilissima e mentalmente scossa. Avrebbe dovuto baciarla, stringerla, tenerla per sempre con sè. Orgoglio di merda, anche stavolta aveva rovinato tutto. Forse si meritava quello che gli era successo. Non aveva trovato il modo di spiegarsi, quel biglietto, l’equivoco. La sua proposta a quella ragazza insignificante. Le aveva proposto di lasciarsi. E lei aveva detto sì, come avrebbe potuto rispondere visto che lui le aveva confessato di amare ancora Katie Holmes? Hannah Sandling, così si chiamava. La ragazza dell’equivoco. E ora, non avrebbe più potuto spiegarsi. Katie era perduta, intrappolata in una rete di persone maligne che la tenevano in pugno. Lui non poteva fare più niente. Era vero, se ne era andata e lo aveva lasciato in pace. Per rifarsi uno schifo di vita normale.
Guardò i lucernari, ormai si era fatta l’alba. Una settimana e sarebbe partito per L.A . “Menomale che questa notte merdosa è finita. Ora basta con i ricordi, chiaro?” sussurrò a sè stesso, mentre a fatica si alzava dalla scomoda poltrona che lo aveva ospitato. Un rumore di passi, il rintocco del campanello. Lentamente si era avviato alla porta, e poggiando la mano sulla maniglia aveva esitato. Aprì la porta. “Diane!” un turbinio di capelli biondi lo aveva avvolto. “Josh, tesoro! Sono qui!” mentre l’abbracciava, chiuse gli occhi. Il fantasma di Katie se ne stava andando dalla sua mente, scivolava via, come tanti anni prima. “Perdonami amore mio...”.
Parte Settima – Three, Two, One...Action!
“Sessanta secondi e siamo in onda! Chiaro? Sapete cosa vuol dire? In onda!!” il regista gli stava davvero dando sui nervi. Non faceva che urlare, dimenarsi dietro le quinte. Josh era abbastanza teso quella mattina...sicuramente non avevano giovato più di quattro ore di viaggio: Vancouver - Toronto – Pasadena non era uno scherzetto, e in più sarebbe partito per Los Angeles l’indomani... visti i recenti sviluppi sapeva che ad accoglierlo ci sarebbe stato il suo fantasma più grande. “No, Josh, concentrati. Concentrati. Mantieni la calma, pensa al Larry King,,,” - “ehi, ragazzino, tutto bene?” John Noble gli posò una mano sull’incavo del braccio. “Hai una faccia? Sei costipato?” disse ridendo sotto i baffi. “No, vecchiaccio... ho solo un po’ di mal di testa, e poi il regista mi sta facendo uscire pazzo. Ma come mai alla Fox prendono sempre degli invasati?” Josh tentava di sembrare disinvolto, e al solito, non stava funzionando molto bene. “Perchè secondo te la gente normale acetterebbe di lavorare a qualsiasi ora per il gusto del profitto?” John Noble gli andava proprio a genio. Aveva la capacità di umorizzare qualsiasi cosa! Fortunatamente... “Sei d’accordo se dopo la trasmissione lo accoppiamo?” - “D’accordissimo. Ma non diciamolo ad Anna... sai, mi ha appena detto che il regista gli ricorda suo marito....” Ridono. “Allora, gente! Tutti pronti? Avete l’elenco delle domande? Ricordate che dovete rispondere in maniera concisa e non sarebbe male se faceste anche un po’ di spirito. Per esempio, raccontate aneddoti, cose strane che succedono sul set.... ne avrete no?” Il conduttore, un tipetto azzimato che sorrideva sempre li guardava dall’alto in basso. “E lasciatemi dire che per me è davvero....un onore ospitare il cast di una serie così...particolare” non sembrava convinto di aver fatto un complimento. Josh e John si guardano allibiti e ridono di nuovo. Che personaggi giravano al TCA* ! Anna sembrava raggelata. “Ehi tutto bene? Sembri come dire... in trance.” Josh la guardava tra il preoccupato e il divertito! “Sì tutto bene. Non preoccuparti per me tigre. Sono ancora nel mondo dei sogni, per venire qui io e Marc abbiamo fatto i salti mortali. Dio, sono sveglia dalle quattro...” enorme sbadiglio. Josh fece un sorriso triste. Lui era sveglio da cinque giorni. Non aveva più dormito da quella notte passata a ricordare i bei vecchi tempi, per così dire. Si scosse velocemente per ritornare al presente. Se non sbagliava....erano in onda da adesso. “Benvenuti qui al Fox Press Panel, che si tiene nelle giornate dedicate al TCA, qui a Pasadena, Texas. Oggi abbiamo con noi il cast di una delle serie più originali mai create. Ieri abbiamo intervistato lo staff dietro le telecamere, e oggi ci dedichiamo a coloro che hanno dato vita ai personaggi di questa serie! Benvenuti a voi, Joshua Jackson, Anna Torv e John Noble!!!! Diamo inizio alla raffica di domande...” Josh sospira, sempre sorridendo alla telecamera. Sarebbe stato un lungo, lunghissimo pomeriggio.
Melbourne, 16 settembre 2009
“Suri? SURI??? Tieni stretta la mano della mamma....c’è tantissima gente qui, hai visto?” Katie cercava di comunicare con sua figlia, anche se sembrava un’operazione impossibile visto la calca numerosissima che la schiacciava da tutti i lati. Fortunatamente Ethan faceva da spartitraffico. Tuttavia, meglio essere schiacciata dalla folla inferocita che stare da sola ancora con il marito. L’ultima settimana era stata...infernale. passata a tentare di dribblare i suoi attacchi isterici, sempre mantenendo la calma, e conciliare la sua ridicola vita con gli impegni sul set. Menomale che aveva avuto l’idea geniale di portare la sua bimba al concerto di Beyoncè. Ragazza in gamba, ci aveva parlato una volta. La ricordava combattiva, mai spaventata dalle conseguenze delle sue azioni. Tutto l’opposto di lei, insomma. “Mammaaaaaaaa!!!! Ho paula, mi fanno male!” Suri era visibilmente terrorizzata. L’eccitazione di poco prima aveva lasciato spazio ad un autentico terrore. Non era mai stata in mezzo a tanta gente. Katie la guardò con comprensione: certo, suo padre le aveva sempre impedito di vivere in mezzo alla gente. Non voleva che Suri si rendesse conto troppo presto di cosa fosse la normalità, la reale serenità. Bene. Le cose sarebbero cambiate. Katie prese sua figlia in braccio. “Tesoro, non ti preoccupare.... Sei con la mamma! Adesso sentiamo della bella musica, e vediamo un’amica di mamma!” Già, un’amica di mamma. Katie non aveva più molte amicizie, se non quelle scelte per lei dal marito. E pensare che fino a due settimane prima non si rendeva conto di quante cose si era lasciata scappare. “E dopo il concerto...andiamo a comprare un nuovo cellulare per mamma!” Katie sorrise, finalmente felice del fatto che le cose stessero prendendo la giusta piega. E anche Suri sorrise, stupita del fatto che sua madre splendesse finalmente di luce propria.
Si erano appena sedute che il concerto ebbe inizio. L’inizio familiare di Crazy in Love fece rimbombare le balaustre e tutti gli attrezzi presenti sul palco. E Beyoncè, con la sua carica esplosiva, fece ingresso in scena. Katie ammirava davvero quella donna. Peccato che Suri avesse cominciato a strillare appena iniziata la musica. Tra il ridere e il piangere, Katie era corsa fuori dagli spalti, alla ricerca di paraorecchie per sua figlia. “Amore mioooooo!!! Non piangere adesso mamma ti copre le orecchie!” Katie correva per lo stadio, senza smettere di ridere, mentre in braccio Suri sembrava impazzita. Non sapeva perchè, ma si sentiva felice! Ethan l’aveva persa di vista finalmente, e probabilmente stava impazzendo in qualche anfratto, al telefono con le mille guardie del corpo al suo seguito. Stavolta no! Felice di correre con sua figlia in braccio, finalmente libera di fare qualcosa fuori dagli schemi. La vita, la sua, le sembrava finalmente a portata di mano. Con l’aiuto di un tecnico del suono, e di cuffie super attrezzate, il problema di Suri fu risolto, e riuscirono a godersi il concerto in pace. Entrambe ridevano spensierate, ballavano all’occasione, e per Suri quello era sicuramente il pomeriggio migliore della sua giovane vita. “E adesso mommy? Dove mi porti?” chiedeva, la manina con stretto l’autografo di Beyoncè. “Sai tesoro? Fra una settimana partiamo per Los Angeles, ma prima...io e te ci facciamo un viaggetto!” diceva Katie, entusiasta. Primo, fermarsi assolutamente a comprare un cellulare. Secondo, chiamare Tom e informarlo che lei, con o senza la sua approvazione, e la bambina si sarebbero assentate due o tre giorni. “e dove andiamo?” gli occhi di sua figlia la scrutavano, cercando di cogliere l’improvviso bagliore che si era acceso in Katie. “A casa.” Rispose lei, con un sorriso splendido e fiducioso. Tutto sarebbe andato per il meglio. “A casa, bambina mia.” arrivo a Toledo, svariate ore dopo...Al telefono con il castoraccio
Pasadena, 16 settembre 2006
“Non pensi che qui si potrebbe vivere per sempre? Io adoro questa parte del Texas...così vicina al Messico, ma ancora America. Adoro questo paese!!!!! Josh? Mi ascolti?” Diane saltellava come una bambina allegra al fianco di Josh, che però non sembrava così attento come si richiedeva. “Allora? Ti sei imbambolato? Hai sentito almeno una sola delle cose che ho detto?” Diane mise fuori il suo musino, labbro in fuori, occhi a goccia, per commuoverer l’uomo a fianco a lei. Era sempre stato facile vivergli accanto, ma da un po’ di tempo Josh si era chiuso in sè stesso. Era sempre lo stesso ragazzo gioviale, ma...era come se qualcosa dentro di lui si fosse sbloccato. Persino lei riusciva a vederlo, anche se non erano mai arrivati ad un tale livello di sintonia emotiva. Come si dice in gergo “No more drama”. Per questo stavano bene insieme. “Certo, certo baby. Ho ascoltato tutto quanto hai detto. Ma sai com’è le tue affermazioni non lasciavano molto spazio alle risposte....cosa vuoi che dica? Sì è un bellissimo posto, davvero. Vorrei poterci restare di più, ma Martedì prossimo si parte per L.A. vorrei non aver detto di sì a Paul per questo maledetto Larry King.” Diane lo guardò strano. “Ehi, va tutto bene? Sei così aggressivo ultimamente....ogni tua risposta ha un che di leggermente acido e isterico nei miei confronti...non volevi che venissi?” sembrava davvero dispiaciuta, e Josh si sentì uno straccio. Perfetto, altra dose di sensi di colpa. “No, no davvero...scusami tesoro. Non so cosa mi sta succedendo in sto periodo. Forse sono stressato, sai...troppo lavoro. Sicuramente una serie sul paranormale non è quel che si dice un toccasana per i miei nervi.” Ride “Ehi, baby, ma cosa dici? Certo che dovevi venire....sai che voglio averti accanto più tempo possibile....e poi, sai, c’è quella certa cosa che c piace tanto fare....” Josh la guardò con uno sguardo malizioso tendente al cucciolo, e Diane non resistette, scoppiando a ridere. “Menomale che sei quello di sempre....mi stavo preoccupando...ah, senti....ho una cosa da chiederti, a casa a New York ho trovato una tua foto tutta stracciata...credo sia del 2004, l’anno dietro si riesce ancora a leggere...e poi c’è scritto “A Ka...” che cosa significa? Chi è questa Ka-qualcosa? È la tua amante segreta del 2004, dì la verità...Ce l’ho con me, se hai bisogno di nascondere qualche prova...” Diane cercava di fare la spiritosa...non sapeva di aver toccato un tasto sbagliato. Josh scattò subito, come se gli avessero dato la scossa. “Eh? Cosa? Quale foto? Dove l’hai presa? Ti sei messa a frugare fra le mie cose? È una vecchia foto, niente di importante, ma non voglio tu tiri fuori le mie cose...non si sa...dove...possono andare a finire.” Aveva tolto la mano da quella di lei, e accelerato il passo. “Ci risiamo, io non ho fatto niente di male! Perchè ti scaldi tanto? Cercavo di fare una battuta! E per tua informazione io non ho tirato fuori niente, sei tu che lasci tutto in giro. Quella foto mezza stracciata era nell’armadietto del bagno, mica ce l’ho messa io. Santo cielo, ma ti vuoi dare una calmata?” erano arrivati alla moto. Quella passeggiata per la cittadina non si era rivelata una buona idea dopo tutto. “Senti...ancora una volta mi scuso per la mia reazione...è solo che....niente. ho bevuto troppo caffè, davvero. Scusami, scusami tanto...vieni qui.” Josh la prese con decisione e la baciò. Da una parte lo voleva davvero, dall’altra sperava di averla messa a tacere. “Dai, andiamo in hotel. Ci sono delle valige da preparare...e vestiti da togliere.” Si guardarono, ridendo a vicenda. “Sei davvero strano, Joshua Jackson. Ma è per questo che mi piaci un sacco.” Mettendo in moto, Josh si chiese se avrebbe mai potuto nascondere del tutto le tracce del passaggio di una certa ragazza. Ma a volte...certe impronte sono proprio indelebili.
A passeggio per Pasadena! Diane non la smette un attimo di parlare
Toledo, 18 settembre 2009
“Katie? KATIE!!!!” Kathleen attraversò il vialetto di corsa verso sua figlia. E sua nipote. “E qui...la mia piccola, dolcissima Suri! Martin! Oh, MARTIN per l’amor di Dio, vieni subito qui a vedere chi è venuto a trovarci...” era troppo per lei. Prima che potesse rendersene conto, stava piangendo. “Mamma! Cosa fai, non devi mica piangere! Io sono qui, adesso.” Katie prese sua madre fra le braccia. Kathleen la strinse. “Sei così minuta tesoro...mangi, vero? ma cos’hai fatto? Sei...diversa! ora...ti riconosco di più sai?” Sua madre aveva sempre capito, anche troppo. “Dai mamma, facevo così schifo l’ultima volta? Suri, saluta la nonna...” Suri, ancora nascosta dietro la mamma, troppo stanca per innumerevoli ore di volo, si gettò letteralmente fra le braccia della nonna. “Tesoro mio...sei così grande adesso, e pesante!!! La nonna ha sentito tantissimo la tua mancanza...MARTIN!! VUOI VENIRE SI O NO!!!” il papà di Katie sbucò dal retro della casa, dove era probabilmente immerso in qualche stramba riparazione. “Katie! E hai portato Suri! Sono così...felice di vederti.” Imbarazzato, mosse qualche passo verso sua figlia. Katie lo guardò commossa di vederlo così emozionato. “Papà...sono a casa. Finalmente.” – “Ma cosa è successo? Tutto bene con...Tom,. non è vero? sa che sei qui?” Kathleen si fece timorosa, come ogni volta che nominava Tom. “Mamma, per piacere! Certo che lo sa! Non ho mica commesso un crimine...ho solo pensato di venire a trovare i miei genitori! Vi vedo così raramente...e adesso ho voluto fare questa cosa. Non devo giustificarmi con nessuno! e comunque, tranquilla. Va tutto---bene. Almeno in quel senso.” Katie ricordava la telefonata con Tom prima di partire, ed era sicura di aver gestito al meglio tutto. Il marito doveva rendersi conto che lei aveva il diritto di fare quello che voleva. Era riuscita a buttargli il telefono in faccia, e per la prima volta, non si era sentita in colpa. Non lo aveva ancora sentito, ma sapeva che quando lui avrebbe chiamato, lei sarebbe stata pronta. Kathleen non vedeva così razionale sua figlia da...bè, da troppo tempo. Qualcosa era successo di certo, ma finchè portava questi effetti, allora...tanto meglio! “Venite dentro, mie adorate. Prepariamo un bel thè, va bene? Martin! Vieni dentro, su! Katie, ci devi dire così tante cose...io intuisco molto, ma non puoi lasciarmi fare tutto il lavoro da sola!”
Entrati tutti in casa si sedettero attorno al grande tavolo della cucina. Katie si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Quanto le era mancata casa sua. Ricordava una scena del genere, senza Suri però. O meglio...Suri c’era, ma dentro di lei. La circostanza non era così felice però...meglio non ricordare brutte cose. “Allora! Io vi vedo davvero benissimo. Siete in forma! E tu papà...sei sempre lo stesso, sempre a riparare cose vero?” Katie rideva. Da tempo non si sentiva così piena di aspettative. I suoi genitori erano sempre più meravigliati e commossi di sentirla ridere ancora così. “Eh sì, noi ce la caviamo bene tesoro. Sempre in pena per te...ma da quanto vedo adesso, stai molto meglio! Scusa se te lo chiedo...ma dov’è quello strano signore alto che ti porti sempre appresso?” Katie rise di nuovo “Ethan? non è venuto con me mamma, l’ho lasciato lungo la strada per venire qui, mi aspetterà....ho pensato che forse riuscivo a cavarmela senza di lui. Io e la mia piccolina siamo due spiriti liberi, e non abbiamo bisogno di persone negative, vero tesoro?” Come volevasi dimostrare, la bimba si era addormentata di botto fra le braccia del nonno. Katie la guardò dormire tranquilla, e si chiese cosa stesse sognando. Dalle fattezze del suo viso era un bel sogno...ed era tempo che sua figlia facesse bei sogni, finalmente lontana dal mondo meschino che aveva sempre attorno. “Scusate signorine...mi assento un attimo, porto una principessa nel suo lettino. Il viaggio l’ha fatta crollare...torno subito.” Martin si alzò in piedi con la bimba in braccio e si diresse alla camera da letto “Che tesoro...è bellissima. È tutta uguale a te...e poi, gli occhi...” Kathleen si fermò appena in tempo, mordendosi la lingua. Mai parlare di quel soggetto in presenza di Katie, lo sapeva bene. “Già. Ha gli occhi del padre, mamma, lo so. Puoi parlarmene ora, sai? Mi sono svegliata. Ero come in coma. Adesso posso ricordarlo senza soffrire. O meglio, la sofferenza c’è lo stesso, però sto meglio. Perchè vedo tutto in una giusta ottica. Mamma, sono stata davvero così cieca? Immagino che per te sia stato terribile vedermi precipitare nello stato in cui ero prima...” Katie rabbrividì al ricordo del suo periodo oscuro. Poi, trovò la forza di sorridere. “Ma sai mamma. Ora so. So molte cose che prima mi sfuggivano. Forse sono davvero diventata grande. Non mi fa più paura quella sofferenza, ho capito che la devo accettare. E mia figlia...un giorno saprà la verità, , ma adesso non voglio che impazzisca, come sono impazzita io. Per adesso, guardo al domani con un occhio diverso. Andrà tutto bene, per me e per lei, ne sono certa mamma.” Katie allungò la mano fino a prendere quella di sua madre, che l’aveva ascoltata impietrita. “Figlia mia...non so come, non so perchè..ma ora sei tornata la Katie che eri prima. Certo, devi risalire una brutta china. Ma io e tuo padre ti staremo accanto, come abbiamo sempre fatto, e stavolta ci metteremo il doppio dello zelo perchè stavolta...è la scelta giusta. Devi ritornare a vivere, a vivere per te stessa e tua figlia. Non mi permetto di giudicare Tom. È l’uomo che hai sposato, e io non voglio criticarlo. Ma tu devi pensare con la tua testa, senza mai perdere la lucidità. Sai cosa io ho sempre voluto? Che tu trovassi il modo di dire la verità a...-piccola esitazione- Josh. Lui...se la merita. E tu te lo meriti.” Ce l’aveva fatta, aveva detto il nome proibito, senza far crollare sua figlia. “So che adesso vivete due vite diverse...ma basterà solo che lui sappia che Suri è sua figlia. Magari non adesso, non è il momento giusto. Ma prima o poi tesoro...prima o poi.” Kathleen sentiva di nuovo le lacrime formarsi nei suoi occhi, e si alzò dal tavolo per abbracciare sua figlia di nuovo. “Scusa la tua vecchia mamma, tesoro mio. È solo che non credevo di poter fare questa conversazione con te...e non credevo di vederti di nuovo sorridere, sai? O dio, sono stata tanto preoccupata per te...mi sono sentita morire quando sentivo ciò che la gente bisbigliava...e poi non ti ho più vista al lavoro, e ho temuto il peggio amore mio...” Teneva Katie stretta stretta, come se temesse di vederla volare via...”Ehi mamma...sono qui, sono qui...Shhh, va tutto bene. Sai, io me la sono sempre cavata alla fine...ho preso da te. Basta avere fede. Io questa fede l’ho recuperata, mamma. Ti prometto, ti prometto che tornerai ad essere orgogliosa di me...e anche papà. E i miei fratelli e sorelle. Tutta la famiglia. Ce la caveremo, alla grande.” Anche Katie piangeva ormai, ma di gioia, fra le braccia della sua mamma. Martin rientrò in cucina. “Cos’è tutto questo frignare? O, le mie donne, sempre a piagnucolare. Animo, insomma! Bisogna festeggiare, Kathleen, avanti...niente thè! Io propongo del buon Merlot....ce l’abbiamo in frigo!” Anche lui si strofinava il naso per impedirsi di scoppiare in lacrime. Era un uomo di poche parole...ma sapeva più di quanto lasciasse intendere. Katie e sua madre si guardarono ridendo a più non posso. “Ancora mette il vino rosso in frigo? Papà...sei il solito strambo, e io ti voglio bene.” – “Tesoro, a proposito... ti preparo la tua camera per dormire va bene? Certo, tu ti fermi con noi per un po’ giusto? Non accetto partenze immediate! E stasera cena di famiglia, con tutti i crismi! Da buona famiglia dell Ohio, faremo un banchetto....” - sua madre era già partita in quarta. Katie dovette interromperla. “Mi fermo con voi tre giorni...non siate così delusi, ci vedremo molto più spesso d’ora in poi...è una promessa.” Katie sorrise fiduciosa. “Ora, vado a rinfrescarmi e poi scendo a darvi una mano... Mamma, non guardare dalla finestra così agitata! Ancora nessuno sa che sono qui. Niente stampa...niente paparazzi...solo noi. Ma stasera non preparare da mangiare...vi porto fuori..appena Suri si sveglia!”. “Va bene tesoro...come vuoi. Vai di sopra, riposati... la tua stanza è come l’hai lasciata. Io e tuo padre ti aspettiamo qui, ci sono tante cose che ci devi raccontare!”
Quando entrò in camera sua, si sentì invadere da una profonda nostalgia. Niente era cambiato. Quanti ricordi in quella camera... solo Josh ci era entrato, con il titolo di “fidanzato”. Neanche Tom aveva avuto questo onore...Katie scosse la testa. Quante cose con Tom non erano successe. Era stato tutto così pianificato, e lei era così scossa che non aveva avuto neanche il tempo di accorgersi con chi si stava impegnando. Ridicolo, si era sposata con uno che l’aveva trovata grazie ad una ricerca di mercato! Basta, non voleva pensare a Tom mentre era nella sua vecchia stanza. Le sembrava un affronto fatto a ben altri ricordi. Lungo le pareti, i manifesti di Dawson’s Creek, gli articoli di giornale su di lei ritagliati dalla madre. E poi, vecchi poster di film, qualche banda musicale...il programma delle lezioni di teatro del suo vecchio liceo...le foto di classe...foto di lei e amici...a proposito...mancava una foto all’appello! Katie si guardò attorno, un po’ infastidita. Ma dov’era? Poi improvvisamente, ricordò. La soffitta. E dove se no?
Fu la prima cosa che vide. In una vecchia cornice, una foto sbiadita, usurata dalle cattive condizioni in cui era stata conservata. Ma chi vi era ritratto era imperturbabile. Quel momento, fissato per sempre, era immutabile. Loro due, insieme, felici. Abbracciati. Una coppia. Anno, 2004. Luogo, una serata lontano dai paparazzi. Nessuno all’infuori di lei e Josh aveva mai visto quella foto. Entrambi ne avevano tenuto una copia. Chissà se Josh l’aveva ancora. Una lacrima bagnò il vetro della cornice. Katie ci passò un dito sopra, e poi con forza cercò di pulirla bene. Tornata di sotto, andò in camera della sorella maggiore, ora adibita a luogo di riposo di Suri. guardò la sua bambina, ritratto vivente dell’uomo nella foto, poi si decise, e poggiò la cornice sul comodino a fianco a sua figlia. Almeno così sarebbero stati vicini. Diede un bacio a Suri e le sussurrò. “Ora papà ti protegge. Dormi, amore mio.”

Aeroporto di Burbank Glendale Pasadena, 22 settembre
L’aeroporto dei puffi. Ecco dov’era capitato. “Josh! Fermati, fermati! Non ho intenzione di saltare su quell’aereo micragnoso senza prima aver bevuto qualcosa....dai guarda lì, mi sembra l’unico posto nel giro di quache chilometro che possa vendere liquidi. Ferma il taxi!” Josh stava esplodendo. Sembrava un disco rotto. “Siamo.in.ritardo.siamo.in.ritardo.” - “Josh smettila ti prego! Già non ho dormito... in più ti comporti come un registratore difettoso! Io scendo...prendo da bere... non resisto più, fino a Los Angeles faccio in tempo a morire.” Che mal di testa. “Va bene, guarda, accetto per non sentire più questo cicalino nell’orecchio. Muoviti, se no mi vedrai lasciare i pascoli texani senza di te.” Diceva Josh, tra il riso e l’isteria. “Ti aspetto al CHECK IN!!!”. Ogni momento che passava lo avvicinava alla città proibita. Si ingarbugliò due o tre volte con le cinghie delle valige... “Dannazione! Non riesco a stare calmo, meglio che prima di arrivare mi prenda una bella ciucca.” Era impaziente di arrivare, e nello stesso tempo, era terrorizzato. Sapeva bene che il rischio di catastrofi emotive aumentava se nei paraggi c’era Katie Holmes. Eppure...volevo vederla. Lo voleva da morire. E, ammise tristemente a sè stesso, moriva dalla voglia di vedere quella bambina dagli occhi blu. Il suo volto si formava davanti ai suoi occhi un po’ troppo spesso per essere casuale. Mentre faceva il check in, si guardava attorno per cercare Diane. Concentrarsi su di lei, mai perdere di vista il concetto che lei adesso è la tua donna. “Allora! Hai bevuto? Sei più calma adesso?” – “Spiritoso. Ho preso qualcosa anche per te. Non rischieremo di morire di sete se l’aereo precipita. Ma che razza di aeroporto è questo?” Josh rise alla vista di Diane tutta trafelata, intenta come al solito a parlare a raffica. Certo, era piacevole avere lei come compagna di vita. Nel frattempo.
Il volo era lungo, noioso, fastidiosamente normale. Nessuna catastrofe, nessun incidente. Solite chiacchere con Diane, un po’ di lettura...poi il sonno. Era talmente stanco che fortunatamente per lui, non fece sogni. Quando si svegliò improvvisamente si accorse che stavano già atterrando. Voltandosi, vide Diane che dormiva tranquilla, neanche i rumori dell’atterraggio l’avevano scossa. Sperava di non aver borbottato qualche nome compromettente durante il sonno, altrimenti...sarebbe stato nei guai. “Signori e Signore, siamo arrivati a Los Angeles. Vi preghiamo di tenere le cinture allacciate finchè saranno accesi i segnali. Speriamo che abbiate fatto buon volo e ci auguriamo di riavervi presto a bordo...” Perfetto. Ora si comincia.
Aeroporto di Toledo, 21 settembre 2009
“Ti ho detto che arriverò domani, o il giorno dopo al massimo. Non so ancora l’orario esatto, e del resto non vedo perchè ti preoccupi visto che in questio giorni hai fatto decisamente di testa tua, Katie. Sai, potrei considerarlo anche rapimento. Hai portato via Suri senza dirmi niente! Ti assicuro, quando ci vediamo vorrei approfondire la questione.” Katie voleva uccidere l’uomo dall’altra parte del telefono. “Rapimento? Ho solo portato mia figlia ad un concerto e poi a trovare i nonni, dato che a momenti scorda i loro visi. Tom, basta. Non ho altro da dire, e tu continui a seguire la tua linea d’azione. Non c’è comunicazione al momento. Non voglio discutere o litigare con te, quindi ti ripeto, arriva quando vuoi. Io e la bambina staremo allo Sheraton per un po’ finchè Michael mi chiama e mi dice che la casa è agibile. Ci vediamo questa settimana, ok? Ciao.” Chiuse stancamente la comunicazione, sperando di essersi levata questo peso almeno per qualche ora. “Tesoro? Tutto bene? Non volevo disturbarti mentre eri al telefono con Tom, comunque....spero che abbiate risolto!” Sua madre sembrava così preoccupata che non valeva la pena dirle la verità “Ma certo mamma. Anzi, vi saluta! Non vede l’ora di vedere me e la bimba! Ora, salutiamoci. Venite qui!” Katie allargò le braccia per stringere entrambi i genitori. Sentì un braccino che la tirava da una parte. “Pure io saluto i nonni! Ciao nonni, bacino!” Suri si era infilata in mezzo a loro, e stringeva i suoi nonnini. Straordinario come la bambina fosse un’altra dopo tre giorni di sana normalità. “Vi chiamo appena arrivo, e ci vediamo prestissimo, lo giuro. Appena torno da Los Angeles farò scalo qui. Ormai è Suri che lo comanda!” Kathleen e Martin si strinsero fra loro, preparandosi a veder partire la figlia, anche se stavolta con una nota di speranza. “Fai buon viaggio tesoro. Chiama quando vuoi. E ricorda... c’è sempre chi ti ama.”
Avevano dormito sull’aereo, del resto non si poteva fare altro. Suri aveva un po’ giocherellato con la foto di lei e Josh. Non aveva fatto domande al suo risveglio, trovandosi la foto vicino. Katie, spaventata dalla reazione che Tom avrebbe avuto se l’avesse scoperto, gli aveva detto che Josh era...suo fratello! E ora Suri era curiosa di conoscere lo zio che aveva una faccia così simpatica, e gli occhi tanto uguali ai suoi. Katie pensò che la prima cosa da fare appena arrivata a L.A sarebbe stata toglierle la foto. L’avrebbe avuta vicino solo mentre dormiva. “Signore e signori, siamo atterrati a Los Angeles. Vi preghiamo di rimanere seduti e con le cinture allacciate fino allo spegnimento dei segnali. Ci auguriamo che abbiate volato piacevolmente con noi, e buon soggior
no a Los Angeles!”. Katie prese la mano di sua figlia. Perfetto. Ora si comincia.
Parte Ottava – The Great Beyond.
Che aria frizzante! Davvero una splendida giornata le dava il benvenuto a Los Angeles. Passeggiava per Sunset Boulevard, sua figlia per mano, la leggera brezza che le scompigliava i capelli. Che cosa poteva esserci di meglio al mondo? Purtroppo la pace dei sensi era disturbata in altro senso. Katie si voltò stancamente, aspettando che Connor stesse al passo. “Connor? Se sei stanco possiamo fermarci da qualche parte...non ti vedo molto convinto, immagino che ti sarebbe piaciuto fare questo giro con tuo padre...” Katie sembrava turbata e non troppo felice di camminare con il figlio dell’ ex moglie. “Guarda, non me ne frega proprio niente. Più sto lontano da lui, meglio è. Mio padre è uno stronzo.” Connor camminava a spalle basse, le mani in tasca, uno sguardo da adolescente arrabbiato. Ma questo era troppo! Katie trattenne a stento un risolino e frenò l’impulso di abbracciare quel ragazzo scorbutico. Non sapeva quanto avesse ragione. “Ma dai, è solamente...impegnato. Sono sicura che andate molto d’accordo quando siete soli.” Connor la guardò di sbieco. “No, tu proprio non capisci. Mio padre è un’immensa, unica, assoluta testa di cazzo. E mi ha costretto a vederlo questa settimana, io sarei rimasto a casa con mamma e Keith...Isa ci ha visto giusto. Non dovevo farmi fregare dalla promessa della moto...” da un calcio ad un sassolino, amareggiato. “Senti, Katie, mi spiace coinvolgere te e tua figlia in queste dinamiche, ma davvero sono stupito che tu ancora non abbia capito con chi hai a che fare....quando ero piccolo era accettabile, ma adesso...si crede il messia, ed è tutto preso dalle sue teocazzate su Scientology e quant’altro. È manipolatore, meschino e cattivo. Con noi soprattutto. Menomale che grazie a mamma siamo fuggiti....” Katie lo guardò, seriamente commossa dalla maturità che Connor le stava dimostrando. Connor continuò. “E se non vuoi fare la fine di zio John (John Travolta, ndr) scappa anche tu, finchè sei tempo. Voglio dire, tu sei a posto...” Sembrava imbarazzato e riluttante a farle i complimenti...ma era sincero. “E sei in gamba, puoi trovartene mille meglio di quel fallito di mio padre...” Katie sospirò, tenendo più stretta Suri, che se ne stava quieta a fianco a lei, senza mai parlare. Probabilmente intuiva che qualcosa non andava. E katie si ricodò, pensando alle parole di Connor, che niente era più vero di così. Lei era in gamba, e meritava qualcosa di meglio. Come del resto sua figlia. “Davvero, Connor, mi dispiace di sentirti così. Ma ti ringrazio delle tue parole, e soprattutto di esserti aperto così con me. Dopo tutto sono un’estranea per te, no? E, già che siamo in confidenze...sono davero felice per Nicole...tua mamma. Si merita la felicità che ha...e io mi sarei sempre sentita in colpa a pensare che forse io sono stata la parziale causa della sua depressione. Ma se puoi, dille che non ho mai avuto intenzione di ferirla. Tua madre è una grande donna, io l’ammiro molto. Mi dispiace...davvero, per come siano andate le cose.” Katie si sentì liberata di un peso. “Non ti preoccupare...ma grazie per il pensiero. Trasmetterò il messaggio a mamma, so che lei capirà...ma comunque, nessuno pensa che sia colpa tua... è solo lui. Lui e basta, che fa del male. Ora, più che fare paura, fa solo pena. Ma adesso, andiamo a spendere un po’ dei suoi soldi alla faccia sua...” Connor sembrava più allegro, e rise forte. Katie non poteè fare a meno di ridere anche lei. Certo, non era carino sparlare del proprio marito con il figliastro...però, quello che è giusto è giusto. “Sai Connor? Hai ragione...alla fine posso proprio dire...che tuo padre a volte...è veramente...uno, uno....” Katie si trattenne finchè potè, ma ad uno sguardo entusiasta di Connor si lasciò andare... “...un enorme stronzo! Ecco, l’ho detto.” Si guardarono e risero entrambi. Katie guardò sua figlia, e sperò che non avesse imparato quelle belle locuzioni. “Ehi secondo te quei fotografi laggiù hanno sentito?” Katie si sentiva molto più a suo agio ora...”Mah...spero proprio di sì! È ora che qualcuno scriva la vera storia.” Altra risata. Proprio una bella giornata. lo squillo del cellulare interruppe l’armonia. “Ehi Katie! Sono Jeanne! Benvenuta a L.A! ah te l’ho già detto? Senti, assolutamente dobbiamo vederci oggi per un brainstorming generale....la sfilata è domani sera! Sì, lo so, lo so che abbiamo passato gli ultimi tre giorni a fare brainstorming, ma deve essere tutto perfetto, vero dolcezza? Vedrai, farai un figurone...e poi con il mio aiuto non potresti mai fallire....” Jeanne Yang, la stilista con cui stava lavorando da tre mesi, era una parlatrice formidabile. Riusciva a tenere in piedi discussioni lunghissime e complicatissime per mooooolto tempo. “Ehi, Jeanne, Jeanne, frena, frena... so benissimo che oggi ci dobbiamo vedere, penso che mi siano bastati i trentamila fax che mi hai spedito stamattina.ah, e forse anche le tre chiamate che hanno preceduto questa.” Katie rise. “Cara, non ti preoccupare, tu hai fatto tutto benissimo. E dubito davvero che qualcuno possa pensare che quello che vedranno sarà frutto anche dei miei sforzi...hai fatto tutto da sola! Io presto solo il mio nome...che oggi come oggi non vale mica granchè....” – “Dolcezza, scherzi? Tu sei NATA per fare la stilista! Ti sei dimenticata quanto mi sono piaciuti subito i bozzetti che mi hai mandato il primo giorno che ci siamo conosciute? Smettila di essere così negativa e autodistruttiva, altrimenti ti mangio! “ Jeanne aveva alzato la voce di almeno tre ottave, e anche Connor si dovette allontanare da Katie.... che donna! “Comunque, ora ti saluto che è arrivata Emily con la carrellata degli accessori...e a proposito...la collana di perle con l’orchidea è speciale su quell’abitino di gros-grain crema... devi dirmi dove hai trovato l’ispirazione! O forse me l’hai già detto?” Katie alzò gli occhi al cielo, serenamente paziente. “L’orchidea è il fiore preferito di Suri, mia figlia. L’ho vista al parco botanico a Melbourne e così...ho pensato di metterla su uno degli abiti.” – “Sì, me l’avevi già detto...allora a dopo, sciocchina...bacio!” Katie chiuse la comunicazione, con un sorriso condiscendente. “Questa donna è davvero una forza della natura. Senza di lei non avrei mai trovato...” si rese conto che c’era Connor ad ascoltarla, e forse non era il caso di rivelargli certi dettagli intimi della sua recente trasformazione. Si schiarì la voce. “Comunque, dobbiamo sbrigarci a scialaquare i soldi di paparino, perchè alle tre, come avrai sentito, ho una riunione. Prima però voglio trovare il tempo di farti un regalo Connor...” Connor alzò le mani al cielo. “Ehi, ehi piano. Non mi merito tanta carineria...” Katie lo guardò con un’espressione seriocomica. “Sì Connor. Dopo tutto, sei l’unica persona che mi ha lasciato dire che Tom è uno stronzo...ti meriti questo e altro...dai andiamo....” Ridendo, si avviarono a passo spedito per il Boulevard. Nuovamente il trilo del cellulare li fece sobbalzare. “Questo è tuo padre. A forza di parlarne gli saranno fischiate le orecchie...aspetta che ora gli dico...ah no, è di nuovo Jeanne. Dimmi tutto cara!” – “Katie tesoro, scusami, ma visto che ultimamente ti ho visto così frizzante...anzi, visto che sei nuovamente nel mondo dei vivi” – piccola risata. Jeanne aveva davvero un tatto assurdo. – “stasera devi assolutamente andare alla sfilata di Peter Tsai. È un mio amico, gli ho parlato di te e vuole incontrarti. E poi, devi capire che questa è la settimana della moda a Los Angeles. Noi addetti ai lavori dobbiamo sempre essere informati su tutti gli eventi. Per cui tesoro, preparati ad una settimana infernale. Tutte le sere sfilate, party a iosa! Sei pronta ad essere strapazzata?” Jeanne attendeva una risposta titubante. Katie fece un largo sorriso. “Certo, contaci. Dopo tutto adesso sono un’insider non è così? A patto che possa portare mia figlia...no Suri, no party. “ Suri tirò su la testolina a sentirsi nominata. “Dove andiamo, mommy?” Jeanne, dall’altro capo del filo non sembrava entusiasta all’idea di una marmocchia in mezzo ad abiti da diecimila dollari...tuttavia assentì con un sospiro. “Voi mamme moderne, sempre pronte a scarrozzarvi il pupo. Ah, Katie...l’invito è solo per te... purtroppo Peter aveva solo un posto, ok la bambina, ma per Tom temo sia impossibile.” Katie cercò di fingersi dispiaciuta. Cosa non facile. “Peccato, ma sai, penso che capirà. E poi la moda non è esattamente il suo campo...” Lei e Connor si scambiarono un’occhiata reciproca, Il signor Cruise non aveva quello che si dice un senso dello stile...Anche Jeanne sembrava sollevata. “Bè, allora sarà per la prossima volta! Quanto a te...a che ora ti mando l’autista?”
Josh si preparò a scendere dalla macchina, leggermente nervoso. Finalmente, era a Los Angeles! Il momento tanto temuto era arrivato...e passato. Certo, non si aspettava di trovare Katie all’aeroporto, ma diamine, frequentavano gli stessi posti e non era ancora capitato l’incontro. Lui e Diane stavano allo Sheraton...e da quanto aveva sentito, anche Katie alloggiava lì...ma per uno strano scherzo del destino, non si erano ancora visti. Leggermente sollevato da una parte, era furioso dall’altra. Come mai tutti i segnali gli avevano sbattuto Katie di fronte agli occhi e adesso che poteva vederla non succedeva? Tutta la mattina era andato in giro con il collo teso, per lo sforzo di guardarsi attorno...la cercava, senza tregua. Il telefono interruppe queste sue piacevoli riflessioni. “Signor Jackson, spero nessun problema con il cambio di programma. Come lei sa, stasera da Larry ci va Condoleeza Rice...e sa com’è, quando si tratta di un personaggio del governo uscente...il cinema passa in secondo piano.” Patrick Loewe, assistente del Craig Ferguson Show, era molto preciso. “No, no si figuri Patrick. Anzi, meglio così, il cambiamento ha giovato anche a me, e poi capisco benissimo. Comunque sarò da voi fra un quarto d’ora, abbiamo tempo per il trucco e il resto?” – “Certo, mister. Appena arriva, la faccio venire a prendere da Paula, le spiegherà tutto lei... la signorina Kruger è con lei stasera? La potremmo far accomodare tra il pubblico, o magari organizzare un’entrata a sorpresa...” Josh spense subito gli entusiasmi. “No, Diane non c’è... stasera non stava molto bene... comunque grazie della richiesta. Arrivo!” Josh chiuse la comunicazione, e pensò di chiamare Diane... era un po’ che non la sentiva, e cominciava ad essere preoccupato dal fatto che lei non chiamasse. Niente telefonate uguale guai. Probabilmente non era abile abbastanza da riuscire a nascondere la frustrazione per quel problema di prima. “Ehi D, sono io. Come stai? Non ti ho sentito, ero preoccupato. Io sto andando al Craig Ferguson Show... mi manchi. “ Josh cercò di asciugarsi le mani sui risvolti dei pantaloni. Non era mai stato bravo a mentire. “Josh! Io tutto bene, insomma, sto cercando di sopravvivere alla peste bubbonica, ma penso che me la caverò... sono felice di sentirti...più di buon umore. E...anche tu mi manchi... quando finisce vieni subito da me, vero?” Colpo di tosse. “Certo tesoro...ti avviso caso mai dovessero esserci problemi...a dopo. Cerca di riposare...ne hai bisogno.”
Arrivato agli studi, Josh notò subito la massa di fotografi appostata davanti all’ingresso. Peccato che sarebbero rimasti delusi di trovarlo solo, visto che il principale scopo per cui gli davano la caccia era Diane. Era troppo modesto da pensare che fosse lui solo la causa dello scalpore...e anche perchè in quel momento si trovasse nella stessa città di una sua celebre ex fidanzata. “Josh, ehi josh! Guarda qui, ti spiace! Dove hai lasciato Diane? C’è già aria di crisi tra voi? Gelosa, la pupa, eh?” Uno dei fotografi arroganti di USA Today si sporgeva proprio davanti a lui, e a Josh venne una gran voglia di spaccargli il muso. “Bè amico, almeno qualcuno di me è geloso...” rispose Josh con un gran sorriso. Il fotografo si zittì all’istante. Una rossa apparve alla porta. “Mr Jackson? Mi segua, mi scusi se l’ho fatta indugiare...non è piacevole essere esposti al ludibrio. Io sono Paula...le spiegherò tutto mentre saliamo. Cominciamo fra una mezz’ora!” Paula lo trascinò per gli studi, parlando a raffica di tutte le usanze dello show. Josh ascoltava distratto, conosceva Craig Ferguson e sapeva come lavorava. Gli piaceva, e tanto bastava. Arrivati alla sala trucco, finalmente Paula smise di parlare... “...il sessanta pecento dello share!Comunque, ora la lascio in mano ai nostri collaboratori. Passo a riprenderla fra una decina di minuti!!” gridò, mentre stava già parlando con l’auricolare in mano con chissà quale altro tizio. Josh entrando, tirò u n sospiro di sollievo, e ancora voltato verso la porta disse “Però! Spero che la paghino per ogni parola che le esce dalla bocca.” – “Lo spero anche io tesoro....” una voce familiare lo fece sobbalzare. “STEVE? Ma cosa ci fai qui? Io ti avevo lasciato a Vancouver...come ci sei arrivato qui?” Steva fece un passo ancheggiato “Tesoro, per vie traverse e misteriose.... Mi ha mandato qui Paul, genio. Voleva che trovassi qualcuno di familiare in questa giungla d’asfalto. Ed eccomi qua!” Steve fece una piroetta, suscitando l’ilarità di Josh. “Davvero, amico. Sono felicissimo di vederti! Finalmente una persona che conosco e che posso prendere a cazzotti nel caso la situazione lo richieda...” Josh e Steve si abbracciarono. “Spiritoso! Senti, non sono qui solo per farti da punching ball e/o tuttofare...sono qui anche in missione diplomatica. Tu sai quale macroscopico avento comincia stasera, vero? dimmi di sì, perchè non potrei sopportare una tua mancanza.” Josh strabuzzò gli occhi. “Il Superball? La fine del mondo? La coppa mondiale di Quidditch?” Steve alzò gli occhi al cielo e finse uno svenimento. “Oddio, certe cose non si possono proprio sentire. Stasera comincia la Fashion Week di Los Angeles! La settimana della moda più pazza del mondo!” Steve aveva un entusiasmo che a Josh non arrivò. “E su quale pianeta la cosa mi dovrebbe interessare?” Steve stava per ricrollare a terra. “Josh, non puoi bestemmiare così. Io credevo di aver allevato una persona sensibile, ma mi stai dimostrando l’inutilità di tanti anni di lavoro! Io ti ho creato icona della moda, non puoi non farti vedere lì! E, pensa che bello, stasera ho già gli inviti per la sfilata di...Peter Tsai!” Steve rimase con la bocca aperta in un espressione di autentico giubilo, e Josh lo guardò inerte. “Mi spiace Steve, ma non penso che potrò venire. Per quanto la cosa mi...ehm, ecciti stasera avevo altri programmi...Diane è a casa malata, pensavo di tornare da lei dopo lo show...” Steve lo afferrò velocemente per il braccio, e assunse un’espressione addolorata. “Josh, non farmi questo, non puoi lasciarmi andare da solo! Il personal assistant che va ad una sfilata senza il suo assistito...non si è mai sentito! E poi sarà favoloso, ci saranno tutti, e dico tutti!!!! Thandie, Selma, proprio poco fa mi dicevano che non vedono l’ora di vederti! E daiiiii! Non fare il pantofolaio, Diane capirà...a volte penso che lei sia la più dotata fra voi...ma poi mi ricredo subito.” Steve non aveva molta simpatia per Diane, e Josh non poteva farci nulla. La chiamava “il cornetto” perchè, a parer suo, era molto fredda. Strano, aveva sempre pensato Josh, e pensare che è una calda... si riscosse da quei pensieri poco ortodossi e si decise. Dopo tutto Steve aveva ragione. Lui adorava queste cose, e Diane avrebbe certamente capito, visto che lei era la prima quando c’era da assistere ad eventi del genere. “Aspetta, un momento, hai detto, Selma? Vuoi dire Selma Blair? Ehi è da un po’ che non vedo quella ragazza, dai tempi di Cruel Intentions...ok, ragazzo mio...mi hai convinto... ci sto!” Josh tirò una pacca delle sue sulle spalle si Steve, che si piegò a metà. “Ehia! Bene allora! Chiamo subito l’autista, appena siamo fuori si parte! Destinazione, Downtown Smash Box industries!” - “Ehi, ehi, ma io devo cambiarmi prima...come faccio?” Steve lo guardò sornione. “E io cosa ci sto a fare secondo te? Ti ho portato già il ricambio. Sono o non sono il miglior assistente del mondo?” Josh sorrise, scuotendo la testa. “Assolutamente.”
La calca di fronte allo Staples era allucinante. Le macchine a malapena passavano, limo, BMW, tutte erano intasate in un unico grande ingorgo. Katie, seminascosta da un paio di grandi occhiali da sole, guardava la folla assurdamente rannicchiata di fronte agli ingressi. I fotografi erano centinaia, forse migliaia. Ma da quanto non andava ad un evento pubblico? Di solito affrontava i tappeti rossi imbottita di codeina. O almeno, quella era stata la sua abitudine indotta negli ultimi anni della sua vita. Ma da lucida, non assisteva ad un evento da circa tre anni. Ritrovarsi in mezzo a quella folla, essere di nuovo al centro dell’attività pulsante era un bel colpaccio. Tristemente guardò il sedile vuoto a fianco a lei. Tom non aveva permesso che Suri andasse alla sfilata con lei. Già era tanto se le aveva permesso di uscire, isterico com’era. Connor era fuggito, fortunatamente per lui, senza neanche salutare il padre. L’aria che si respirava a casa era mefitica, e Katie pensò con rabbia alla bambina che si era lasciata alle spalle. Anche questa, non gliela avrebbe fatta passare liscia. “Signorina, vuole che accendo la luce dietro? Non deve vederci molto con quei occhiali....” George la scrutava dal sedile davanti. Forse stava pensando che non era vestita abbastanza decentemente per andare ad una sfilata. Ma che cavolo, ormai era una stilista, qualsiasi cosa avesse messo, persino un sacco dell’immondizia, avrebbe fatto tendenza. “No, sto bene, grazie. Ehm, fra quanto potrò scendere?” cercò di controllare la lieve nota di panico che si avvertiva nella sua voce. “Fra un minuto signorina..la signorina Yang la aspetta all’ingresso sul retro. Forse sarà più al sicuro da tutti i paparazzi...non mi sembra molto...tranquilla.” Katie dovette scendere dalla macchina con l’aiuto di George. Le tremavano un po’ le ginocchia. “Grazie...Ehm, adesso penso di potermela cavare.” neanche un minuto per sistemarsi e l’imperiosa voce di Jeanne rombò da sopra le sue spalle.
“KATIEEEEEE!!! Sei arrivata, finalmente! Sei adorabile vestita così, aspetta che gli sciacalli là fuori ti vedano e tempo una settimana tutte le ragazzine d’America vestiranno come te! Io non mi sbaglio mai, quando si parla di stile...EMILY!” ruggì Jeanne, e una ragazzina minuta spuntò fuori da dietro un paravento. “Si signora Yang?”- “Spiega a Katie tutto quanto, e falla accomodare, mentre io preparo il nostro ingresso senza che i maledetti paparazzi ci becchino...ci sarà tempo per le foto...dopo, al party.” Katie sobbalzò... “quale party? Io non sapevo di nessun party! Jeanne, scusami cara, ma per ogmi mi basterà la sfilata...va bè che sono tornata nel mondo dei vivi, ma la vita me la devi dare a piccole dosi!” Katie era terrorizzata. Jeanne fece una fragorosa risata. “Non ti preoccupare tesoro, andrà tutto bene. Nessuno ti mangerà stasera, è probabile. E poi qualcosa mi dice che non te ne vorrai andare dopo aver visto quante belle persone ci sono la dentro.” Jeanne fece un’occhiata strana. Cosa intendeva? “Avanti, io ti precedo, devo cercare Peter...ti adorerà! E poi lo devo invitare alla nostra sfilata, ricordi? A dopo!” senza neanche aspettare una risposta, Jeanne si volatilizzò, lasciando Katie da sola con la piccola Emily. “Ehm, signorina Holmes? Vogliamo andare? Lei è seduta in prima fila, accanto a Selma Blair, e ad un tizio chiamato Steve Grady... ha preso due biglietti, non sappiamo chi sia....forse un personal assistant di qualche star...” Emily cercava sul suo block notes, l’aria tutta concentrata. “Ecco, sì, la sfilata comincia fra poco, poi ci sarà il party a Westwood complex...ma se lei non vuole andare, penso che la signora Yang sarà felice di farla portare a casa... comunque, mi segua.” Lo stanzone adibito alla sfilata era enorme. La passerella si stagliava bianca, in un ambiente completamente dipinto di nero. Una moltitudine di gente era già seduta.addetti stampa, fotografi, critici, attori e attrici. Riconobbe Anna Wintour, e Franca Sozzani, la direttrice di Vogue Italia. Vide Valentino, addirittura. Katie si risollevò d’animo. A quanto pare si cominciava con una sfilata di serie A. Vide Selma Blair che le lanciava dei cenni. Cercando ancora di vedere chi altro ci fosse, Katie si avviò verso il suo posto. “Ehi! Ciao, Katie!!! È passato un secolo dall’ultima volta, no? Saranno 10 anni!!!” Selma la abbracciò forte, e Katie ricambiò di gusto! “Selma, sei...bellissima! e non sei cambiata per niente! È meraviglioso rivederti...sì, saranno almeno dieci anni.... “Katie si oscurò al pensiero di quanto tempo fosse passato. Il ’99 era un anno vivido nei suoi ricordi... per tanti motivi. Fortuna che aveva gli occhiali da sole, chiunque avrebbe potuto leggere chiaro e tondo il nome di una certa persona nei suoi occhi. “Ehi Katie, non immaginerai mai chi sta per arrivare....”Katie non fece in tempo a sapere chi, perchè le luci calarono di botto, e iniziò una musica assordante, in attesa dell’inizio vero e proprio della sfilata. Riuscì a cogliere solo le ultime sillabe... “...osh! ma ci credi! Non è pazzesco? Tutti qua, dopo tanti anni...anche se credo che tu l’abbia visto più di me, no? Ehi, come mai non c’è tuo marito con te?” Doveva urlare per farsi sentire, e Katie era ancora intenta a capire quale fosse la persona a cui Selma alludeva. “Cosa? No, lui, non è potuto venire...anche Suri, mia figlia...volevo portarla, ma....forse è meglio così, che non sia venuta intendo....” – “Eh già, ti immagini una bambina in questo porcaio? Che casino...e comunque mi hanno detto che questo Peter Stai, Thai o come diavolo si chiama è da urlo! È lo stilista più quotato della prossima stagione...tutti vorranno accaparrarsi una sua creazione...anche se io non ne ho mai vista una!” Katie seguiva per metà il discorso di Selma, perchè era intenta a cercare Jeanne. La vide dall’altra parte della passerella, con un morettino basso. Forse era lo stilista. Anche jeanne la notò, e con le mani le mandò il segno di ok, e poi fece tre con le dita. Tre minuti, quindi, e la sfilata sarebbe cominciata. In effetti vedeva tutti quanti o quasi accomodati. Tranne quei posti a fianco a lei, ancora vuoti.
Quando la sfilata ebbe inizio, Katie si sentì finalmente tranquilla, serena, nel suo mondo. La musica dei Morningwoods rimbombava per la stanza, e lei era talmente euforica da cominciare a battere il tempo. Prima che potesse uscire la prima modella, le luci cambiarono ancora, e si fecero di un bianco accecante. Sentì un fruscio dietro di lei, ma non si voltò, intenta com’era ad osservare le luci. Poi, nello spostarsi gli occhiali dalla testa, le caddero per terra. Imprecando, si chinò per raccoglierli, e nel tornare seduta fu allora che lo vide. anche lui era voltato dall’altra parte, e doveva essersi mosso per la caduta dei suoi occhiali. All’improvviso, fu come se tutti i rumori della stanza fossero cessati. Lei non riusciva a credere a quello che vedeva. Josh, in carne e ossa, non frutto delle sue infinite fantasie degli ultimi tempi, era lì seduto a fianco a lei, come se ci fosse sempre stato. Al momento, Katie riusciva a pensare solo a due cose. La prima, è quanto fosse bello e perfetto l’uomo che le stava a fianco. La seconda era una semplice regola della vita: mai smettere di pensare a lui, neanche per un istante. Perchè è proprio in quell’istante che lui apparirà.
Josh fissava la ragazza che le stava a fianco, sbalordito, confuso, scioccato, sorpreso. Passati quei magici secondi, la musica ritornò nella stanza, e tutto ricominciò a scorrere. “Katie? Non ci posso credere...sei tu?” – “Josh, io...tu....sei qui?” incapaci di muoversi, o anche solo di parlare, visto che la sfilata stava proseguendo, si presero la mano, in un imbarazzato tentativo di stretta. Quando si toccarono fu come una scarica elettrica che percorreva entrambi i ragazzi, che allontanarono subito le mani. “è davvero...bello vederti!” sussurrò Katie, gli occhi fissi in quelli di lui. o dio, che frase stupida, ma non riusciva a trovare qualcosa di meglio da dire. Josh era ancora scosso, e sembrava immobilizzato nella posizione in cui era. Si ricordò che era in un luogo pubblico, che aveva ancora tutti i vestiti addosso, che sapeva parlare. “Sì. Sì, anche per me.” Era davvero troppo bella. Il cappello, gli occhiali, la sciarpa. Tutto sembrava casuale, eppure era perfetto. Il suo viso. Concentrati Josh, non pensare a cosa vorresti farle. Erano talmente imbambolati l’uno negli occhi dell’altro che anche i vicini si resero conto che qualcosa non andava. Selma si sporse oltre Katie. “Josh! Ehi ciao!! Non posso parlare ora, ci parliamo dopo! Comunque è davvero grandioso rivederti! Sei davvero uno strafigo!” sussurrò Selma a Josh, che ricambiò con una risata sussurrata e forzata. Dovevano piantarla di fissarsi così, non era normale. Josh si schiarì la voce, e fece una risatina. “Bè, questo è quello che succede quando ci si rivede dopo tanto tempo.” Katie si riscosse anche lei, e smorzò una risata. “Già. Davvero bizzarro rivedersi qui. Comunque... non sarebbe male se potessimo avere una vera conversazione dopo...sai, non sento molto con questo casino...” Josh si disse d’accordo ed entrambi tornarono apparentemente a guardare la sfilata. Ma entrambi continuavano a lanciarsi occhiate divertite. Certo, non c’era spettacolo migliore di quello che avevano al proprio fianco.
L'incontro
Dopo un tempo che sembrava infinito, Katie comprese che doveva esserci una pausa solo dal fatto che non c’erano più modelle che le passavano davanti agli occhi. Dovette ammettere a sè stessa che non aveva seguito molto. Anche Josh si rese conto che qualcosa stava cambiando solo per via delle luci e delle persone che iniziavano a muoversi attorno a loro. Selma si alzò stiracchiandosi, “Katie? Katie, tutto bene? Io vado a prendere qualcosa da bere...ma prima...ciao JOSHUA!” si lanciò letteralmente su di lui, e Katie sentì una fittà di veleno attraversarle la pancia. Ma cosa le stava capitando? Com’era possibile fosse gelosa? “Ehi, ragazza in gamba...ma non siamo per niente cambiate?” Josh la abbracciò a sua volta, sempre teso come una corda di violino. “No, come tu sai bene, io non cambio mai...sempre la solita! È davvero strano rivedersi tutti qui dopo secoli, no? Dobbiamo farlo più spesso! E devo chiederti un sacco di cose di tutti, se li senti ancora.... insomma...sapere come va la tua vita!!! Quando ci saremo sentiti....quattro mesi fa?” Katie era sempre più sconvolta. Lei e Selma non si vedevano da dieci anni e sembrava normale...Josh non la sentiva più da quattro mesi e sembravano secoli? C’era qualcosa che non quadrava, ma dopo tutto sapeva che Josh era stato molto più bravo di lei a mantenere i contatti. Josh ridacchiò imbarazzato, desideroso di tagliare quella conversazione al più presto prima che tirasse fuori cose di cui non aveva voglia di parlare specie in quel momento. “Già...dai, vai a prendere da bere, ci si vede dopo... “ – “Ok! Katie prendo qualcosa anche per te, perchè mi sembri...un po’ scossa.” Selma se ne andò via con un sorrisetto eloquente. I due ragazzi si ritrovarono improvvisamente soli. Josh si rimise a sedere. “Dunque”... Katie si era di nuovo persa nei suoi occhi. Sapeva di non poter fingere a lungo con lui, e i suoi pensieri erano trasparenti. Trovò conveniente rimettersi gli occhiali da sole. “Allora... siamo qui. Da quanto?” - “Da due giorni.” Spiegò lui. – “Io da tre. Sai sto seguendo un progetto...ma non fa niente. “disse Katie, poco propensa a parlare di cose banali quando c’era Josh li con lei. Lui la guardò di rimando. “Sai, sei molto cambiata... ma in fondo sei sempre tu, no?” – katie non sapeva cosa rispondere. L’ultima volta che aveva parlato con quell’uomo non era esattamente lei stessa. Al suo teatro, si ricordava. Ma l’ultima conversazione, reale che aveva avuto con lui risaliva...al 2005. E non era un bel ricordo. “Già, posso solo credere di sì. Anche tu sei cambiato...sei...insomma, stai bene.” – Josh ritrovò il sorriso. “Sì, me la cavo. Sempre in pista sai...niente palestra quando fai un lavoro come il nostro...allora, sei qui...da sola?” Josh abbassò la voce come se temesse che qualcuno potesse sentire. “Sì, sì---Tom, non è venuto. E Suri dorme ormai...in albergo. Già.” Katie abbassò gli occhi. Non voleva parlare di Suri davanti a lui, non quando lui si mostrava così interessato . “E tu sei qui...da solo?” Josh si sistemò la sciarpa. “Sì, sai Diane..è...malata.” pronunciava le parole molto lentamente, completamente rapito dal movimento della bocca di Katie. Gli occhi non riusciva a vederli, lei si era nascosta dietro gli occhiali. “Bene. Cioè...mi dispiace che sia malata, ecco.” Si corresse subito Katie. Ecco. Sembrava avessero esaurito gli argomenti banali di cui parlare. Tutte le cose che volevano realmente dirsi premevano dal fondo dei loro cuori. Ma erano ancora troppo scioccati, e troppo vigliacchi per dirsele. D’impulso, Josh le tolse gli occhiali. Quel breve contatto fisico fece di nuovo rabbrividire Katie, che respirava sempre più veloce. Ora che era allo scoperto si sentiva vulnerabile, mentre Josh la guardava negli occhi. “Ehi...mi sei mancata.” Disse, prendendola da dietro le spalle. Era troppo. Ma paradossalmente il battito decellerò, e non appena lui posò le sue mani sulla sua schiena, tutte le sue ansie sparirono. Si sentiva di nuovo viva. Lo guardò di rimando. “Anche tu.” Si sorrisero, finalmente spontanei. “Ehi, ragazzi, di che stavate parlando? Di film porno? Siete tutti rossi in faccia...” Selma era tornata, con il suo humour al vetriolo. Katie e Josh, ora più a loro agio, distolsero lo sguardo l’uno dall’altro. “No, ma che dici...niente, dicevamo quanto è strano vedersi di nuovo qui,....” rispose Josh per tutti e due. Selma lo guardò comprensiva. “Sai, il destino...non si può mai prevedere.” Disse e si rimise a sedere. Josh riflettè su quella parola, e così fece Katie. Già, il destino.
La successiva parte di sfilata passò in un batter d’occhio. Josh e Katie sembravano tornati quelli di un tempo. Ora, più di prima, rivolgevano la loro attenzione ai vestiti, e tra le battute di Josh e i commenti di Katie, ci fu molta agitazione in quella parte di pubblico. Katie rideva, di nuovo felice, di nuovo sè stessa. La luce che aveva intravisto un mese prima ora splendeva forte dentro di lei. Ora che lui le era di nuovo accanto, anche solo per un’ora. Alla fine dell’evento, Jeanne si avvicinò, portando purtroppo un paparazzo con sè, che vedendo Katie e Josh insieme sembrò come impazzito. Katie, ancora radiosa per l’incontro appena avvenuto, non si rese conto di quello che faceva e così neanche Josh. “RAGAZZI! SIETE FAVOLOSI INSIEME, mettetevi così! Questo è da prima pagina, porcaccia, che colpo! Siete stupendi! Sorridete!” senza pensare alle conseguenze, Katie e Josh ebbri di gioia si misero in posa. Erano insieme, erano insieme, erano INSIEME! Non riuscivano a pensare a niente. Jeanne disse qualcosa a Katie, qualcosa riguardo alla macchina per riportarla indietro. Katie non ascoltò più di tanto. “...e noi ci sentiamo domani, capito tesoro? Vogli sentire cosa ne pensi di Peter, lui è dovuto andare, si scusa...sai tutte le conferenze stampe....domani comunque lo conoscerai meglio e mi dirai cosa ne pensi della sua collezione...anche se non avrai seguito molto mi pare....” disse lanciando un’occhiata chiarificante a Josh. “A domani tesoro...divertiti.” le disse e se ne andò.
Ehi, non vieni al party vero?” le chiese Josh mentre stavano parlando. “No...devo andare.... sai, domani è una giornataccia... con Jeanne che mi aspetta, e tutto... perchè tu ci vai?” una nota di speranza. Josh fece cenno di no, con la testa. Katie si sentì sollevata, non sapeva perchè. O forse sì. “Dove stai?” chiese Josh, pur sapendo la risposta. “Allo Sheraton.” Josh finse la sorpresa. “Veramente? Anchio!” il sorriso di Katie si illuminò ancora di più se era possibile. “Non è possibile.... è sbalorditivo!” Josh la guardò ancora, sempre ridendo. “No, Katie. Tutto questo è magnifico,pazzesco...assurdo, straordinario.” Katie abbassò lo sguardo. Lui la faceva sempre sentire nuda, dentro e fuori. “Già...bè allora, andiamo!” Josh si alzò in piedi e le porse la mano. “Permette signorina?” Katie ebbe un tuffo al cuore. Credette di morire. Quel gesto...tremante gli diede la mano, e insieme, uscirono dallo stanzone. Schiacciati in mezzo alla folla, si dovettero tenere stretti per non venire trasportati via. E in quei momenti in cui nessuno li guardava, tramite il contatto delle mani tentarono di trasmettersi tutto quanto non si erano potuti dire prima. Fuori dallo Staples, altri paparazzi li bloccarono sul tappeto rosso, in estasi per un loro reincontro. E chi potev a essere più estasiato di loro? Inconscienti, troppo felici della loro reciproca vicinanza, non si curarono del fatto che le foto sarebbero andate in prima pagina. Josh, felice di poter avere una scusa per avvicinare il suo corpo a quello di lei, la prese per le spalle. Entrambi sorridevano. Lui radioso, lei splendidamente timida. Tutti e due occhialati, tutti e due addirittura con le sciarpe uguali. Quando lo avevano notato, si erano messi a ridere istericamente, come se anche questo fosse un segno del destino. Il destino che per tanti anni avevano tentato di evitare.
“Ehi...allora io ti lascio nelle mani di George...” Josh la accompagnò alla macchina, dove il fido George li aspettava. Sembrava una scena di tanti anni prima....”Grazie... davvero. E comunque. Ci si vede in hotel!”Katie non si rese conto subito di quello che aveva detto, ma vide Josh guardarsi le scarpe e capì la gaffe. Ma perchè tutte le cose che diceva sembravano avere un doppio senso? “Cioè...in questi giorni.... ci si prende un caffè, sai...fra un impegno e l’altro!” nessuna menzione ai rispettivi compagni. Non aveva importanza. Josh sorrise. “Certo...a presto, Katie Noelle Holmes.” Solo lui la chiamava ancora così. Si chinò a darle un bacio sulla guancia, e Katie chiuse gli occhi, cercando di farsi trasportare dalle memorie che quelle labbra portavano con sè. Gli dedicò un ultimo sorriso, e sfiorandogli la guancia, salì in macchina. Josh la guardò andare via. E d’improvviso, si sentì volare. Dritto nell’immenso oltre.
Driiiiiiiiiiiiiiiiiiin! Katie/Josh: Pronto? Tom/Diane: “Allora, hai acceso adesso il cellulare? Ti pare? Com’è andata?” Katie/Josh (pensando ai rispettivi volti, ai momenti della serata passati in compagnia l’uno dell’altro) dopo una lieve esitazione. “Bene. È andato tutto...perfettamente...bene.”
Parte Nona – Extreme
“Tesoro...tesoro, mi senti? Perchè stai sorridendo come un’idiota?” Diane scuoteva Josh, che dormiva beato. Certamente stava facendo un bel sogno. “Josh, santo Dio, alzati e piantala di sorridere a quel modo. Svegliati, dai...mi sembri impazzito.” Josh si scosse bruscamente. “Eh, cosa? Chi? Cazzo, stavo sognando Diane... lasciami dormire.” Voleva tornare al sogno: protagonisti, lui, Katie, una coperta...”Bè, smettila. Io non sto ancora bene, e vorrei che tu mi accompagnassi in farmacia. Ci sono i paparazzi giù, non mi va che mi saltino addosso senza il rispettivo scudo. E poi detesto che tu dormi quando io non riesco. E devi anche raccontarmi di ieri sera, i tuoi mugugnii di stanotte non valgono come resoconto...” Sedeva scocciata, le gambe incrociate sul letto. Josh si arrese, e a malincuore dovette dire addio alla sua fantasia. Si mise a sedere sul letto, gli occhi semichiusi e un ‘espressione poco felice sul viso. “Certo donna che quando sei malata sei insopportabile. Davvero, ora capisco perchè i tuoi si preoccupavano di non farti ammalare... e sono solo le SETTE DEL MATTINO? Diane... tesoro mio, luce della mia vita, perchè diamine mi alzi alle sette del mattino, quando sai che io devo dormire almeno nove ore quando sono in vacanza, altrimenti non mi ricordo neanche come mi chiamo? Per caso, hai presente che ieri sera sono tornato tardi? maledizione...” ma Diane non sembrava ascoltarlo, e visto che lui si era alzato, aveva aperto tutte le tende, e si muoveva frenetica per la stanza, cercando i suoi vestiti. “Certo, certo, il signorino non vuole essere svegliato. Il signorino deve dormire nove ore dopo che si è andato a divertire senza di me. Non mi provocare, Joshua, stamattina come tu puoi vedere sono piuttosto isterica. ALZATI INSOMMA!” - “Diane, santo dio, calmati? Cos’è che ti rode? La febbre, oppure il fatto che ieri sono andato ad una splendida sfilata senza di te?” Josh si divertiva a provocarla, dopo tutto doveva vendicarsi di essere stato svegliato. Certo, si sentiva un po’ in colpa ad aver fatto quei sogni, e soprattutto era leggermente stranito di averli fatti...ma che ci poteva fare? Non si può controllare il subconscio. Fortuna che non teneva un diario dei sogni.... “Ah, è così è? Mi rode, mi rode....te lo faccio vedere io!” Con una rincorsa, Diane saltò sul letto, e aggredì Josh, cercando di morderlo da tutte le parti. !”Ahia! Fermati, smettila, per carità, mi fai il solletico....Aha, ihi...no, no ti prego basta, ho capito, ho capito.” Approfittando di un breve momento di distrazione di Diane, Josh preparò il contrattacco. Con uno scatto felino la immobilizzò e cominciò a sfregarle la testa, sapendo quanto le dava fastidio. “Eh, che dici adesso? Ti arrendi?” Diane urlava come una matta. “Maledetto, me la pagherai.... ora andiamo. Devi scontare la pena, scegli. O mi accompagni adesso in farmacia, sette del mattino o no, oppure rimarrai in bianco a vita. Allora? Che decidi?” Ancora scarmigliata, con le braccia incrociate Diane era comica...eppure, forse non stava scherzando. “Ok, ok, ti accompagno. Non credo che tu possa resistere nel tuo proposito di farmi andare in bianco tutte le notti...io sono l’amico delle donne, lo sai...” con una risata Josh si alzò dal letto, e sulla via per il bagno, diede una pacca a Diane, che si finse scioccata. “Figurati, gasato che non sei altro. Sarai anche carino ma non mi sottovalutare. “ Sentendo Josh che rideva e cantava sotto la doccia, Diane sembrava indispettita. “E com’è che sei così di buon umore stamattina? Ridi quando dormi, canti sotto la doccia...da quando? C’è qualcosa che devo sapere?” Josh continuò a sghignazzare, e mise la testa bagnata fuori dalla doccia, visto che Diane era lì fuori che aspettava una risposta. “Ma è la tua vicinanza tesorino... sono sempre felice di avere a fianco una così simpatica borbottona...” – “Io non borbotto AFFATTO!” Diane sembrava scandalizzata. “Certo, certo...come vuoi tu tesoro...borbottona mia.” Josh si lanciò in un’imitazione efficace di Diane. “Oddio, ho la peste bubbonica! Josh alzati, dobbiamo andare in farmacia, anche se sono appena le tre di notte! Uffa, odio L.A. odio tutti!” continuava a dire, con la voce in falsetto, cosa che fece ridere Diane, anche se voleva sembrare arrabbiata. “Io non parlo così...non sei per niente un bravo attore, sai caro? E comunque, sbrigati, perchè si sono fatte le otto...daiiiii!” . “Certo, freulein. Come desidera la borbottona di casa” disse Josh richiudendosi in doccia, un sorriso sulle labbra. Oggi si sentiva davvero pieno di energia.
Le strade erano fortunatamente abbastanza deserte. La città che non dorme mai a quanto pare si appisolava verso quell’ora del mattino. Josh e Diane camminavano allegri, soprattutto Josh, che osservava ogni cosa come se fosse nuova. E poi era stato bravo, aveva cercato Katie solo nella hall dell’albergo, e con noncuranza. Nessuno avrebbe capito che cercava qualcuno...certo, forse si sarebbero chiesti come mai sussultava quando vedeva una qualsiasi ragazza bruna venire verso di lui. ok ok...doveva ammetterlo, non sarebbe stato affatto bravo come detective privato. Per questo faceva l’attore! Si ritrovò a ridere da solo. Diane lo guardò di sottecchi. “Allora! Ancora che ridi da solo, ma mi vuoi dire cosa ti succede? Anche prima, in albergo. Non so, sembravi un tizio fuori di testa... non è che sei tutto fatto per caso?” – “Ma va, sono solo felice di essere a L.A! tu no?” Josh la prese sotto il suo braccio. Povera piccola Diane. Per quanto pensasse a Katie, ora che l’aveva rivista, nella sua testa continuava a ripetersi che era Diane la ragazza che meritava il suo amore. Gli era stato vicino quando nessuno aveva accettato di farlo. Era stata davvero un toccasana, e adesso non si meritava questi pensieri adulteri...ma Josh, nonostante se lo continuasse a ripetere razionalmente, non poteva fare a meno di averli. E poi, sapeva bene che pensare e avere fantasie era una cosa...ma la realtà era un’altra. Quindi poteva solo augurarsi che nella realtà lui e Katie tornassero ad essere almeno buoni amici. Diane continuava a parlare, e Josh cercò di rifocalizzare la sua attenzione. “...con questo vento, almeno a New York si è più riparati. E poi mi da fastidio non avere niente da fare in questi giorni. Nessun provino, nessun’intervista, niente di niente. Ma quand’è che si accorgeranno di nuovo di me?” – “Tesoro, le cose verranno piano piano...ti ho detto, non essere fissata con la carriera, tanto sai bene come me che ti chiameranno presto, e sarai così piena di impegni che ti pentirai di aver accettato....” Diane gli diede un colpo d’anca. “Certo, parli bene tu, con un contratto per tre stagioni televisive... ma come posso parlare con te di queste cose...” Josh cambiò discorso prima di arrivare ad un terreno minato. “Ma dai... tu sei la famosa Elena di Troia, non scordarlo! E ti prometto che ti farò divertire qui a L.A! sai che siamo nella settimana della moda!” Diane lo guardò sconvolta. “Veramente? E io non lo sapevo? Io, che adoro la moda non sapevo che siamo già alla settimana di L.A? devo essere rimbambita! Ecco perchè ieri sera...la sfilata...oddio! non ci posso credereeeeee!!! Ti prego, ti prego, fammi chiamare tutti i miei contatti, avremo gl ingressi per le sfilate migliori!!! Ti prego Josh, fallo per me! Una povera malata ha bisogno di distrarsi...” Diane lo guardò implorante.... “E va bene, va bene, non posso vederti con sta faccia...allora hai trovato qualcosa da fare vedi? Ma, una condizione: non pensare di portarmi a quelle sfilate di intimo maschile... non posso farmi vedere mentre ammiro i fondoschiena di bei maschioni sudati...” Diane rise e mise la testa sotto il suo collo.... “Peccato, era esattamente nel mio programma. Anche se tu in quanto a fondoschiena non sei messo male, il confronto può giovare...” rise di nuovo. In quel momento stavano passando proprio davanti ad un edicola, che aveva appena aperto, e l’edicolante stava mettendo fuori le riviste appena arrivate. A josh cadde l’occhio su una di quelle riviste, e il cuore gli si fermò in petto. “Oh, merda...” - “Cosa? Che c’è, i paparazzi?” Josh cercò di allontanare Diane da quell’edicola. Con l’occhio scorse velocemente un’altro magazine che aveva la stessa foto in copertina. Maledetti fotografi merdosi. “No, no,niente è che ho sbagliato strada...La farmacia è dalla parte opposta... vieni attraversiamo la strada.” Diane si lasciò condurre, ancora leggermente turbata dal comportamento di Josh... “ehi senti, ho appena ricevuto un messaggio da Ilenia, stasera grande sfilata di una stilista che non ho mai sentito nominare... Jeanne Yang...presenta una collezione disegnata da lei e ....che palle, mancano parti del messaggio, comunque, andiamo no? E’ allo Smashbox center...sempre nella zona dove sei andato ieri sera...poi grande festa... ok, dico di sì, prende gl inviti...” Diane stava contemporaneamente messaggiando e parlando, e Josh si passò la mano sulla fronte, felice dello scampato pericolo. Un campanello di allarme prese a suonargli in testa, ma non ci fece caso. Jeanne Yang, questo nome gli diceva qualcosa. Nisba, andato completamente. “Ok, certo, sì. Sfilata, party. Stasera. Oh, ecco la farmacia.” Stava andando completamente a caso, e per pura fortuna aveva beccato la farmacia. “Dai, entriamo....senti mentre tu stai dentro io faccio un salto a...comprare il New Yorker, mi aspetti?” Diane lo guardò stranita. “Il New Yorker? Ma non lo hai mai letto!” Josh si era già avviato a grandi passi verso l’edicola. “Già, ehm...ho iniziato da poco! Arrivo subito!” Corse all’edicola, dove l’omino pakistano non gli diede fastidio. “Per favore, MarieClaire e Vanity Fair... grazie...” L’omino eseguì, e mentre Josh afferrava i giornali, nonostante fosse agitato e infastidito dal fatto che ci fosse proprio quella foto in compertina, non potè fare a meno di provare una tenerezza indicibile al ricordo di lui e Katie la sera prima. “Fantastico. Adesso sì che comincia la pacchia.” Josh, dopo aver letto velocemente l’articolo allegato (nul
la di sconvolgente in verità...solo rimembranze della loro storia passata) guardò un’ultima volta la foto, e poi con decisione getta le riviste nel cestino.
Dai, non rallentare. Hai perso il passo, eh? Troppi bagordi ieri sera?” Tom correva, stizzito e acido. A quanto pare il consumo di ossigeno non era sufficente a tenerlo zitto. “Nessun....puff, bagordo...” Con uno scatto, Katie superò il marito. Tom, che non poteva sopportare di essere secondo, la rincalzò, e l’afferrò per la mano. “Non raccontarmi stronzate, tesoro. Già non sono molto entusiasta che stasera io non possa partecipare alla tua sfilata. Stasera James Mangold vuole girare...accidenti!” Katie, impietosita da tanto interesse apparentemente spontaneo, gli strinse un poco la mano a sua volta. “Dai, non ti preoccupare... ne farò altre, con il beneplacito di Jeanne, e soprattutto se le mie creazioni venderanno qualcosina.” Il marito, nient’affatto tranquillizato dalla risposta, trascina Katie in un ritmo di corsa più veloce. “No, non mi interessa niente dei tuoi proventi. O della sfilata in sè. Voglio venire per tenerti d’occhio. Ieri sera sei tornata...strana. sei andata a dormire nella camera di Suri. cos’è, ti disgusto per caso? Ieri sera hai incontrato un uomo che si adatta peculiarmente alle tue aspettative?” nonostante la risposta ovvia fosse sì, Katie tentò di assumere un’aria sconvolta. “Dio santo, Tom, calmati. Sono uscita una volta, per una cosa che neanche mi andava, torno leggermente meno depressa di prima e vengo accusata di tradimento? Ma cosa ti prende? Forse dovresti ridurre la dose di Dintoina.” Tom non grandendo l’ultimo commento, le strinse il braccio con più forza. “Che---cosa----hai detto? Non mi parlare mai più con questo tono. Oggi verrai a trovarmi sul set, è chiaro? Se no, niente sfilata stasera. Ti rovinerò tutto. Mi hai...sentito?” Proprio in quel momento, passò un paparazzo. Flash! Fantastico, pensò Katie, ecco un’altra copertina di un giornale. Come avrebbe titolato? Cruise e signora inseparabili. Mentre la stretta di Tom aumentava, a Katie venne da sorridere. Inseparabili, certo, ma non per sua scelta! “Scusami. Ora lasciami. Verrò.” Katie teneva gli occhi bassi, cercando di mimetizzare il suo disgusto. Tom sembrò calmarsi, come ogni volta che vedeva in Katie la resa.“Bene. Ora ricominciamo a correre. Avanti. Dai, la maratona è fra poco!” risata squillante. Dio, che psicopatico bipolare. Katie sfoggiò uno di quei sorrisi assolutamente falsi a cui era abituata. Solo chi la conosceva bene avrebbe riconosciuto ad un miglio quel ghigno orrendo. Dopo qualche minuto, si fermò. “Ehi, sono stanca, caro. Ti spiace se torno in albergo? E a quest’ora penso che Carrie vorra andarsene. Mi raggiungi dopo, ok? Non voglio essere un peso.” Senza attendere una risposta, si voltò percorrendo il tragitto inverso. Appena fu fuori dalla visuale di Cruise, tirò fuori il cellulare. Merda, sua madre l’aveva cercata, fortuna che non aveva preso la chiamata mentre era con il marito. “Mamma? Mi hai cercata, come stai? Scusami se ti ho chiamato poco in questi giorni, sai ero sempre impossibilitata a parlare...” – “Tesoro! Non scusarti affatto, tuo padre e io capiamo, sai... “ Che stava succedendo? Sua madre era troppo radiosa, troppo felice... “Tesoro...siamo felici tanto felici...per te. Abbiamo visto stamattina...i giornali sai....” Katie non capiva. Quali giornali? “Mamma, di che parli? Felici per...cosa? “ si stava alterando. “Ma, tesoro, abbiamo visto che ieri tu e Josh...insomma, vi siete visti...e a quanto dice MarieClaire...siete andati via insieme tesoro!” Ecco. Ora Kathleen era decisamente imbarazzata. “Eh...beh, ecco, sono felice che...abbiate parlato, ecco.” – “Mamma! Sei impazzita? Io non sono proprio andata via con nessuno! ho un marito ricordi? Un marito psicopatico in caso tu non te ne sia accorta!” Kathleen sembrò ricevere una fucilata. “Kat, tesoro, sei pazza a dire una cosa del genere! Insomma...potrebbero esserci.. microfoni, cimici... “ Bisbigliava, come se facesse una telefonata governativa. Katie rise di rimando. “Mamma, non essere sciocca. Non sa nemmeno che ho questo numero. Nessuno registra niente qui. Comunque, non cambiare discorso. Io e Josh...cosa? dammi subito i titoli di giornale, avanti.” – “Va bene tesoro...solo che ecco dopo la nostra ultima conversazione sappiamo tutte e due che devi parlarci, e quale occasione migliore adesso che vi vedrete più spesso?” la ragazza cominciava a seccarsi. “Io non vedrò un bel niente. Josh...è un uomo impegnato ormai. Fidanzato. Io non posso fare niente. Parlerò se avrò l’occasione, ma non contarci. Ho già un marito che mi minaccia se non vado a trovarlo sul set. Non voglio altre pressioni, capito? Mi aspetto i nomi delle riviste via SMS. Ciao.” Riattaccò il telefono. Pochi secondi dopo, la leggera vibrazione del telefonino la fece sussultare. “Vanity Fair, MarieClaire. Stai tranquilla tesoro. Succederà quello che deve succedere. Abbi fiducia nel destino. Ti voglio bene. Mamma.”
Le foto sulle riviste non erano tanto male. Erano peggio, spaventose. Tom l’avrebbe decapitata. Era da mesi, anni forse, che non appariva con un viso così disteso in un’occasione pubblica. E guarda caso doveva proprio assomigliare a Miss Primavera il giorno che non era con lui. favoloso, davvero. Katie osservò attentamente il viso di Josh. Dio, ogni particolare del suo visto era così dannatamente...sensuale. ma come faceva a restistergli una qualsiasi donna del pianeta...e si chiese come faceva lei stessa. Katie si ritrovò a ridacchiare da sola, mentre percorreva l’ultimo tratto di Madison Avenue diretta in albergo, allo Sheraton. Si chiedeva se anche lui avesse visto le foto, e se la cosa gli avesse procurato qualche problema...con la compagna. “Chissà se hanno litigato...” Pensava Katie. “Smettila, basta. Comportati da adulta.” Entrando in albergo, si fermò a controllare la posta. Una lettera del suo agente sfuggì dal mucchio, e lei imprecando dovesse chinarsi a raccoglierla. Proprio in quel momento entrò Josh trafelato, con Diane al braccio. Katie non lo vide, ma avvertì qualcosa...la sua presenza nell’aria. Si alzò di scatto e si voltò, ma prima che potesse vedere qualcosa, le porte dell’ascensore si stavano chiudendo. Anche Josh avvertì qualcosa. Prima che potesse rendersi conto del suo gesto, premette una mano contro la parete fredda del cubicolo. “E adesso che hai visto, pazzoide?” chiese Diane. Josh rimase un lungo istante a fissare la parete specchiata. Poi sospirò “Niente...che stra no, mi è parso di vedere...ma no, niente.”
“Signora Cruise! È davvero meraviglioso vederla qui...Tom aveva avvisato che lei sarebbe passata...e la piccola Suri!!! che bella bambina...venga da questa parte.” Katie sorrise, allentando leggermente la presa su sua figlia. Le due guardie del corpo del marito, di cui non sapeva neanche il nome, stavano in piedi, con le braccia allargate, all’entrata del set cinematografico. Si era fatta forza per andare lì quel pomeriggio, sottomettendosi all’ordine dell’imperioso marito. Ma la buona notizia che aveva ricevuto quella mattina, l’aveva convinta ad andare. L’avevano scritturata in un nuovo film. Qualcuno evidentemente sapeva che sotto la superfice, Katie era ancora una donna brillante. E Tom sarebbe stato a sentire lei, per questa volta. Sospirò velocemente, sfoderando un sorriso stanco. Aveva un appuntamento con Jeanne quel pomeriggio per rifinire gli ultimi appunti sulla sfilata. Questo incontro sarebbe passato presto. “Mamma, dove andiamo? Io sono tanto stanca...” Suri si pigiava i pugnetti negli occhi, per tenersi sveglia. Aveva il faccino triste, forse era ancora immusonita per il fatto che la sua mamma non era stata con lei la sera prima. Passare troppe ore con lo strano padre la intristiva. “Tesoro, lo so...vieni qui.” A fatica la prese in braccio. La sua bambina iniziava ad essere pesante. “Adesso siamo qui per trovare...” Suri la interruppe “...a trovare lo zio? Quello simpatico?” gli occhi le si erano improvvisamente spalancati. Katie abbassò lo sguardo, colpita che Josh fosse anche nei pensieri della figlia. “No tesoro... non oggi.” – “Katie. Sei venuta! Bene, tesoro. Vuoi accompagnarmi per il set?” Katie accosentì. Passeggiarono per il set, mentre Tom elencava le scene che avrebbe girato, gli attori con cui lavorava, e le sue idee sul film...dopo un po’ Katie trovò il coraggio di parlare. “Tom, a proposito della discussione di stamattina. Mi dispiace vederti sempre...così reattivo nei miei confronti, specie ultimamente. Forse stai solo reagendo al cambiamento che hai visto in me. In queste ultime settimane...in questo ultimo mese...ho capito...che voglio più dalla mia vita. Da me stessa. E se questo significa che devo sfuggire più al tuo controllo...così sia! Io non sono una bambina, Tom. E per quanto sappia quanto tu ti preoccupi per me, ti assicuro che non ne hai motivo. Io sono perfettamente conscia delle mie responsabilità nei tuoi confronti...e nei confronti di mia, ehm, nostra figlia. E ho la mia vita va bene? Vorrei poterla condurre senza i tuoi commenti cattivi. Penso anche che così staremo meglio come coppia. Insomma...tu avrai accanto una donna reattiva...e non una malata terminale. Spero..che questo mio discorso non sia eccessivo.” Katie prese fiato. Le sembrava strano che non l’avesse interrotta. Guardò di sottecchi il marito, che sembrava diventare cianotico. “Bene! Benissimo. Perfetto. Certo, certo, capisco perfettamente. Sì, io...” sembrava essere rimasto senza parole. “io non ho mai voluto controllare niente. Ho sempre pensato...ho sempre saputo...cos’era meglio per te. La tua vita.sì, suppongo che sia necessario...sì certo, la tua vita, ecco. Va bene, Katie. Penso di poterti dare fiducia. Ma tu sai che io...niente.” Tom concluse il suo discorso balbettante. Forse non era proprio una resa totale, ma almeno si era giunti ad una tregua. Katie, felice di aver ottenuto quel piccolo traguardo, e assolutamente inconsapevole dei meccanismi che aveva messo in moto, andò vero suo marito, e lo abbracciò. “Bè, certo Tom, capisco. Vedrai, le cose andranno meglio. Grazie.” Tom rimase rigido nell’abbraccio, e si scostò quasi subito per andare verso Suri, che veniva verso di loro in braccio ad una qualche assistente. “Ecco, perfetto. Sarah, portami la bambina...” Katie si avvicinò alla ragazza per prenderla in braccio, ma si vide sorpassata da Tom che senza tanti riguardi la prese con sè. Suri mugolò di dolore. “Andiamo tesorino, pulcino mio. Papà ti fa fare una bella passeggiata!” Suri non piagnucolò più, guardò sua madre che osservava il marito con un sorriso tiratissimo. Era circondata da persone, non poteva sbottare. Ma come, avevano appena parlato? Si scostò un po’ dalla folla che li aveva raggiunti. “Tom? Tutto bene, vuoi che la prendo io?” Tom si allontanò a grandi passi. “Sto benissimo, la tengo io. Su dai continuiamo il giro. Non credo tu possa stare qui per molto, no? E poi ti dovrai preparare, per stasera immagino.” Perfetto, era ritornato cattivo. Katie non gli badò. Aveva ottenuto quello che voleva, per ora. Decise di fare un ultima richiesta. “Penso che stasera porterò Suri con me, almeno alla sfilata. Poi può andare a casa con Victoria, anche lei non verrà al party. Così la riporta lei in albergo, che dici? Può un attimo distrarsi...giocare con i bambini....” non le andava esattamente a genio l’idea che sua figlia stesse in compagnia degli esagitati figli di Victoria Beckham, ma era l’unica donna che Tom tollerasse come compagnia per Katie. “Sì, sì come vuoi. Passerò io a prenderla, è tanto che non mi faccio una bella chiaccherata con Vicky...” Tom sperava di suscitare in lei gelosia...tentativo inutile. Katie sorrise di nuovo, stavolta davvero fiera di sè stessa. Guardò Suri, e con lo sguardò le disse che stasera sarebbero state insieme. Tom accelerò il passo. “Allora signori...se volete seguirmi...”
Venti minuti dopo Katie usciva dal set, con Suri. Jeanne la aspettava nel suo studio. Tom la guardò andare via, e poi senza una parola si ritirò in camerino. Finalmente solo, lasciò cadere la maschera della normalità, e allo specchio apparve un uomo deformato dall’odio e dalla frustrazione. Tutto stava cambiando troppo velocemente, e non poteva permettere ad una ragazzina di sfuggire al suo controllo. Sarebbe diventata pericolosa. Con tutto quello che sapeva, su di lui, sulle persone che lo circondavano. Aveva scelto lei perchè era dolce, versatile...docile. non poteva diventare come Nicole. Ingovernabile...scomoda. si prese il volto fra le mani, chiedendosi come mai provava ancora affetto per lei. Stava sparendo. Tornato impassibile, prese il suo cellulare. Compose un numero e nell’attesa della risposta si mise a compilare il modulo di richiesta farmaci che aveva sotto il naso. Viagra, Vicodin e Dintoina, il barbiturico a cui era assuefatto. “Pronto Eric? Sono Tom. Devo parlarti di una cosa...”
Parte Decima – Rapture
“Jeremy! JEREMYYYYYYYY!!!! Dove vai, dove credi di andare? Ti ho forse congedato? Porta questi due pezzi ad Ana, camerino 34. E sbrigati, dobbiamo ancora fare il controllo di tutti i dress up. Katie, katie, eccoti qui. E Suri! ciao tesoro, vieni dalla zia. Hai visto che casino? Ti prego tesoro, quando diventi grande, non fare la stilista. O la modella. O la stylist. O la make up artist, quelle diventano tutte stronze...” Jeanne, al solito continuava a parlare a Suri che la guardava divertita, ma assolutamente sconcertata. Katie rise di gusto. “Jeanne...sei unica. Ti prego però di non mettere strane idee in testa alla mia bambina. Oddio, ma ho fatto bene a portarla qui?” si chiese mentre si guardava attorno. Modelle mezze vestite, con i capelli perfetti e il trucco da fare. Assistenti che si trascinavano i carrelli pieni delle loro creazioni. Fotografi dei retroscena. Odore di Champagne, caffè caldo e profumo di cipria...Guardie del corpo...e ovunque, senso di aspettativa, elettrizzante. La vita, nel suo senso più ristretto. Guardò di nuovo Suri. sorrideva, radiosa, del tutto rapita dall’ambiente che aveva attorno. Sì aveva fatto bene. “Tesoro, che domande. Suri è perfetta in mezzo a cose meravigliose...come i nostri abiti! E adesso, in marcia anche tu signorina, serve il tuo parere per tutte le combinazioni...” Katie la interruppe, quasi commossa. “Ehi...Jeanne ti volevo ancora ringraziare per questa opportunità che mi hai concesso. Ancora faccio fatica a crederci: ho creato qualcosa di bello. Voglio dire, TU hai creato qualcosa di bello, io mi sono limitata a non danneggiarlo...insomma, è la prima volta nella mia vita in cui posso dirlo...” Katie si lasciò prendere dalla malinconia e dai ricordi. Quanto era vero. Jeanne la abbracciò impulsiva. “O stella...che tu ci creda o no, parte di questa meraviglia è merito tuo. Sei una donna eccezionale Katie, convincitene. E meritavi di tornare alla ribalta. Per il mondo...e per te stessa...e ora basta con queste dolcezze, non è ancora finita...anzi non è iniziato niente! Non ringraziarmi ancora...ti ucciderò di lavoro ora...e pensa che è solo l’inizio della nostra collaborazione...ci hanno riconfermato la linea pret-a-porter!” Katie rise, basita. “Veramente? È pazzesco, sono felicissima!” Jeanne la guardò stranita. “Sei felice al pensiero di ammazzarti di lavoro? Certo che sei strana signorina Holmes...e ora, al lavoro!” Katie battè le mani dalla contentezza, mentre Suri saltellava impaziente di andare ad esplorare quel fantastico posto. “Suri, vai! Divertiti! La vedi quella ragazza laggiù? Quella è Emily, ti farà vedere cosa puoi fare. Vai ci vediamo dopo!” le mandò un bacino che Suri ricambiò “Mammina...posso farmi tanto bella?” Katie la accarezzò. “Certo tesoro...tu sei già meravigliosa...” pensò, guardandole gli occhi blu profondo,. Con un ultimo velo di malinconia sullo sguardo, si girò verso Jeanne ed Emily. “Allora, da dove cominciamo?”
“Allora, pronta ad andare?” Josh si aggiustava il farfallino. Si guardò allo specchio, abbastanza fiero di sè stesso. Sì, era decisamente figo quella sera. Non sapeva perchè, ma sentiva che sarebbe stata una serata buona. Certo, Diane non aiutava. Era venuta a sapere delle foto...e non era stata una conversazione piacevole, oltretutto accentuata dal fatto che non stava ancora benissimo. Dopo la scenata leggermente isterica, Diane si era chiusa in un atteggiamento stranamente determinato. Per la sfilata aveva fatto venire all’ultimo minuto trucco e parrucco in albergo. Aveva chiamato la sua stylist, si era fatta arrivare un abito d’alta moda. Tutto in meno di tre ore, e tutto ordinato con alacrità. Era desiderosa di rimarcare il diritto di appartenenza su Josh. I giornali avrebbero visto che loro erano una coppia felice, che quello era stato un incontro casuale e assolutamente unico, che non c’era niente su cui scrivere un articolo insomma. Non avevano potuto parlare molto quel pomeriggio...ma Josh aveva chiarito qualsiasi equivoco sarebbe potuto sorgere da quelle foto...o almeno credeva di averlo fatto. Questo quindi, era il clima in cui si preparavano ad andare. “Un attimo e ho fatto. Perchè, hai fretta?” La voce appuntita di Diane si udì dal bagno. Josh respirò lentamente. “No, nessuna. Perchè dovrei? Baby, non staremo ancora parlando, o meglio alludendo, alle foto maledette, vero?” Diane uscì dal bagno, strizzata in uno strano abito bianco. Josh la guardò leggermente interdetto. Ma quella cosa era fatta per essere indossata davvero? Sembrava un cigno morto. “No, perchè ti pare che ne stiamo parlando? Ne vuoi parlare, per caso? Vedo che è un pensiero fisso...” Josh si avvicinò a lei, e le prese le mani. “Diane. Ti prego, smettiamola. Non è niente. Non sarà mai niente. Siamo qui, perchè rovinarci la serata con questi piccoli giochini verbali e assolutamente inutili? Sono solo foto...e lei è solo una vecchia amica...” Voleva poterne essere certo. Ma non era affatto così semplice. Detto questo, la baciò con impeto, per fugare qualsiasi dubbio. Più convinta, Diane sorrise. “Va bene allora. Andiamo a divertirci!” Lo prese per mano, e si avviarono fuori dalla stanza. Ad attenderli giù, stava il loro autista. Mentre salivano in macchina, Josh pensò che almeno aveva placato Diane...ma lo stesso non si poteva dire del suo cuore. Si guardò attorno un’ultima volta per vedere se riusciva a trovare Katie. No, il suo cuore non si sarebbe mai placato.
Arrivarono che il più della gente era là già davanti. Diane sembrava emozionata, felice come una bambina di essere finalmente nel suo elemento. “Sono proprio tutti qui, eh?” Josh guardò fuori dal finestrino oscurato, ormai logorato dallo sforzo di cercare il volto che ossessionava le sue notti. “Pare di sì...”. Scesero dalla macchina, e un tripudio di flash li accecò quasi immediatamente. “Joshua! Diane! GUARDATE QUI!” voci urlanti li assediavano da tutte le parti. Diane sfoderò il suo sorriso da red carpet, e si fece largo con grazia, seguita a ruota da Josh che cercava di tenersi nascosto. Sentì un giornalista gridare: “Joshua Jackson alla sfilata della sua ex! Diane non sei gelosa?” fortunatamente parve l’unico ad aver sentito la frase per intero. Fu tentato da mettersi a saltare di contentezza, ma si trattenne. Possibile? Ecco dove aveva sentito quel nome! Jeanne Yang...e Katie Holmes! Josh più ringalluzzito, tirò su il mento, e fece sorrisi davvero convincenti per i fotografi. Per un attimo sembrò dimenticarsi chi aveva a fianco.
La sala per la sfilata vera e propria era un sogno per qualsiasi bambina. Grazie ad un gioco di luci colorate unito ad una scenografia ad hoc, tutto la passerella sembrava immersa nel rosa shocking, a parte il grigio del fondale. Dappertutto, lustrini, perline, e una musica neopop che riempiva lo spazio. “Wow! Hai visto che roba? Davvero impressionante! Speriamo che gli abiti siano così!” Anche Josh poteva dire lo stesso. Era meravigliato, sorpreso...e fiero. Sapeva che quella scenografia era opera di Katie. La riconosceva, la vedeva in ogni dettaglio. Una volta, un tempo lontano anni luce, lei gli aveva confidato che sognava una camera come quella di Barbie. Dopo tanti anni, ci era finalmente riuscita. Sapeva che ce l’avrebbe fatta. I posti dove erano stati piazzati anche questa volta erano ottimi. Ilenia era la fida assistente di Diane e quando si trattava di posti in prima fila per la moda, faceva bene il suo dovere. “Andiamo Josh, so che sarà meraviglioso. Grazie di avermi portato qui. “ si sporse per baciarlo sulla guancia. Diane non si esponeva mai molto quando erano in pubblico. Josh sedeva soddisfatto. “Sì, sarà meraviglioso.”
“...tre, due, uno...si parte! Tracy, vai!” Da dietro le quinte, Jeanne e Katie avevano posizionato le modelle per ordine di entrata. Suri sedeva ormai esausta su un seggiolino prima destinato al make-up. Dopo un’ora e passa di travestimenti, aveva passato la soglia della stanchezza. Katie si stropicciava le mani. Sperava, si augurava di aver preparato tutto al meglio. Come sfilata sapeva che sarebbe stata davvero insolita, poichè includeva cagnolini, giocattoli...e tanta autoironia. Aveva cercato il mix fra pezzi classici, come il tubino nero, e pezzi giocosi e pazzi. Visto che lei era un’attrice, avrebbero fatto le cose alla Hollywood. In grande! Mentre le modelle uscivano sulla passerella, Katie e Jeanne si sorridevano, ancora intente a coordinare il tutto. Da quanto potevano sentire dai commenti e le risate, stava andando davvero bene! “Allora signora, come va?” Jeanne la guardava sorridente. Katie sorrise di rimando. “Benissimo. Sto cominciando ad apprezzare questo lavoro. Penso che un giorno quando mi ritirerò dalle scene farò solo questo...certo non più da stilista...mi accontento anche di apprendista costumi!” risero. “E ora Jeanne....il pezzo che mi ammiri tanto...vieni Adriana, tocca a te! La collana con l’orchidea!” Suri aprì leggermente gli occhi. “Mammina...è la collana come la mia?” Katie le sorrise. “Sì tesoro...come la tua. Adesso viene Victoria a prenderti amore mio...così puoi fare un po’ di nanna, prima che mamma torni...” Suri le mise le braccia attorno al collo. “E tu dove vai mammina?” - “Vado ad una noiosissima e barbosissima festa. Ma torno subito da te tesorina... ti voglio tanto bene piccolina mia... te ne vorrò finchè l’africa e la cina, non andranno in Concincina.” Katie strofinò il naso contro quello di sua figlia, che rise come ogni volta che la madre le recitava quella filastrocca. “Anche io mammina.”
Diane e Josh non avevano mai riso tanto ad un fashion party. Ne stavano vedendo di cose strane! Era tutto così azzeccato...così perfetto e divertente. E sapere che Katie era là dietro...faceva battere il cuore di Josh tre volte più forte del normale. Quando uscirono tutte le modelle per la passerella finale, rimbombò per la sala una canzone di Lady Gaga. Significava che era il momento. Di lì a poco Katie avrebbe fatto la sua uscita. Josh si alzò in piedi, insieme a tutti gli altri. Fu il turno di Jeanne ad uscire... che in uno dei suoi gesti teatrali, indicò dietro di lei. “Katie, VIENI! QUESTI APPLAUSI SONO PER TE!” Katie fece un respiro profondo. uscì da dietro la parete e rimase stordita dal boato che sentì ala sua apparizione. Rimase anche accecata per le luci, ma quando i colori tornarono alla normalità, commossa si guardò attorno. Una standing ovation! Fece qualche passo timido verso il suo pubblico. Era esterrefatta. Andò verso Jeanne che le tese la mano. Katie fu felice di quel gesto, e quasi sull’orlo delle lacrime la prese e la strinse forte. “Grazie” sussurrò. Jeanne, in un gesto di estrema dolcezza, le lasciò il posto da sola sulla passerella, assieme alle modelle, che applaudivano come gli altri. katie si guardò attorno di nuovo, incredula, le mani alla bocca per la gioia che non riusciva ad esprimere. E poi lo vide, in piedi e in prima fila. La guardava, ridendo e applaudendo con foga. I loro sguardi si unirono subito. Ora sì che lei poteva mettersi a piangere. Lo ringraziò con lo sguardo, cercando di trasmettergli anche la gioia immensa che provava per il fatto che lui fosse lì. E Josh, stregato da lei, così minuta e fragile in piedi da sola, comprese immediatamente tutto quanto le stava passando per la testa. “Sono qui. E sono fiero di te.” Diane sembrò non accorgersi di nulla. Ma riconoscendo la ragazza che si stava prendendo gli applausi, smise subito di farlo e si sedette. Non sapeva cosa la infastidiva di più. Se il fatto di trovarsela di nuovo davanti o il fatto che Josh fosse fra i più accaniti del pubblico. “Basta adesso...” Josh sembrò risvegliarsi da una trance. “Come? Ah sì.” A malincuore si sedette anche lui; voleva guardare verso Diane, ma non riusciva a staccare lo sguardo da Katie. Con uno sforzo immenso, aiutato dal fatto che lei dovette tornare dietro le quinte, tornò al presente e a Diane. “Allora, adesso preparati tesoro...si festeggia.”
“Grazie Vic per essere venuta a prendere la mia bambina... sta morendo di sonno poverina, e io non posso proprio schiodarmi da qui...anzi adesso, mi devo cambiare, truccare, pettinare...per il party.” - “Gioia, non mi ringraziare...anzi, ti invidio un casino perchè sai quanto ci terrei a venire anche io...Coooomunque, divertiti tesoro. E chiamami qualche volta, non solo per problemi o richieste!” con un sorriso falsissimo Victoria uscì con una ragazza che portava Suri al posto suo. Sicuramente lei non avrebbe mai rischiato di rovinarsi le unghie prendendo in braccio un bambino. Non appena fu uscita, Katie fece una faccia ingrugnita. “Certo, ti chiamo presto...arpia.” non aveva tempo da perdere. Doveva cambiarsi, rendersi decente insomma. La aspettava una festa! E Josh...ci sarebbe stato lui. Non era solo. Con rabbia dovette ammettere che Diane era bellissima...e sicuramente era una compagna migliore di quanto lei non fosse mai stata. Scacciò questi pensieri dalla testa. “Sei sposata! Cosa ti viene in mente? Il tuo scopo non è portarglielo via...devi solo parlare con lui. e uscire dalla sua vita con più dignità dell’ultima volta.” Si disse queste cose allo specchio del camerino, approfittando del breve momento di solitudine. Cercò di avere un’espressione di determinazione, ma riuscì solamente ad angosciarsi di più. “Katie, tutto bene?” Jeanne era entrata come un turbine. “Sei sopraffatta, eh? Hai visto è stato tutto perfetto! E adesso la parte migliore...la festa! Prima è passata Helena, la tua stylist. Ha lasciato quest’abito di Valentino per te. E le scarpe di Giuseppe Zanotti. Sarai radiosa... e se lo dico io. Anche se sono un po’ offesa perchè non metterai niente di mio...” Jeanne si finse imbronciata. “Ehi, certo che avrò qualcosa di tuo, anzi meglio. Avrò te in persona! Stasera sei la mia chaperon, non credere. “ ridendo Katie le strinse il braccio. “Bene, allora. Non c’è cosa che farei più volentieri. Prepariamoci!” Mezz’ora dopo, sembrava una sirena. Si sentiva perfetta. I capelli, raccolti elegantemente sulla nuca, il vestito che le cadeva a pennello. Non si era mai sentita tanto bella. Persino l’autista della limo che attendeva le due stiliste rimase basito. Quella era la stessa Katie Holmes che aveva portato all’andata? “Signore...per dove?” Katie e Jeanne, entrate a fatica in macchina visto i soliti paparazzi impazziti, dissero all’unisono “al W Hotel, grazie!”.
Josh sedeva annoiato, un bicchiere di champagne in mano, sul bordo della piscina. Non aveva ancora visto Katie e Diane sembrava impazzita. Continuava a correre da una parte all’altra del giardino, parlando con tutti, in un tentativo folle di risollevare la sua carriera. “Josh, scusami, scusami se non ti faccio compagnia...non mi va che stai lì da solo, se ti va vieni con me! Ho conosciuto delle persone interessantissime! James Mangold, Derek Lewtheby, sceneggiatori....insomma, tutta gente che conta, sai? Potresti anche partecipare alla mia riabilitazione come attrice, no?” Josh le sorrise. “Ma io non ho bisogno di assistere a niente, so quello che vali. Non ti preoccupare per me, ho visto laggiù in fondo Eric Mabius laggiù, un mio vecchio compagno di set. Non vado da nessuna parte, tranquilla, ci vediamo qui fra mezz’ora.” Si scambiarono un bacio veloce. Josh si sentiva tranquillo, almeno in questo Diane era perfetta. Non era mai stata appiccicosa. Non troppo, almeno. Sicuro che lei non lo stesse più guardando, si risedette. Ma dov’era Katie?”. Sentì un vociare più forte dall’altra parte della piscina. Katie doveva essere arrivata. Si alzò, tremante e spaventato all’idea di trovarsi di nuovo faccia a faccia con lei. Si passò il calice dello champagne da una mano all’altra mentre scrutava con occhi vigile la folla attorno a lui. vide un paio di suoi conoscenti, ma li ignorò, non era il momento di fare conversazione. Come per magia, o forse come se l’avesse invocata, sentì la sua presenza. Lentamente si voltò, e il fiato gli mancò quando si trovò di fronte una bellezza angelica. Deglutì a fatica. “Ehi, cercavi me?” la sua voce gli fece capire che era tutto fuorchè fantasia. “K-Kate? Sei tu? Ma cosa ti è successo? Sei, sei...magnifica.” Katie piegò la testa, imbarazzata, e a quel piccolo movimento il vestito emise un fruscio. “Grazie. Anche tu sei...decisamente ok.” Non sapevano più cosa dirsi, sembrava che l’incantesimo della sera prima li avesse colti di nuovo. Fu josh a scuotersi con una risata. “Bè, ma che facciamo qui impalati? Ti devo salutare per bene.” Con un inchino le prese la mano, e gliela baciò senza mai staccare gli occhi da quelli di lei. Forse grazie alle luci, o alla magia che c’era nell’aria, gli occhi di lei erano verde acqua, radiosi e splendenti. Katie arrossì violentemente al contatto delle labbra di lui sulla sua mano. “Ma che galantuomo. Io preferivo un saluto più cameratesco.” Katie si avvicinò e goffamente lo abbracciò velocissima. “Allora! Diane è qui? Potrò conoscerla..finalmente?” sorriso di circostanza. Josh si schiarì la voce. Perchè l’aveva nominata? L’ultima volta che si erano trovati tutti e tre nello stesso luogo era stato il Pre Oscar Party di Armani...non c’era bisogno di ricordarlo. “Oh, è in giro...sai sta facendo publiche relazioni. Comunque...sarà qui a momenti!” Cercando di sembrare allegro, era disgustosamente finto. “Allora...vogliamo parlare di quanto è stata pazzesca la sfilata di stasera? Sei davvero in gamba Katie. Hai davvero fatto una cosa grandiosa. Io...sono fiero di te.” Le disse questo prendendole la mano, sussultando leggermente quando avvertì che era caldissima. Katie tremava, essere nuovamente a contatto con lui era davvero un’emozione non prevista. Alzò lo sguardo, diretta nei suoi occhi, belli da piangere. “Josh...io...grazie. E’ davvero tanto tempo che aspetto che tu me lo dica.” Era così diretta, che per la prima volta nella sua vita si sentiva capace di tutto. Rimasero così, in piedi, le mani stretta l’una nell’altra, mentre attorno il caos della festa proseguiva. “Senti...che ne dici se ti offro da bere?” Josh spezzò per un attimo l’incantesimo che sembrava averli rapiti. “Certo, ho proprio una sete assurda. E dopo oggi mi merito anche io un bel calice di champagne, no? E...mentre aspettiamo che torni Diane...cos’è successo nella tua vita in questi anni?” Si sedettero, senza staccare le mani. Ora che si erano presi sembravano incapaci di mollarsi anche solo per un attimo. La folla attorno a loro aveva chiaramente notato che c’era qualcosa di strano nell’aria...ma i ragazzi erano totalmente assorti. Imbarazzati, timidi, ma sinceramente presi l’uno dall’altro. “Allora...farei prima a dirti quello che NON mi è successo. Ho lavorato, per lo più. Mi sono davvero buttato nella carriera. La cosa più importante che ho fatto comunque è stata questa serie...ma non credo che ti possa interessare. Insomma, non sprechiamo...questi momenti a parlare di lavoro, ti sembra?” Katie scosse la testa. “No, Josh, mi interessa, davvero! E poi ti ho seguito sai...le cose che hai fatto... l’uomo che sei diventato...uomo di spettacolo, intendo. “si affrettò ad aggiungere Katie, imbarazzata oltre ogni limite. Fantastico, non poteva essere più esplicita di così. “Insomma... sei andato avanti, decisamente. E...Diane è davvero bellissima...immagino siate felici insieme.” Abbassò lo sguardo, sotto l’occhiata vigile di Josh. “Andato avanti... è una parola grossa. Concentrarsi solo sul lavoro è deleterio...Diane? sì, insomma, è una bella ragazza, mi fa stare bene. Cerchiamo di non ucciderci a vicenda, sai...” si sentiva a disagio a parlare di Diane davanti a Katie. Ma cosa stavano facendo? “Katie senti...volevo aspettare di essere un pochetto sbronzo per chiederti questo ma so di dover approfittare di questo momento...potrebbe non essercene un altro. Potrai mai perdonarmi...per come sono andate le cose fra noi...ci siamo persi di vista così bruscamente. Non ho mai avuto modo di dirti..che mi dispiace per tutto. Vorrei poter tornare indietro...e tornare ad essere il buon amico che sono sempre stato.” Josh aveva detto queste parole tutte di un fiato, guardando Katie negli occhi. Non aveva menzionato il 2005. Non aveva menzionato il fatto che erano stati amanti. Ma era implicito, nelle sue parole, nei suoi gesti. “Ehi, senti...davvero, non devi dire così. Sei sempre il migliore amico che una ragazza possa desiderare. Dispiace anche a me, sai. Non sei tu, sono io. Sono sempre stata io...è che siamo troppo impulsivi e orgogliosi, tutti e due. Sai la cosa triste? Penso che non ci saremmo cercati se non fossimo tutti e due capitati nello stesso posto nello stesso momento. E non perchè io non abbia voluto sai...sei sempre stato presente nella mia testa...io...” Katie stringeva tremante il suo bicchiere di champagne, senza averne bevuto nemmeno un sorso. Non poteva farlo, ma doveva. Doveva dirglielo. Era assurdo, non poteva scegliere questo momento. Velocemente ritrattò il pensiero che le era uscito spontaneo. Sorrise, più tranquilla. “Ma ora non pensiamoci. Eccoci qui, tutti e due, di nuovo amici..e questa bella festa...vorrei che Suri fosse qui. Vorrei tanto che tu...la conoscessi.” si guardò attorno, gli occhi stranamente lucidi. Josh le mise una mano sulla schiena, che era lasciata scoperta dal vestito. “Ehi, giusto...non ti ho fatto i complimenti per la tua bellissima bambina...la conoscerò prima o poi, no? Come spero di conoscere...tuo marito.” Josh non riusciva a nominarlo. E per quanto fosse seriamente convinto del suo proposito di incontrare la famigliola al completo, non riusciva a trasformarlo in azione. “Ah, mio marito...sì, penso...che si possa...fare.” Katie non voleva pensare a lui adesso. Si ricordò che Josh non era nemmeno stato invitato al matrimonio. Nessuno dei suoi amici era stato invitato. Avvertì un brivido, che poteva essere di freddo come di vergogna. La mano di Josh si fece più salda sulla sua schiena. Katie chiuse gli occhi, sentendosi invadere da un desiderio mai provato prima. A stento lo soffocò, e si impose di mantenere il controllo. Si voltò verso di lui, e credette di riconoscere lo stesso desiderio nei suoi occhi, leggermente velati. Il frastuono attorno a loro sembrava essersi risvegliato, perchè Katie dovette avvicinarsi ancora di più per farsi udire. “Ehi... volevo dirti che stasera sei davvero splendido...e volevo dirti grazie per...essere qui.” Josh osservava le sue labbra, chiedendosi perchè non la stava baciando. “JOSH!” Ah, ecco perchè. Diane veniva verso di loro a grandi passi...Josh si allontanò subito da Katie, che si ricompose subito. “D! Eccoti qui, sembravi sparita... “ disse, deglutendo piuttosto a fatica. Che situazione di merda. “Ehm, sì, questa è la mia vecchia amica Katie.” Katie si alzò, porgendole la mano. “E’ un piacere conoscerti, finalmente. Sai, josh parla sempre di te!” sorridendo falsamente, Diane le strinse la mano in una morsa d’acciaio. “Ah, davvero? Io non sapevo affatto che voi vi conosceste invece! Tu sei la moglie di Tom, vero?” Katie annuì, senza troppa convinzione. Non credeva di aver fatto buona impressione su quella donna. “Ah, ed è qui con te stasera?” Diane si sporse per guardarsi attorno. “Ehm, no, non c’è stasera. Aveva da fare. Le riprese penso... non sapevo conoscevi Tom!” - “Ci ho parlato di sfuggita ad una conferenza stampa...e poi tutti conoscono Tom Cruise! Sei...davvero fortunata come donna!” le rivolse un sorriso velenoso. Tanto valeva divertirsi a rigirare il coltello nella piaga. Josh si agitava, evidentemente a disagio. Non era così che doveva andare. “Bè, è stato un piacere, ma per stasera penso che basti. Josh, torniamo a casa. Ah, e complimenti per la sfilata, davvero una...cosa carina.” Diane prese Josh sotto braccio, e per rinforzare il concetto lo baciò sulla spalla. Katie reprimette l’istinto omicida che sentì improvvisamente al ricordo di quel gesto. “Ah, certo, grazie a voi per essere venuti!” Josh le rivolse uno sguardo carico di significato, mentre Diane si voltava per uscire dalla festa. Katie rimase ferma in piedi, sconfitta. Le lacrime le salirono agli occhi prima che potesse fermarle. Sola, senza Suri, Tom che le era ostile, e adesso Josh che aveva una vita sua, decisamente felice. Solo lei, ora che era finalmente cosciente della propria infelicità, non aveva altra via se non quella di viverla nel profondo. di una cosa era certa. Non si sarebbe mai pentita di essersi svegliata.
Per una mezz’ora potè dedicarsi agli altri invitati, e godersi almeno un minimo la festa in suo onore. Quasi completamente brilla, si era accasciata su un divanetto assieme a Jeanne, con cui stava chiaccherando amabilmente. “...e con questo Katie direi che sei a cavallo, no? Non hai visto le persone che c’erano stasera, tutti per te? Ma non è finita qui... una sera di questa settimana ci sarà l’afterparty, un’altra festa esclusiva in nostro onore...” Katie si abbandonò mollemente sul divanetto “Ah sì, e con che pretesto, scusa?” Jeanne rise “Ovviamente per presentare la nostra collezione nei negozi, adesso che è scesa dalla passerella...ehm, Katie? Penso che qualcuno ti cerchi...” disse Jeanne, lo sguardo fisso su qualcosa che stava arrivando. Un cameriere dell’hotel in livrea bianca infatti era apparso all’improvviso. Teneva qualcosa in mano...una busta. “Signora Cruise? C’è un messaggio per lei. Mi è stato detto di consegnarglielo quando fosse stata sola...o in compagnia della signora Yang.” Katie parve sorpresa, e guardò Jeanne che in tutta risposta alzò un sopracciglio.” Ah, perfetto. Me la dia, grazie.” Katie prese la busta e si accorse di essere agitata. Cercando di tenere a bada il tremito, la aprì...e le strinse il cuore quando riconobbe la calligrafia.
Il tempo è sempre nostro nemico. Ma stavolta voglio rimediare.possiamo vederci domani? Rispondi via lettera, e falla recapitare alla Suite C dello Sheraton. Un bacio, Josh.
“Allora? Cos’è quella faccia? Buone notizie, suppongo.” Jeanne sorrise maliziosa, al che Katie alzò lo sguardo. “Si perfette. Ora Jeanne, devo andare. E’ stata una serata a dir poco perfetta...e ti ringrazio.” Si alzò all’ìmprovviso, l’energia le era tornata in circolo. Lasciò Jeanne senza parole “Ma...Katie, ti chiamo domani allora!” urlò alla sagoma di Katie, ormai dissolta.
In limousine, Katie notò che non aveva affatto voglia di tornare a casa. “Ehi, Nick... ti va di andare a West Hollywood? Vorrei vedere l’alba...” Katie sedeva fiduciosa dietro, e Nick si voltò abbastanza stupito. “Come, signora?” - “Sì, per piacere. L’alba non si vede da qui, siamo troppo in basso. Vorrei andare dove riesco a respirare un po’ d’aria buona...e vedere il sole.” Nick si sentì autorizzato a sorridere dopo tanto ingenua meraviglia. “Va bene, signorina. La porto a West Hollywood. Dopo tutto, la vita è una!”.
Katie stava lì, appoggiata alla balaustra del Belvedere. Davanti ai suoi occhi, la città degli angeli. Mancavano pochi minuti all’alba, e in quel momento, seduta a fianco di un anonimo autista, un hot dog in mano pensava che non c’era niente di meglio al mondo. “Sai, è da anni che non guardo l’alba. Puoi darmi del tu, tra parentesi.” Nick diede un altro morso al suo hot dog. “Sì, signorina, grazie signorina...voglio dire, Katie. è meravigliosa, l’alba, è vero. nel mio mestiere mi capita di vederla molto spesso...certo è tutto diverso vederla dalla macchina e seduto qui con lei con un hot dog squisito in mano... e posso chiederti come mai proprio stasera?” – “Bè Nick, ti dirò... dovevo ricordarmi di una cosa...e ho pensato che questo mi avrebbe aiutato.” Katie si strinse nella giacca che Nick le aveva gentilmente prestato. “Nick, sei felice? Voglio dire...pensi di aver ottenuto quello che vuoi dalla vita?” Nick la guardò un momento...”Bè...sono ragionevolmente sereno e tranquillo. Ho un lavoro che mi piace, una moglie che amo tutt’oggi, e non devo preoccuparmi della vecchiaia...ma sai che ti dico? Se avessi tutto quello che volessi oggi, non avrei motivo di svegliarmi domani!” Katie annuì, e rise, dando un bel morso al panino ormai finito. “Ben detto!”. Nick aspettò un po’ prima di chiederglielo. “E tu, Katie sei felice? Perdona la domanda, ma non mi capita spesso di avere una conversazione così profonda con una star...” Katie distolse lo sguardo. “Bè, dato che neanche a me capita di avere una discussione così con una persona conosciuta una sera...sarò onesta. Nick, io non sono felice. Credo di aver perso una grossa possibilità nella mia vita, e da quel momento in poi sento di aver fatto tutto sbagliato...no so, a volte senti di vivere solo perchè accada qualcosa di straordinario...e se non accade, bè, ti senti vuota...” Nick guardò la ragazza a fianco a lui, e provò uno slancio di tenerezza profonda. “Sai Katie, potresti essere mia figlia, visto l’età che hai... e ti posso dire questo. Non esiste giusto o sbagliato, soprattutto quando si parla delle faccende della vita. Se sei qui adesso lo devi anche a quelle che giudichi scelte sbagliate. Quello che puoi fare tu adesso non è aspettare lo straordinario...ma farlo succedere. Tu sei l’artefice del tuo destino, mia cara.” Nick le fece un buffetto affettuoso sulla guancia, e Katie sorrise, commossa. Proprio in quel momento, l’aira assunse un colore rosato, e la luce inondò il suo viso. Il sole era finalmente sorto.
Parte Undicesima – Oh My...GOD!
Katie non era più la stessa. erano da poco passate le tre del pomeriggio, e tutto quello a cui riusciva a pensare era il biglietto che aveva lasciato in portineria pochi minuti prima. Era terrorizzata, ma allo stesso tempo si sentiva felice, in ansia per qualcosa di positivo che doveva accadere. Certo, ci sarebbero stati problemi. Se il biglietto fosse caduto nelle mani di quella Diane...o peggio, nelle mani di Tom, per lei e per sua figlia non ci sarebbero state più giornate luminose, ma solo giornate da recluse. Comunque, valeva la pena il rischio che stava correndo. Ripensò alle parole scritte in fretta e furia mentre tornava in albergo, dopo la follia di vedere l’alba con Nick.
Possibile che sia già domani? Ci possiamo vedere stasera sul tardi, verso le dieci e mezza davanti ad Abe e Louie? C’è una cosa che non ti ho detto. P.S cerca di essere nella hall verso le cinque, da solo. Devo presentarti una persona. Ti abbraccio, Katie.
Quando era rientrata in albergo, la giornata del marito era definitivamente iniziata. Senza dire una parola, Tom l’aveva squadrata da capo a piedi e Katie era riuscita a vedere lo sforzo evidente del marito nel tentativo di reprimere i suoi commenti malvagi. Fortunatamente per lei, aveva solo borbottato qualcosa a proposito di “vedersi a pranzo da Deluca con la bambina” prima di uscire trafelato dalla porta. Stanca ma decisamente elettrizzata, si era concessa qualche ora di sonno, prima di uscire per il fatidico pranzo. Lei e Tom si erano comportati benissimo, da vera coppia modello, ma sotto sotto Katie sapeva che Tom stava tramando qualcosa. Avevano mangiato conversando del più e del meno, con Suri che era molto più concentrata sugli strani disegni della tovaglia che su i propri genitori, quando tutt’a un tratto Tom aveva posato la forchetta e aveva esordito “Stasera dovrò partire, starò via un giorno o due. Vado a New York, devo incontrarmi con Eric.” Katie si era fermata proprio poco prima di imboccare un altra forchettata di insalata. “Eric? Vuoi dire il nostro avvocato?” Tom aveva alzato un sopracciglio. “Il mio avvocato. Comunque, sì lui. è una faccenda privata, che deve essere risolta prima che diventi una cosa grossa. Non preoccuparti, la tua presenza non è richiesta.” Si era rimesso a mangiare. “Ah. E posso sapere di cosa si tratta?” Katie aveva leggermente alzato la voce. “No, tesoro. Non è nulla di importante, e francamente meglio che tu non ti affanni a indagare su ciò che non ti riguarda strettamente. Adesso devi prenderti il meritato spazio di cui ti sei privata in questi ultimi tempi, no?” Sorrideva, ma con una ferocia tale che Katie non si lasciò abbindolare. Questa faccenda la riguardava eccome. Tuttavia, si finse disinteressata e preferì scegliersi un momento più adatto per curarsene. Concentrandosi, cercò di mostrarsi realmente addolorata e sottomessa, come aveva sempre reagito di fronte a lui. “Oh va bene caro, se lo dici tu. Mi fido solo del tuo parere lo sai, anche se mi dispiace molto essere separata da te. Se posso fare qualcosa anche da qui, dimmelo pure....non ha importanza in questo momento il mio spazio. Vorrei poter essere vicina a te, ora...” Tom sembrò compiaciuto da quel ritrovato atteggiamento servile da parte della moglie, e dentro di sè Katie si chiese come mai non avesse ancora vinto l’Oscar alla miglior attrice. Sapeva come prenderlo, e sperava che almeno così avrebbe avuto più campo libero per agire dietro le sue spalle. “Tranquilla tesoro, sono solo pochi giorni. E poi ci sentiremo molto spesso, te lo assicuro. Ma non devi lasciare tutte le tue ritrovate attività che hai seguito negli ultimi giorni solo per me... non mi merito tanta devozione.” Con questa frase accuratamente preparata Tom sperava di aver fatto la figura del marito perfetto. Katie stette al gioco, e fece una faccia sufficientemente contenta e umile. “Certo che te la meriti...allora quando parti?” disse con tono volutamente disinteressato e mise una mano su quella di lui. “Stasera, prima delle otto. ceneremo tutti insieme prima che io parta va bene? Va bene pulcino?” disse rivolgendosi a Suri che parve atterrita da quell’improvvisa domanda. “Perfetto caro. Allora ti aspetto alle sei e mezza. Adesso io e la bimba ti lasciamo alle riprese, sappiamo quanto tu abbia bisogno di concentrazione.” Si alzò in piedi, prese sua figlia per mano, non prima di averla fatta baciare dal marito, e si preparò ad andare. Tom la prese per un braccio “Grazie, amore. Ci vediamo stasera allora.” La baciò con impeto. Katie sostenne il bacio finchè non ne potè più, e si staccò con grazia ma sempre simulando un’adorazione totale. Quando fu sulla porta del ristorante si voltò verso il marito, che le mandò un bacio con la mano. Katie sorrise forzata, e appena fuori ritornò ad un’espressione disgustata. Non sarebbe riuscita a sopportare tutto quello ancora a lungo. Non quando ciò che voleva era a pochi passi da lei. Comunque, quella era fatta. Ora avrebbe avuto tutto il tempo per il suo piano. Era tornata in albergo e aveva trovato il tempo di consegnare il famoso biglietto. Ora, sedeva agitata nella sua suite, in attesa di ricevere la risposta di Josh.
“Quindi stavate parlando dei tempi in cui giravate insieme...certo.” Diane era in bagno, piuttosto stizzita per come erano andate le cose la sera prima. “Josh, non sono cretina, ti assicuro. Tu sei solito mettere le mani sulla schiena di tutte le tue ex colleghe?” Con forza si strappò un pelo invisibile dalle sopracciglia. Era talmente furiosa che le andava bene se non si era rapata a zero. “Diane, santo cielo! Non mi è neanche concesso toccare una vecchia amica? Sei paranoica! È tutta la mattina che fai fatica a guardarmi, come se mi avessi sorpreso a fornicare con lei in piena festa!” Josh si fermò di bottò a pensare, e l’idea non gli sembrò affatto male...ma Diane non gli diedeil tempo di perdersi in fantasie. “Io, paranoica? Non direi...immagino che il pensiero ti sia sicuramente passato per la mente, visto che ieri sera quando siamo tornati non mi hai neanche sfiorata!” Rabbiosa, sbattè la pinzetta sullo stipo del lavabo. Josh era ammutolito. “Diane, ero stanchissimo! Devo venire pubblicamente fustigato perchè ieri sera non abbiamo...?” non fu in grado di finire la frase. Ovviamente non era stanco. Ma gli sembrava innaturale costringersi ad amare Diane dopo aver rivisto Katie. e la sera prima era davvero di una bellezza devastante...sicuramente non sarebbe stato bello se nel momento cruciale avesse sbagliato un nome... ” Stanco, certo, raccontalo ad un’altra. Hai fatto cose molto più stancanti di andare ad una sfilata eppure non ti sei mai tirato indietro quando mi vedevi nuda. Josh, piantala di raccontarmi stronzate.” Diane uscì dal bagno, spintonando Josh, che cominciava a perdere la pazienza. “Adesso mi incazzo Diane, guardami... non crearti problemi irreali, ok? E pensa che per una volta puoi non esistere solo tu e le tue paranoie. Va bene, posso anche essere scombussolato perchè ho rivisto una mia vecchissima amica che fino a ieri non mi salutava nemmeno. Mi è concesso almeno un po’ di tempo di rodaggio? Guarda, io non ho mai voluto litigare con te, ma se vuoi cominciare a farlo hai trovato il modo giusto.” Josh scosse la testa. Non ne valeva la pena, sapeva che Diane aveva ragione ma in quel momento non voleva sentirselo dire. Diane non parlava, era seduta sul letto con lo sguardo alla finestra. “Senti...ora io vado un momento giù nella hall, a schiarirmi le idee. Torno fra un po’, ok? Nel frattempo cerca di stare tranquilla...e spero lo sarai per quando ritorno...” disse queste cose con un tono più calmo. Si avviò verso la porta, deciso a restare fuori da questa discussione per quanto più tempo poteva. Diane non lo guardò andare via, ma quando la porta si chiuse dietro di sè, lanciò uno sguardo carico di suppliche che però non venne ricambiato.
In ascensore Josh pensò a quanto gli aveva detto Diane, e a quello che gli stava succedendo da quando aveva rivisto Katie. nonostante l’avesse sempre fatto soffrire...nonostante la loro storia fosse costellata più di momenti di dolore che di pura gioia...nonostante le loro vite avessero preso direzioni diverse...sembravano destinati a reincontrarsi. E ad ogni loro incontro, scattava quella magia unica e particolare che caratterizzava loro come coppia. Senza un apparente motivo, Josh si mise a ridacchiare. Accidenti, c’era davvero qualcuno che gli voleva male lassù per fargli questo ogni dannata volta. Pensò alla sua storia con Rosario, con Brittany...e pensò al motivo che aveva fatto fallire entrambe. Sempre e solo Katie, che riappariva nella sua vita come una cometa splendente. Sì qualcuno doveva volergli davvero molto male. O molto bene!
Non sapendo dove stava andando, uscì dall’ascensore piuttosto disorientato. Quello della reception sembrò notarlo, perchè corse verso di lui. “Signor Jackson, che fortuna che lei è qui. Stavo per chiamare la sua stanza. Senta, mi hanno lasciato questo biglietto per lei, volevo farglielo recapitare su...ora non è più necessario, fortunatamente. Sa, chi me l’ha consegnato si è premurato di darmi un sacco di condizioni...” L’uomo sembrava piuttosto curioso, e intimorito dal fatto che stava consegnando biglietti segreti ad una famosa star di Hollywood. Josh sembrò sorpreso e improvvisamente sveglio. “Ah, bene bene. Certo, non si preoccupi...sa questioni di privacy, i maledetti giornalisti sono sempre in agguato...” finse una risata disinvolta, e aprì il biglietto con mani tremanti. Gli occhi si accesero di gioia mentre scorreva febbrile quelle poche righe. Diede uno sguardo all’orologio.le cinque meno cinque... tempismo perfetto. Per la prima volta nella sua vita. L’uomo dell’albergo era ancora lì in attesa della risposta. “Allora, la risposta è affermativa? Perchè ho delle istruzioni da seguire...” Josh annuì e vide l’uomo allontanarsi verso il telefono. Dopo pochi minuti fece ritorno con un sorriso smagliante. “Bene, la signorina scenderà subito. Vi faccio accomodare nel Lounge Bar dell’hotel, abbiamo dei separè. Prego, le faccio strada.” Josh era nervosissimo e nello stesso tempo emozionato, come un adolescente innamorato. L’ultima parte razionale del suo cervello era infuriata, gridava di stare attento, di ricordare Diane, di non procedere su questa strada. Ma ormai, ben poco orecchio prestava Josh a questi avvertimenti. Stava per vedere Katie. Tutto ciò che importava. Il Lounge Bar era davvero carino, tutto ciò che ci si può aspettare in un hotel sei stelle a L.A. moderno, chic con un tocco di zen. Josh venne condotto in una saletta privata, composta da un tavolino, divanetti e un enorme acquario che scorreva lungo le pareti. Si sedette, più teso che mai. Sembrava un’eternità da quando si era seduto...ma dopo pochi minuti sentì una voce, inconfondibile. Morbida, vellutata, dolce. La voce di Katie...sembrava parlare con qualcuno...ma non poteva essere...il marito? Katie voleva presentargli il marito? Josh si sentì tradito, e improvvisamente provò un’ondata di furia nei suo confronti. Possibile che avesse solo voluto questo incontro per dimostrargli quanto fosse perfettamente felice nel suo nuovo status di moglie perfetta? Si alzò in piedi...e si bloccò quasi subito. Sulla soglia del privè, stava la bambina. Lo stava fissando, con quegli occhi che non facevano altro che apparire nei suoi sogni. Sembrava calma, a suo agio, una mano stringeva un coniglio di pezza e l’altra era stretta a quella della sua mamma. Ora come ora, Josh non riusciva a guardare in faccia Katie, era completamente travolto da quel viso infantile. Era come se stesse guardando sè stesso allo specchio, solo più piccolo. Non riusciva a parlare, e improvvisamente sentì una voglia di piangere fortissima. Si trattenne solo perchè anche i suoi occhi erano completamente incapaci di muoversi. Suri sorrise...e guardò sua mamma come per chiedere il permesso. “Suri tesoro...questo è lo zio Josh...quello della foto. Avanti, vai a salutarlo!” Con una leggera spinta, Katie mandò avanti sua figlia, più commossa che mai. Anche lei era impietrita dalla reazione di Josh... era esattamente così che si era figurata il loro incontro...Josh cedette alla tensione e si piegò sulle ginocchia, spalancando le braccia. Con una voce fievole, la chiamò per nome. “Ehi Suri...ciao, sono Josh...ehm, lo zio Josh.” Era commosso, divertito, così sotto shock da non chiedersi nemmeno come mai Suri lo conoscesse con quel titolo e soprattutto per quale ragione avesse visto una foto. Suri piano piano andò verso Josh, la mano tesa come le era stato insegnato dai grandi. Arrivò a pochi centimetri dal viso di Josh, e senza preavviso poggiò la manina paffuta sulla guancia. “Ciao zio Giosh.” Fu come essere toccati da una luce calda. Josh prese la manina nella sua, prima che potesse bagnarsi di lacrime. “Ciao meraviglia...” voleva abbracciarla, stringerla, tenerla vicino al cuore... ma era ancora fermo, immobile, le ginocchia piegate ormai insensibili. Dopo minuti che sembravano anni, Josh riuscì ad alzare lo sguardo verso Katie, la mano di Suri ancora stretta nella sua. “Eì...è bellissima Katie. è davvero splendida. Sai...ti..ti somiglia...” disse con un groppo evidente in gola. Katie passava lo sguardo, dall’uno all’altra, e sorrideva, sconvolta dal fatto che ora che erano vicini, la somiglianza tra loro era impossibile da non notare. Si chiese se Josh avesse capito più di quanto avesse capito lei. “Sì, bè... non è tutto merito mio. C’è molto del papà...” disse Katie con la voce strozzata. Dio, quanto voleva piangere. Josh guardò più attentamente Suri, cercando di scorgere tracce di Tom in lei ma...proprio non ci riusciva. “Ehm, sì certo, somiglia anche al papà...” si schiarì la voce imbarazzato, sempre tenendo fra le mani quella di Suri. si alzò in piedi a fatica per la lunga immobilità. “Bè...adesso direi che possiamo sederci...vero Suri?” Suri continuava a sorridere e ad annuire con forza. “Zio, posso venire sulle tue ginocchia?” Josh arrossì, imbarazzato ma contento. “Bè certo principessa...accomodati!” Delicatamente la prese in braccio, e sentì una sensazione ancora più strana, come se fosse naturale per lui prenderla in braccio. Senza goffaggine, senza posizione sbagliata. La prese in braccio come se l’avesse sempre fatto. Katie andò verso il tavolino e si lasciò cadere, sopraffatta dalle emozioni. “Può stare pochino con noi, perchè poi viene a prenderla Carrie, la mia assistente. Anche per poco tempo volevo che tu la vedessi... per la prima volta.” Josh guardò pieno di tenerezza Katie. “Grazie per avermela presentata. Bè, era ora che questo zio conoscesse la sua bellissima nipotina!” Ormai completamente rapito dalla bambina, Josh passò i minuti che restavano in sua compagnia a farla giocare. Katie non profferiva parola, e non interrompeva. Era trasognata, immobile a guardare quella scenetta che avrebbe tanto voluto facesse parte della sua vita quotidiana. Il senso di colpa era sparito. Avrebbe avuto tutto il tempo del mondo per recuperare. ...”ma che brava Suri, sai anche distinguere un giaguaro da un leopardo? Accidenti, sei più intelligente del vecchio ziastro...bè, certo non ci vuole molto...” Suri rise alla vista di una delle facce buffe di Josh “Ma zio dai te lo spiego...è facile! Anche tu sei intelligente...” Suri era completamente rilassata fra le braccia di Josh, e non mostrava il minimo riserbo. Lo toccava, lo pastrugnava, in perfetta confidenza con quell uomo mai visto ma in fondo conosciuto. Uno squillo discreto interruppet la gioiosa riunione. Proveniva dall’interfono sul tavolino. “Signorina Holmes? C’è per lei una certa Carrie che dice di essere venuta a prendere la bambina. La aspetta all’ingresso.” Katie sobbalzò al suono gracchiante di quella voce distorta, e a malincuore guardò Josh che in quel momento stava mangiando di baci la faccia di Suri. “Tesoro...ora devi andare, Carrie ti aspetta... andate sulle giostre!” Suri fece una faccetta triste. “Ma mamma, io voglio stare con lo zio orso. Può venire anche lui sulle giostre?” Katie scosse la testa intristita. “No tesoro, non posso venire. Ma ti prometto che presto ti porto a fare un giro. Solo tu e io, d’accordo? Vivremo tante avventure, te lo prometto.” Josh abbracciò un’ultima volta la bimba, tenendola il più possibile stretta. Suri scese dalle gambe di Josh, e mogina diede un bacio alla mamma. Katie la prese per mano “Arrivo subito...” . Dovette letteralmente trascinarsela dietro fino alla hall. Suri continuava a guardarsi indietro. “Tesoro mio non fare così..lo rivedi presto!” Poco prima di arrivare da Carrie, Katie si chinò e prese sua figlia fra le braccia. “Ascolta bene la mamma. Se papà dovesse chiederlo, o se Carrie te lo chiede, devi dire che hai visto lo zio orso. Chiamalo sempre “Zio Orso” d’accordo?” Suri annuì, come se avesse capito la necessità di tenere quel segreto. “Ora vai tesoro. Ci vediamo dopo. Ti voglio bene!” Katie guardò sua figlia allontanarsi da lei e andare verso Carrie, a passo strascicato. Con un sospiro, si voltò e tornò da Josh, che la stava aspettando con due bicchieri sul tavolo, colmi di un liquido dorato. “Eccoti qui...bè ho pensato che l’occasionelo richiedeva...champagne!” Josh le mise in mano il calice gelato. Fecero un brindisi, senza parlare, e Josh improvvisamente le poggiò la mano sul polso. “Katie...sono felice che tu mi abbia presentato tua figlia. Dopo così tanto tempo...” Katie sedeva impietrita, il contatto della sua pelle totalmente inaspettato. “Josh...io...devo andare, ora.” Katie sfilò la sua mano da sotto quella di Josh. Si sentiva bruciare la faccia dalla vergogna e dal desiderio di baciarlo. “Ma come..sei, sei appena arrivata...aspetta, resta ancora un po’...volevo recuperare il tempo perduto di ieri sera...non te ne andare...” La guardava con una faccia tanto supplichevole che Katie per un attimo fu tentata di accontentarlo. “Vorrei tanto... ma non posso ora. Ricordi il mio biglietto? Ti vedrò stasera da Abe e Louie, il ristorante a Santa Monica... Lì potremo...parlare.” l’ultima parola non era venuta proprio bene, visto che desiderava dire un’altra cosa. Si alzò dal tavolino, e guardò verso Josh, che era rimasto seduto e fermo. D’impulso, Katie non pensò, ma agì. Si chinò su di lui e lo baciò. Fu come un’esplosione di campane, per entrambi. Mille voci nella sua testa urlavano impazzite, di gioia, di avvertimento, di liberazione. Quel bacio che voleva essere veloce e affettuoso, si trasformò in un bacio infuocato che non voleva finire mai. Josh la prese dietro la nuca per non lasciarla andare, e pose la sua mano sulla guancia soffice di lei. Era in paradiso...e all’inferno. Katie si staccò di botto, lasciando Josh con le mani a mezz’aria. Aveva ancora gli occhi chiusi, e sembrava assaporare ancora il bacio di poco prima. Lentamente, passandosi la lingua sulle labbra, aprì gli occhi e guardò Josh che sembrava altrettanto restio a tornare alla realtà. Sorrise, luminosa. Viva. “Ecco...io penso di aver detto quello che dovevo e...ci vediamo stasera.” Balbettava dall’imbarazzo e dalla voglia di mettersi a saltare dalla gioia. Josh si alzò in piedi, e si mise di fronte a lei, ancora scosso. Erano di fronte l’uno all’altra e non sapevano dove mettere le mani. Timidi e felici alla fine si strinsero la mano, con uno sguardo d’intesa che valeva più di mille parole. “A stasera allora.” Katie si voltò rapidamente per uscire dalla stanza, ma si bloccò sulla soglia, la testa voltata indietro. “Josh?” Josh alzò la testa sorridendo con uno sguardo malizioso. “Sììì?” Katie sorrise ancora più imbarazzata. “Ehm...ci vediamo verso le dieci e mezza lì davanti...puntuale...” Lo guardò un attimo ancora, imbambolata. “Sì, ecco. Allora vado...” Josh annuì “Dieci e mezza. Sì, ehm. A stasera.” Sempre senza smettere di sorridere, anche quando lei ebbe lasciato la stanza, Josh ingollò tutto di un fiato i due calici di champagne. Senza voler pensare a quello che era appena successo, si ricordò che aveva lasciato Diane da più di un’ora sola in camera... L’euforia provata fino a quel momento parve esplodere come una bolla di sapone. A bassa voce, preoccupato disse. “Diane.”
“...e così Tom, questi sono i termini base dell’accordo.” Tom annuì, mentre Eric dall’altro capo del filo gli stava facendo il punto della situazione. “Bè, avremo anche tempo di discuterne meglio, arrivi stasera, no?” Accelerò il passo, mentre osservava i grippers sistemare le telecamere. “Sì Eric, arrivo proprio stasera...però avevo bisogno di sentirti rileggere le clausole, voglio proprio sistemare questa faccenda di mia moglie. Sai devo assicurarmi che sia assolutamente incapace di danneggiarmi dopo che avrò finito con lei.” Tom rise nervosamente, ed Eric lo imitò. “Certo, Tom capisco, ma vedrai, ti garantisco che non ci saranno problemi. Ho pronti i moduli che la riguardano... Di fatto resterà tua moglie, ma confinata in una clinica psichiatrica superlusso le toglieremo qualsiasi credibilità. Non potrà andare in giro a fare molte interviste...” altra risatina. “Ma ne parliamo meglio quando arrivi...c’è anche il problema di tua figlia. E poi mi devi spiegare. Ma cosa ti ha fatto Katie perchè tu sospettassi della sua infermità? Sta di nuovo male?” Tom sospirò, abbassando la voce, nonostante fosse rimasto completamente solo sul set. “E’ anche diventata violenta, con la bambina. Non posso permetterle di rovinare la sua salute mentale così come ha fatto con la nostra... Come priore, devo proteggerla da sè stessa e dai danni che si può autoinfliggere. Sai come la pensa la nostra Chiesa... pensavo di poterla controllare, così come quando l’ho scelta come compagna. Ma...mi sono sbagliato. L’amo troppo e la mia fiducia in lei ha travalicato la ragione.” Eric seguiva attentamente i discorsi del capo, concentrato. “Bè, Tom. Onorevole da parte tua non averne parlato con nessuno di noi in Chiesa. Sai che non è ben accettata una persona che non controlla la sua emotività. Bè, hai fatto il possibile per gestire la cosa. Ora è tempo che lasci fare a noi. Tranquillo, sistemeremo tutto. E per tua moglie...sarà meglio così. Si prenderanno cura di lei.” Tom si rilassò nella sedia. “Lo spero.”
Josh entrò nella suite dopo un lieve momento di esitazione. Si sentiva a disagio. Sapeva di aver fatto una cosa orribile e scorretta. Sincero com’era, non poteva continuare a mentire a Diane. E a sè stesso. “Diane? Ci sei?” la vide esattamente nello stesso punto dove l’aveva lasciata. Stava piangendo. Josh si sentì perfidamente colpevole. Si avvicinò, timoroso di entrare in qualcosa di intimo e privato. “Ehi...tutto bene?” Diane si voltò verso di lui, sorpresa dal fatto di trovarselo lì. “No...senti Josh. Scusami...per prima. Per la mia scenata. È ingiusto. So cosa significa per te avere i tuoi spazi. Ne hai bisogno...e io sono stata capricciosa. “ Si passò una mano sugli occhi gonfi. “Ma...io ho percepito qualcosa nell’aria. Ho percepito che da quando l’hai rivista...non sei più lo stesso con me. Lo so che a volte sono paranoica, però stavolta potrebbe non essere solo nella mia testa. Ho ragione?” Josh abbassò lo sguardo un momento, poi sostenne quello di lei. “E’ vero. Katie è...un periodo complesso della mia vita. L’ho persa molto tempo fa, eppure...ogni volta che la vedo...” cercò le parole adatte “rinasco me stesso. Mi dispiace Diane, questo non ha nulla a che vedere con noi, e con quello che abbiamo. È un fatto della mia vita, e io pe quanto provi a cambiarlo...non ci riesco.” Diane strinse la bocca per non ricominciare a piangere. “E’ proprio questo vedi? Con me non sei te stesso? Come puoi dire che non c’entra con noi? Cosa siamo noi, allora? Un ripiego? Un riempitivo nei vuoti fra voi? Dimmelo allora...penso di meritarmi almeno la verità.” Si allontanò quando Josh fece per carezzarle il viso. “Diane...è complicato. Una cosa te la posso dire: con te sono me stesso, e tu mi hai fatto scoprire cosa vuol dire vivere bene, senza pensieri. Mi hai ridato la vita, capisci? Ho capito che ci si può divertire, si può stare insieme giorno per giorno, costruendo qualcosa di vero. e io ti sarò sempre grato per questo. Non sei mai stata un ripiego. Tu sei Diane. Io sono Josh. E siamo insieme, ridiamo insieme.” Josh cercò di sorridere. Questo almeno voleva darglielo. “Io ti voglio molto bene, e ho creduto che fosse amore.” Diane alzò lo sguardo. Non piangeva più. “Ma Katie...è l’amore che mi manca. Mi uccide..e mi nutre allo stesso tempo. Io non vedo un futuro con lei. “ Lo sguardo di Diane si illuminò un poco. “Ma voglio tentare perchè lo desidero. Non mi odiare Diane. Ti meriti qualcuno che sia in grado di darti quello di cui parlo.” Inaspettatamente Diane sorrise. “Guillame ha tentato di darmelo. Ma io sono sempre fuggita. Era questa la vita per me... eri tu l’uomo per me. Allegro, disinteressato... mai pesante...mai troppo profondo. peccato, speravo ti andasse bene così. Ma capisco, sai? Insegui quello che vuoi. Anche se è sposata. Anche se ha una bambina. Anche se è impossibile, no? Come diceva Will Smith in quel film...Se vuoi una cosa...vai e prenditela. Cercherò di non odiarti. ” Si passò una mano sulla guancia bagnata. “Ora basta frignare. Suppongo dovesse andare così Josh...ma sappi che una brava a letto come me non la troverai mai.” Fece una faccia di una che la sapeva lunga, e Josh inevitabilmente scoppiò a ridere. Era per questo che l’aveva quasi amata. “Questo è sicuro. Tu sei unica... e mi dispiace per tutto. Un giorno forse quello che tu vuoi mi potrà bastare. Ma ora..sai cosa devo fare.” Diane gli diede un pugno sulla spalla. “Allora vai cretino! Io comunque non me ne vado da qui, sono determinata a godermi le vacanze, comunque. Diciamo che siamo due ex in vacanza insieme,. Ti pare?” e così com’era cominciata, era finita. Josh era incredulo, non riusciva a capacitarsi di come Diane avesse reagito alla cosa. Senza bisogno di raccontare nulla, era fuori dal casino. Dopo qualche minuto di conversazione normale, Josh si sentì stanco. “Ehi D. Mi faccio una dormita. Sono emotivamente provato da questi cambiamenti. Vado di là così non ti do fastidio.” Diane alzò le spalle, ancora un po’ mogia, ma decisamente in sè. “No, no fa pure. Io quasi quasi chiamo quei contatti di ieri sera...Ah, prima che mi dimentichi...ha chiamato Anna Torv...Steve...tua sorella... e Paul...chiamali quando puoi, sembra che ricominceranno le riprese fra una settimana...” Josh annuì, troppo preso dai suoi pensieri per concentrarsi sui dettagli. Oltretutto lo aspettava una serata non poco impegnativa. “Ok... ora scusami..ci vediamo dopo...” Si voltò e fece per andare di là nel salottino. Diane, pensierosa, lo fermò di botto. “Josh?” Lui si voltò stancamente verso di lei. “Ehi, se cambi idea...se pensi che il giorno in cui ti accontenterai possa essere vicino... fammi uno squillo, ok? E potremo ricominciare..da dove abbiamo lasciato.” Josh fece un sorriso triste. “Tu non sei un “Accontentarsi”, Diane. Sei qualcosa per cui vale la pena combattere...e ti prometto che se comincerò a volere le stesse cose tue...sarai la prima che cercherò.”
Abe & Louie era pieno zeppo di gente. Le dieci e mezza erano proprio l’ora di punta. Meglio così, pensò Katie, non avrebbero notato due starlette nascoste. O almeno era quello che sperava. Non si era truccata, e portava una vecchia giacca di pelle abbinata ad un vecchio cappello.aveva la faccia tirata, stanca. Era rimasta senza mangiare, aspettando il ritorno del marito dal set. Non solo lo aveva dovuto salutare, ma anche accompagnare in aeroporto. E durante il tragitto, Tom era stato assolutamente insopportabile. L’aveva assillata con mille domande, vezzeggiata in mille modi possibili...ossessionata, come era solito fare prima del suo “risveglio”. Poi si era chiuso in un mutismo assoluto. Avevano mangiato qualcosa vicino all’aeroporto, e non si erano quasi parlati. La bambina sedeva triste in braccio alla mamma, la sua posizione preferita quando era in compagnia del padre. Poi, era partito. E lei era libera, libera di vedere Josh...libera di potergli parlare, tranquilla. Katie stava, protetta dal suo nuovo assistente personale (Ethan era tornato a New York con il primo volo dopo la sfilata, su ordine preciso di Katie.) davanti all’ingresso privato. Lo vide arrivare prima che lui potesse alzare lo sguardo e notarla.immediatamente sorrise. I ricordi vividi di quello stesso pomeriggio gli tornarono prepotentemente in mente, così come il desiderio pulsante di baciarlo di nuovo...che aumentò subito non appena notò che erano vestiti di nuovo uguali... la stessa giacca usurata di pelle...e persino il cappello! “Cos’ha da ridere signorina? Lo so benissimo che mi ha fatto spiare quando mi stavo cambiando...” Josh arrivò vicino a lei con un ‘espressione finta-sospettosa. Katie arrossì, perchè quella frase le fece venire in mente altre cose...”No signor Jackson...semplicemente lei ha violato i diritti d’autore che io detengo su questa divisa. Citerò in giudizio il suo styler.” Si abbracciarono furiosamente, sempre ridendo, sotto lo sguardo vigile della guardia del corpo. Rimasero per un momento imbarazzati. “Ehm, si grazie può andare signor Thompson.” Fece Katie. “Sono tranquilla ora.” Katie guardò Josh, arrossendo di timidezza. Josh ricambiò lo sguardo dolcemente. Si presero la mano tremanti dall’emozione, ed entrarono nel locale.
Parte dodicesima – Collapse
Un flash potente li accecò entrando nel locale... il solito paparazzo impazzito. Josh si fece sospettoso... non per lui, che ormai era tranquillo data la situazione appianata con Diane. No. Per un momento si sentì terrorizzato per la situazione di Katie. razionalmente, stava correndo un rischio grosso facendosi vedere con lui. il marito...e la bambina, la splendida bambina. Immaginava che la situazione di vita della ragazza accanto a lui non dovesse essere la più rosea...ricordava bene quei pochi momenti condivisi con lei mesi prima, nel backstage del suo spettacolo. Tesa, agitata, sorvegliata... la sua espressione si fece cupa mentre attraversavano il ristorante, osservati da una miriade di persone. Si sentì smarrito, in colpa...ma la mano di lei lo riportò alla realtà e alla meravigliosa consapevolezza che erano insieme, comunque. Non sapeva cosa aspettarsi da lei...ma qualunque cosa era meglio del nulla a cui era abituato. Strinse più forte la sua mano, e le sorrise, ricambiato. “Ecco, se volete accomodarvi qui... è il tavolo migliore che abbiamo. Vi serviamo subito... champagne, forse?” Il cameriere, un ragazzo giovane, li guardava fiducioso e sbalordito di trovarsi davanti proprio quelle due persone. Katie annuì. “Si, lo champagne sarà perfetto...se si può, mi piacerebbero delle fragole..sa, esaltano il gusto dello champagne.” Disse con una risatina. Il cameriere rise a sua volta, ricordando il celebre film in cui viene pronunciata questa battuta. “Perfetto. E se posso chiedere...siete i due attori di Dawson’s Creek, vero? sapete, io ero un vostro grande...grande fan.” Disse commosso. Josh lo guardò sorridente. “Eh già, siamo proprio noi...ma non farlo sapere in giro...” il ragazzo si trattenne qualche altro momento. “Per caso state facendo...un film insieme? Magari sulla serie?” Josh scosse la testa, seguito a ruota da Katie, piuttosto imbarazzata. Naturale che si facessero domande sul perchè erano insieme. “No, no guarda...nessun film insieme. Siamo qui per ragioni...differenti. ehi, ma se si farà un film di Dawson’s Creek, sarai il primo a esserne informato, stanne certo...anzi, voi fan certe volte siete meglio informati di noi diretti interessati.” Josh cercò di allentare la curiosa tensione che si era creata con una battuta. Il ragazzo li guardò con uno sguardo eloquente e malizioso. “Ah...capisco. bè, non importa! Vi chiederò gli autografi più tardi allora...e lo champagne arriva subito...”
Quando il cameriere se ne andò, i due ragazzi si guardarono un momento, imbarazzati e tesi. Di nuovo soli, dopo quei brevi momenti condivisi quello stesso pomeriggio. Le voci nella testa di Katie si facevano più forti. Erano di avvertimento, di monito. Preoccupate, tese...ma Katie era troppo felice di prestarvi ascolto. C’erano cose molto più importanti di cui preoccuparsi. “Allora...” cominciarono insieme a parlare. Risero, e Josh fece “Prima tu...scusami.” Katie sorrise. “Grazie...niente, volevo solo dirti...grazie di essere venuto... dopo oggi pomeriggio...” breve pausa. Katie socchiuse gli occhi, al ricordo della bruciante sensazione del bacio fra loro. “..avevo bisogno di parlarti di alcune cose, Josh. Ascolta io...io so che alcuni miei comportamenti possono risultarti assurdi, se paragonati con i nostri recenti contatti. Devo spiegarti...” Katie cercò di fissare Josh negli occhi, ma la profondità di quell’azzurro la fece vacillare. Calma, Katie, non perdere la concentrazione. Pensa a tua madre...a Suri. Per lei, sei qui. “...devo spiegarti perchè, in questi anni...sono sparita. E non ti ho più cercato. Si può dire che io ti ho volutamente dimenticato...io...” ma Josh la interruppe, alzando una mano. “Ehi, ascolta Katie...non devi spiegarmi niente...ho capito. Voglio dire, so perchè hai reagito così..e certamente io non sono esente da colpe se non ci siamo mai cercati in questi anni...per me è ok, cioè, non ho bisogno di questo...” Katie, lo fermò, posando la sua mano calda sopra quella di Josh, che al suo contatto si fermò immediatamente, trasalendo. Ogni volta gli faceva questo effetto. “No, Josh, lasciami parlare...è importantissimo per me. Spiegarti... dopo...dopo il 2005, quello che è successo fra noi...” un’ombra apparve sul viso di Josh, e Katie la colse subito. Era la prima volta che nominava quel momento terribile. “Io mi sono sentita precipitare... non stavo bene già allora...dopo Chris, e tu...tu eri tutto...tutto per me.” Una lacrima scivolò dal suo viso “non mi sono fermata a pensare se quello di cui ti accusavo era vero... mi sono solo sentita morire... il perchè tu lo sai...non voglio recriminarti nulla, solo darti un’idea dello stato in cui mi trovavo quando ho conosciuto...Tom.” Katie tolse la sua mano da quella di Josh e la portò in grembo. Il cameriere si stava avvicinando. “Ecco lo champagne... se avete bisogno...” il ragazzo si era fermato, perchè aveva notato il clima che aveva interrotto...e la signorina Holmes stava piangendo? Interdetto, rimase fermo ad aspettare un segnale. Josh vide l’espressione del ragazzo e si riscosse. “Bè, grazie, allora ti chiamiamo se, ecco...abbiamo bisogno.” Il cameriere annuì, e pensando che non aveva mai visto nulla di più strano e commovente se ne andò. Senza parlare, Josh posò la sua mano sul tavolo, aspettando che Katie la prendesse...e continuasse a parlare. Cosa che avvenne, quasi subito. Guardandosi negli occhi, il bisogno tremendo di toccarsi, si strinsero forte. Con un sospiro, Katie ricominciò a parlare. “Vedi...è la prima volta che ne parlo con qualcuno...mi sembra impossibile che lo sto dicendo a te... quando ho conosciuto mio marito, c’erano molte cose che non sapevo di lui...e di me. Tanto per cominciare, io ero disperata...come ti ho appena detto. E lui...mi è sembrata la via d’uscita.” Katie rabbrividì leggermente. Ricordava quel periodo come fosse ieri, con ribrezzo. “quello che non sapevo, era che lui mi stesse cercando. O meglio...cercava una ragazza..abbastanza disperata, abbastanza disposta..da accettare quello che lui aveva da proporre. Come me, ovviamente. Naturalmente ho capito tutto molto tempo dopo l’avevo sposato. All’inizio, non mi sembrava vero che un famoso attore avesse iniziato a farmi la corte. Mi sentivo lusingata, sorpresa...e furbamente mi è sembrata una scelta obbligata. Se avessi saputo...” katie chiuse gli occhi, per la vergogna, e Josh la strinse più forte. Non sopportava di vederla così. E più sentiva di quelle circostanze, più si sentiva raccapricciato. “..se avessi saputo che lui mi cercava in base alle richieste del suo agente...e della sua maledetta...congrega di pazzi... per la sua immagine pubblica capisci...il divorzio da Nicole, le voci sulla sua sterilità... i suoi film che non andavano più ai botteghini... era finito. Io sono stata...l’occasione giusta, da prendere al volo...” Katie non riusciva ad aprire gli occhi, e Josh si sentì talmente disgustato, da Tom Cruise e da sè stesso che trovò il coraggio di dire qualcosa. “Katie...Katie, apri gli occhi, avanti...tu non potevi sapere...non hai colpa, capisci? Non so come...come rimediare. Non avevi nessuno accanto a te, che ti consigliasse...io...sono stata una vera merda, Katie...io ti ho lasciato...in questo casino...” Katie aprì’ gli occhi. Non doveva andare così, ci mancava solo che Josh si sentisse in colpa per lei. “No, smettila Josh... le cose sono andate così e basta... eravamo in due, ti ricordo, che abbiamo...litigato. Non puoi prenderti la colpa, neanche tu sapevi quello che mi sarebbe capitato. E io non sono una vittima innocente...ho deciso di andarmi a mettere volontariamente nelle mani di quest’uomo. Io non ho capito subito come stavano le cose, per i primi tempi...pensavo che ci fosse qualcosa di vero... ero elettrizzata, alle prime a cui andavo con lui, mi sentivo di nuovo me stessa...la gente ricominciava a vedermi, sai... oddio, mi sento così patetica... e superficiale. Ma ho pagato, sai? Ho pagato, per questo. Ho venduto l’anima al diavolo, Josh, e per cosa? Forse speravo che anche tu vedessi quelle foto, vedessi a chi ero accanto...e pensavo, anzi speravo, che vedendomi realizzata avresti sofferto...volevo che tu soffrissi la mia perdita, Josh, mi dispiace. Mi dispiace così tanto...io ero furiosa con te..” Altre lacrime si formarono negli occhi di Katie, e Josh la guardava ammutolito. Non immaginava che avesse provato quelle sensazioni. Certo che ricordava quei periodi, immediatamente dopo la loro rottura. Era bersagliato dalle sue foto, in cui lei appariva radiosa, troppo radiosa, accanto a quello...sgorbio. Non riuscì più a trattenersi, una rabbia cieca lo invase “Certo che ho visto quelle foto! Ma come potevo pensare che era quello che volevi, che era me che volevi colpire? Ho sofferto come un cane, maledizione...me almeno non ti avevo sulla coscienza. Pensavo che fossi felice...ho pensato che mi avevi dimenticato...che per te non ero mai stato importante... ne ho avuto la conferma quando ho saputo che ti eri sposata...e io non avevo ricevuto nessun invito...” Josh era scosso, aveva il respiro affannoso. Ma perchè si stava arrabbiando con lei? Katie lo guardava, seriamente addolorata. “Lo so, lo so...è orribile quello che ti ho fatto... anche io ho pensato che mi avevi dimenticata... prima di conoscere Tom, sapevo che avevi conosciuto altre ragazze...immaginavo, credevo...credevo che fosse quello che volevi. Che volevi...un’altra persona.” Josh alzò un tantino la voce, sporgendosi verso di lei. “Katie, come puoi dire una cosa del genere???? Tutto quello che volevo...tutto quello che ho SEMPRE voluto...eri tu. Perchè...perchè ci siamo fatti così del male? Avrei dovuto seguirti, fuori da quella stanza, a Londra....Forse...avrei dovuto farti capire che tipo di passione mi legava a te.” Katie rimase ferma dopo quella rivelazione. Cercando di rimanere sotto controllo, sorrise mestamente. “Credo che sia sempre stato questo il problema...troppe volte ci siamo fraintesi... il problema non è mai stato il sentimento in sè..la passione. “ Katie strinse le labbra. No, decisamente non era quello il loro problema. Un respiro rauco di Josh le fece capire che lui la pensava allo stesso modo. “Ma il tempismo...non ha mai coinciso. Ecco perchè sono qui...non per dirti perchè me ne sono andata da te, ora che sai che non avrei mai voluto farlo...ma dirti perchè sono rimasta accanto all’uomo che mi ha presa nella sua trappola.” Katie fece un respiro profondo. era arrivato il momento. Prese un piccolo sorso di champagne per darsi forza. “Sono rimasta...per Suri. volevo che lei avesse una stabilità che non mi apparteneva all’epoca. Con me sola non l’avrebbe trovata. Non potevo essere sola quando nasceva, capisci?” si torceva le mani, mentre Josh cominciava a impallidire. “Katie...cosa stai cercando di dire?” Katie abbassò lo sguardo per un momento, cercando di trovare il coraggio. “Sto cercando di dire...che se non avessi incontrato Tom, mia figlia sarebbe nata da una ragazza madre. Io...ero già incinta prima di...conoscerlo.” Josh chiuse gli occhi, lasciando che la rivelazione facesse il suo corso verso il cuore. Vedendo che Josh non parlava, Katie trovò la forza per finire il suo pensiero “Suri non è nata ad aprile, Josh. È nata il 30 dicembre. Dicembre 2005.” Josh impallidì ancora di più. Il battito rallentò di colpo. Sentì il sangue scendere dalla testa, lo stesso dolore al petto che l’aveva preso quando era in Canada. Ora capiva, capiva tutto. Dicembre 2005. I tempi coincidevano. “Io...io devo...vado...” senza riuscire a parlare, Josh si era alzato di botto, diretto verso il bagno. Aveva una faccia talmente sconvolta che quando incrociò il cameriere, notò a malapena la sua espressione interdetta. In bagno, si aprì la camicia, e gettò la testa sotto il rubinetto. Quando riprese leggermente il senso della realtà, si trovò a fissare il suo viso allo specchio. Ma certo, ma certo. Gli occhi. Gli occhi erano i suoi, decisamente. Quella sfumatura grigioverde che prendevano sotto le luci artificiali. Non poteva essere una coincidenza, quante paia di occhi hanno la stessa identica sfumatura? E il naso...il profilo... Josh venne colto da un altro capogiro, e dovette appoggiarsi al lavabo, per evitare di cadere per terra. Dentro di sè sensazioni confuse. Gioia, euforia...ma anche rabbia, delusione, stordimento. E purtroppo, la sensazione dominante era la rabbia. Quattro anni. Quattro lunghi anni passati a sentirsi in colpa per come erano andate le cose fra di loro. Quattro lunghi anni di bugie con Diane. Quattro anni senza sapere che aveva una bambina. Una bambina. Sua figlia. Anzi, la figlia sua e di Katie. improvvisamente si ricordò la sua fan, a Vancouver. Sembravano trascorsi millenni. Le parole che le aveva sentito pronunciare, ora avevano un senso. E questo non fece altro che aumentare il suo senso di impotenza. Tutti, tutti lo sapevano, o lo immaginavano. I fan...e magari gli amici. E lui, ignorante, beatamente inconsapevole che un uomo malvagio aveva modo di trascorrere la sua vita accanto alla donna che una volta era stata sua...e accanto alla sua bambina. Respirando profondamente per tentare di calmarsi, si rassettò camicia e giacca, e fece il suo ritorno in sala. Fermò il cameriere che li stava servendo per quella sera. “Ascolta, ho bisogno che tu mi liberi un privè. Puoi farlo? Ho visto che i paparazzi sono appostati dappertutto...ho bisogno della massima discrezione, capisci?” Il ragazzo, obbediente, fece un cenno, e dopo poco ritornò con la conferma di una saletta privata disponibile. Senza spiegazioni, Katie dovette abbandonare il tavolo per andare in un’altra stanza e senza sapere il perchè, cominciava ad avere paura. Non poteva immaginare che effetto facesse una rivelazione del genere. Ma sapeva di aver fatto la cosa giusta. Anche se ora temeva che non avrebbe mai più rivisto Josh.
Josh era entrato nella saletta senza parlare, lo sguardo cattivo, e senza mai rivolgersi direttamente a Katie aprì la bocca per parlare. “Una cosa vorrei sapere. Come hai fatto...Tom lo sapeva? Sapeva fin dall’inizio...?” Katie, cercando il suo sguardo, ma timorosa di dire qualsiasi cosa che non fosse la risposta, cercò di controllarsi “All’inizio non sapeva...immaginava certo. Ero in uno stato di tale fragilità...quando ho visto che sospettava...ho...dovuto...f-farglielo credere.” Katie deglutì, sempre più schifata di sè stessa. ma ormai doveva dire la verità. “Verso la fine della mia gravidanza... ho dovuto dirglielo. Non è successo niente di sconvolgente, neanche un sobbalzo. Mi ha solo detto che dovevamo trovare un modo per far coincidere tutto... e così abbiamo fatto. Ho partorito in segreto...e a gennaio ho cominciato a mettere una protesi...l’ho portata per quattro mesi...quando ero in p-pubblico. Lui era contento, anzi. La gente avrebbe smesso di parlare della sua sterilità...Ma non tutte le voci potevano essere placate...sai nessuno vedeva la bimba, si facevano strane congetture...se sapessi come mi sono sentita...” Senza più lacrime per piangere, Katie si accasicò sul tavolino, la testa stretta fra le mani. “Oddio, Josh, parlami, guardami almeno...ti faccio schifo non è così? Ti disgusto... ti ho detto perchè...devi capirmi...ti prego, Josh, ti prego...” Cercò di prendergli le mani, ma lui le ritrasse. “Ah, io devo capire, certo. E come mai, di grazia, lo vengo a sapere dopo quattro anni? Mi sai dire perchè? Avevi progettato anche questo? Santo dio Katie...hai accettato, hai accettato di portare una cazzo di pancia di gomma? Dove hai lasciato la dignità, eh? DOVE?” Josh non voleva urlare, aveva cercato di mantenere il tono controllato...ma proprio non poteva impedire che la rabbia dilagasse. Katie sbiancò. “Josh..perchè..dici così? Dovevo forse venire da te? Come potevo sapere che tu mi avresti accolta, mi avresti ascoltata? Ho dovuto nascondere tutto...avrei voluto dirtelo subito...ma tu conoscesti Diane e così...non volevo rovinare niente...Ho fatto una cosa merdosa, Josh, lo so...TI PREGO GUARDAMI!!!” Josh la guardò e sentì la sua furia incrinarsi quando incrociò i suoi occhi. Sapeva, certo, che Katie non aveva colpa, a parte la sua fragilità. Come avrebbe reagito lui al suo posto? Del resto, neanche lui l’aveva più cercata...fino all’anno prima, quando la mancanza di lei si era fatta troppo forte per poterla ignorare. Ma non poteva fare a meno di sentirsi furioso “...TUTTE LE SCUSE SONO BUONE...MA QUESTO, Katie non dovevi farlo...MIA FIGLIA, mi hai tenuto nascosto ciò che avrebbe potuto unirci... PERCHE’? CAZZO, SARA MEGLIO CHE MI DAI UNA SPIEGAZIONE!!!” si fermò di botto aspettando una risposta. Katie si lasciò sfuggire un singhiozzo. “Ho perso me stessa tante volte in questi anni... mi sono lasciata controllare da persone malvagie. Non sapevo più perchè dovevo restare sveglia...viva. tu...tu, la mia unica ragione per svegliarmi al mattino, eri andato. Andato avanti, felice, con un nuovo amore. Io, no. Ho scelto una vita fatta di mezogne, di falsità e meschinità. Tutto per la figlia che tu mi hai regalato. Pensavo che almeno così sarebbe stata al sicuro. Mi capisci quando dico così? Ero talmente a pezzi dopo la nostra rottura che sapevo non sarei mai potuta tornare a lavorare...non ragionavo più bene, avrei dovuto farmi ricoverare...e mi avrebbero portato via la mia bambina. Ho scelto l’inferno, ho scelto Tom e la sua vita pianificata. Ma almeno ho potuto crescerla...e più la guardavo, Josh...” lentamente sfiorò il viso dell’uomo davanti a lei, che non ebbe il tempo di reagire... “più sapevo che l’avrei cresciuta con la speranza di reicontrarti un giorno...e di dirti la verità. Non so se tu puoi capirmi...o perdonarmi. Ma io spero di sì.” Katie fece per allontanare la mano dal volto di lui, ma mentre la allontanava sentì che Josh la afferrava bruscamente. Katie trattenne il respiro, preparandosi al peggio. Uno schiaffo, era tutto quello che chiedeva. La sua giusta punizione. E con sua grande sorpresa, Josh si portò la mano di lei agli occhi e cominciò a piangere. Le lacrime calde le bagnavano la mano. Si sentì invadere da una tremenda tenerezza...lentamente senza togliere la mano si portò a fianco a lui sul divanetto... “Shh, Josh...non fare così...mi dispiace, davvero....sono stata una stronza, ma tutto quello che ho fatto...è perchè...io...ti amo. Da sempre....” Josh singhiozzava, come un bambino, e rideva fra le lacrime. Prese il suo volto fra le mani, e lo baciò senza smettere di piangere. Katie portò le mani attorno al collo di Josh, ridendo e piangendo insieme. Josh, mentre la baciava, continuava a sussurrare “Nostra figlia...la nostra bambina...non ci posso credere, non ci posso credere...non so come si fa, il papà...” Katie senza poter fermare nè le risate, nè il pianto liberatorio, radiosa per trovarsi nuovamente fra le braccia di Josh, rispondeva sconnessa. “...imparerai, imparerai...mi perdoni, vero? ho bisogno di sentirtelo dire...dimmi che mi ami, che mi perdoni quello che ho fatto...e forse tornerò di nuovo pura...” lui la strinse più forte, cercando di liberarla dai vestiti per poterla baciare meglio...” Ti perdono? Ti perdono, ti perdono, e tu perdona me....salvami, salvami katie...e non lasciarmi mai più... io, te e la bambina...vi sposo, vi sposo a tutte e due...” Per pochi attimi, fu come se il salottino privato, tutto il mondo...fosse sparito. Poi, gradualmente ritornarono alla realtà, e tremanti, scossi ancora dai singhiozzi...si separarono, a malincuore. Sottosopra, ma finalmente liberi di ridere insieme si presero di nuovo la mano. Dovevano pensare a cosa fare. “...ecco, io...” Katie si asciugò gli occhi sulla faccia stanca per le troppe emozioni. “...suppongo che dovrò parlarne a Tom... ora è via. Tornerà dopo domani...e poi certo...tu dovrai parlarne a Diane...” Josh scoppiò in una risata allegra, con grande sorpresa da parte di Katie “Ah, bè ecco...piccolo imprevisto. Diane...bè, lo sa. Anzi, posso dire che ha sempre saputo...che non esiste altra nel mio cuore. Nè mai esisterà. “ D’impulso, si gettò nuovamente verso Katie, per baciarla ancora, e ancora...
Quasi un’ora dopo, i ragazzi stavano preparandosi ad uscire. Avrebbero voluto trascorrere la notte insieme...il desiderio era troppo forte. Ma Katie doveva stare con...la loro bambina. E poi certo...c’erano parecchie cose da sistemare. Il paparazzo che li aveva fotografati all’entrata era ancora lì appostato... scattò un’altra foto, ma Josh e Katie erano così stanchi e presi l’uno dall’altra che non se ne resero nemmeno conto... si rifugiarono velocemente nella limo che era stata preparata apposta per Katie.“Allora, io domani presento la mia collezione nei negozi con Jeanne... possiamo vederci domani sera, se per te...non è un problema...quando riparti per il Canada?” Josh la cinse con un braccio, portandosi la testa di lei sulla spalla. “Penso che partirò fra un paio di giorni... ti aspetterò lì. Vi aspetterò, volevo dire. È meglio che io non sia in giro quando torna quel castoro...” (Risatina di Katie) “...sai, per chiedere il divorzio non dovresti avere fastidi con la stampa...e se io sono nei paraggi, bè...si fa presto a fare il collegamento.” Katie si strinse a lui, sentendo freddo all’improvviso. Già, avrebbe dovuto affrontare il marito. Un brivido di paura, come se il pericolo fosse dietro l’angolo, la scosse, ma non ci fece caso. Josh la baciò sulla fronte. “Domani sera è perfetto... Diane parte domani pomeriggio, ho appena ricevuto un suo messaggio...ha un casting, credo...quindi...sarò...da solo.” Si schiarì la voce. Il pensiero di loro due insieme lo fece quasi capitolare definivamente. Si allontanò da Katie, per poterla salutare. “Ehi...io vado.” Si baciarono intensamente. “e...porta questo a Suri...la mia piccolina.” Era vero, reale. Era la sua piccolina, e nel dirlo Josh sentì di nuovo salirgli il magone. Sfiorò Katie con un bacio sulla guancia. “Questo è per lei...e questo è per te.” La strinse ancora in un abbraccio mozzafiato, e la baciò passionale, di nuovo. Katie sorrise. “Buonanotte Joshua Jackson...” Josh smontò dalla macchina, ma rimase a guardarla dal finestrino... “Buonanotte signorina Holmes... futura signora Jackson...” con un ultimo sorriso, Josh la guardò andare via.
New York, 15 ottobre 2009.
A molte miglia di distanza, Tom Cruise aspettava. Seduto tranquillo, in una comoda poltrona di velluto, aspettava. 65esima Est 82esima strada. Questo l’indirizzo dell’imponente chiesa di Scientology. La sede di New York era certamente la più importante. E del resto, anche lui era una personalità importante all’interno di quella struttura. Guardò l’ora. Eric era leggermente in ritardo. Fuori dalla finestra ormai era buio pesto. Mezzanotte e mezza. Eric avrebbe dovuto arrivare da un momento all’altro, comunque.Eric LeMarque, il suo avvocato, il suo mentore all’interno della Chiesa. Si era sempre rivolto a lui per questioni personali. Buffo, pensò. Era lui che gli aveva suggerito Katie Holmes come possibile candidata. E adesso, proprio lui lo avrebbe aiutato a sbarazzarsene. Erano passate poche ore dall’ultima telefonata che le aveva fatto. L’aveva sentita agitata...come se avesse qualcos’altro in mente. Aveva parlato di uscire con Victoria. Ma Tom sapeva sempre tutto. E Victoria non aveva idea di alcuna serata con Katie. Intrecciando le mani sulle ginocchia, Tom sorrise maligno. Avrebbe pagato anche queste piccole bugie. Ripensò anche che doveva punire Connor, per come si era comportato durante quei pochi giorni che gli aveva fatto visita. Decisamente troppe telefonate alla madre. E poi si era rifiutato di leggere quel libro sui Kinetic. Era gravissimo che il figlio, seppur adottivo, di Tom Cruise denigrasse i principi su cui lui basava tutta la sua esistenza. Se Connor aveva intenzione di essere l’anello debole, sarebbe stato eliminato dalla sua famiglia. Proprio com’era successo a Nicole.”Tom? vecchio mio, come stai? Scusami infinitamente per il ritardo, un traffico allucinante sulla quinta. Ehi, stai bene?” Tom si era riscosso bruscamente dai suoi pensieri vendicativi. “Sì, certo, tutto alla grande. Non ti scusare per il ritardo...abbiamo ancora tutto il tempo, no? Poi ti porto a cena domani sera, e per farti perdonare paghi tu...” stringendosi la mano, si avviarono verso l’ufficio privato di Eric. All’attico del palazzo. I priori avevano diritto a tutti i lussi. Per non parlare degli uffici pubblici in cui avevano contatti. Potevano arrivare dappertutto...e decidere praticamente della sorte di chi volevano.
“Dunque Tom...direi di saltare i convenevoli e di arrivare al motivo per cui siamo entrambi qui. Visto che non siamo intercettabili, ne spiabili, possiamo pure parlare con franchezza. Allora...tua moglie ti sta dando dei problemi.”Eric aveva fatto un’affermazione, non una domanda. Tom si era appena seduto di fronte alla sua scrivania, e assentì spazientito. “Esatto. Sta uscendo fuori dal mio controllo, nonstante tutte le precauzioni prese con lei. Questo fatto della sfilata e della linea di moda non ha certo aiutato. L’ha ributtata nel mondo, in pasto agli schifosi wog. Le hanno fatto il lavaggio del cervello. Ha cominciato a parlare strano, ad essere sempre più lontana da me. Ho pensato di ricominciare con la codeina...ma rifiutava qualsiasi cibo o liquido che non si fosse direttamente procurato lei stessa. così, per me è diventato difficile, rimetterla sulla giusta via...non ho potuto portarla con me alle sedute, perchè a Los Angeles abbiamo una chiesa che lascia al quanto desiderare...” Tom scosse la testa, arrabbiato ed Eric fece una risatina. “Eh già...il consiglio trova molto difficile piantare i semi del nostro credo in California...sono troppo hippy, troppo libertini e ribelli per poter essere guidati dalla Luce....ma rimedieremo....e comunque, potevi portarla qui, no? O a Boston... abbiamo le nostre chiese migliori...” Tom si fece aggressivo, nei toni e nei modi. “No, tu non capisci...non avrei potuto forzarla...un tempo lo facevo benissimo, ma perchè lei era docile e remissiva. Ora invece...è troppo...lucida. alza la voce. Discute con me. È aggressiva, violenta...e sta mettendo la bambina contro di me. Scappa quando mi vede...io non posso tollerarlo! È una situazione scomoda...potrebbe...parlare con qualcuno.” Eric fece un’altra risata, stavolta più amara. “E con chi? Pensavo l’avessi isolata da tutte le sue vecchie conoscenze...grazie a te non dovrebbe avere più amici...eccetto quelli che tu hai scelto per lei, no? E i genitori? Controlli che non la chiamino?” – “Prima di venire a Los Angeles ha voluto portare la bambina a trovarli. È stata con loro tre giorni. Ho sbagliato a lasciarla andare, ma io pensavo....è partita subito dopo il concerto, non ho potuto impedirlo...Eric, la situazione sfugge al mio controllo.” Eric scosse la testa, gravemente. “Male, Tom. questa non ci voleva. Non dovrebbe parlare più con nessuno per poter meglio accettare il Messaggio. La gente comune...gli ignoranti...la fuorviano. Quindi..suppongo che non rimanga altra soluzione..se non quella che ho pensato per te. Sei sicuro che sia violenta con la bambina? Ho bisogno di un valido motivo per andare avanti con la pratica...” Tom ci pensò un attimo. Avrebbe mentito...solo per il suo bene. “Sì...ogni tanto...la maltratta.” Eric scrisse qualcosa sul taccuino che aveva tirato fuori. “Bene. E Tom...la bambina? Dovremo pensare a come sistemarla, e questo andrebbe fatto prima di avviare la procedura per tua moglie...devi seguirla più attentamente...ed essere affettuoso, comprensivo...riportarla dalla tua parte...” Ma Tom perse la pazienza definitvamente. Si alzò e battè un pugno sulla scrivania. “Non me ne frega un accidente della dannata bambina!!! Devi partire subito con la pratica per Katie, chiaro? La migliore clinica psichiatrica a Malibu. Devi sbatterla dentro a vita, hai capito? Non deve più trovare il modo di danneggiarmi! Eric...devi farlo, ne va anche della dignità della nostra Unica Chiesa.” Con il respiro corto, si rimise a sedere.Eric lo guardava, scettico. “Bene Tom. calmati.” Tom riprese il controllo di sè. “Con Nicole ho sbagliato una volta, lasciandola libera di scappare, di mettere in giro voci malvage. Diffamandomi. Mi ha portato via i miei due figli. Anche loro, sono degli schifossisimi e comuni wog. Io ho tentato...con Katie.” Tom abbassò la voce, rendendola quasi un sibilo. “Stavolta non permetterò che accada. Voglio anche che tu sappia che Katie ha abortito. Aspettava...da me. E ha volontariamente abortito. Scrivilo bene, nella tua cartella. E fa in modo che questa notizia arrivi alla stampa. Chiaro?” L’avvocato, lentamente riprese a scrivere sul taccuino. Non valeva la pena mettersi contro Cruise. “Come vuoi. Suppongo che sarà meglio così, per tutti noi. In clinica non sarà in grado di danneggiare nessuno. le toglieremo qualsiasi credibilità. Ma Tom, sarà bene che tu sappia che devi controllarla più strettamente quando tornia Los Angeles. Se tutto va come previsto, la pratica andrà in accettazione lunedì prossimo, quindi devi fare in modo di toglierle qualsiasi contatto con il mondo esterno prima di farla partire. Gradualmente però. I tuoi collaboratori sono affidabili?” Tom annuì deciso. “Sono tutti della nostra Chiesa. Rigorosamente Theta1. Mi fido ciecamente di loro. Ma hanno perso un po’ il controllo su mia moglie, pare sia riuscita ad eluderli...” - “Devi fare in modo che ricomincino a tenerla sott’occhio quando non puoi farlo tu direttamente...e...devi ritornare alla codeina e al Novamax. Fai in modo che lo riprenda. Con discrezione però. Solo i tuoi collaboratori devono esserne a conoscenza...non vogliamo che gentaglia sappia di questo modo...diciamo, poco ortodosso di condurre le persone alla salvezza.” Piccola risata sarcastica. “E’ tutto Tom. Intanto ci vediamo domani sera per la cena. E poi ci sentiremo Domenica sera con gli aggiornamenti. Spero tu trovi il modo di passare da qui prima di portarla a Malibu...tienimi informato.” Si alzarono quasi contemporaneamente, e si strinsero la mano, nervosamente. Tom uscì dall’edificio con la coscienza leggera. Tutto sarebbe tornato come prima. Poi avrebbe dovuto solo cercare una sostituta. Possibilmente incinta, come era stata Katie quando l’aveva scelta. Rise fra sè. Riteneva fosse un segno della sua potenza quasi divina il fatto che non potesse concepire figli. Un uomo unico nel suo genere, il nuovo messia. ma la stampa andava dominata. Tirò fuori il cellulare. Ora di fare un’altra chiamata alla moglie, il cui destino stava tutto in una cartellina chiusa in un cassetto.
Los Angeles, 16 ottobre 2009
Katie aprì gli occhi molto presto. Tirò fuori un braccio dalla coperta di lana in cui era sepolta, e prese la sveglia. Le sei del mattino. Eppure si sentiva riposatissima, nonostante avesse dormito poche ore. Si sentiva in pace con il mondo, e per la prima volta nella sua vita si sentiva lontanamente felice. Si rigirò nel letto, e trovò la sua piccolina, vicina a lei. Dormiva ancora profondamente. Katie la strinse: era calda e morbida. Le carezzò la manina paffuta, che in quel momento teneva in bocca per via del dito. Un vizio che avrebbe dovuto farle passare... pensò con meraviglia a quante cose doveva fare come mamma...e quante cose avrebbe dovuto fare Josh, come papà. Non riusciva a capacitarsi dell’enorme cambiamento che era avvenuto nella sua vita solo poche ore prima. Josh sapeva. Papà e mamma, di nuovo insieme. Sarebbero riusciti a essere dei bravi genitori? E Suri avrebbe perdonato sua madre per la sua disonestà? Ci sarebbe stato tempo, pensò. Tempo per meritarsi il perdono. Con questo pensiero confortante, Katie si riaddormentò con la sua bimba fra le braccia, grazie al suono del suo respiro. Al suo risveglio, l’avrebbe portata a passeggiare...e le avrebbe detto la verità.
Parte tredicesima – Pure Love
“Ehi!! Ehi c’è qualcuno in questa stanza?” Jeanne bussava insistentemente alla porta. “Katie,se non mi fai entrare giuro che la butto giù!!!” Stava per farlo, ma si bloccò quando vide Katie sulla porta, con una faccia da funerale. “Ehi, Jeanne. Ciao. Scusa ma...” Spostò lo sguardo oltre la spalla della donna, vaga. Jeann la cercò con gli occhi. “Katie. tutto bene? Mi sembri...strana.” Katie scosse la testa. “No, non va affatto bene... Ma scusami, stiamo qui sulla soglia...vieni dentro.” Jeanne entrò timidamente in stanza. Non voleva proprio trovarsi ad affrontare un dramma familiare. Vide la bimba, seduta sul letto, il suo orsacchiotto in braccio, avvilita. Katie aveva recuperato un colorito giallastro, sembrava ritornata quella di prima. In peggio. La vide lasciarsi stancamente cadere sul divano lungo due metri e mezzo. La schiena incurvata, ingobbita, lo sguardo spento. “Jeanne...devo proprio confidarmi con qualcuno. Ho combinato un casino.” Katie aveva chiuso gli occhi, apprezzando il fatto che Jeanne stesse in silenzio. “Non so come raccontarti questa storia. Io mi vergogno così tanto!” Jeanne si sporse dalla poltrona in cui stava seduta, con un’espressione divertita. “Katie, ti tolgo un peso. Lo so. So la storia che vuoi raccontarmi. O meglio... ne intuisco una buona parte. Ha a che fare con quel bel ragazzo che è venuto alla nostra sfilata, vero? un ragazzo di nome Joshua Jackson?” Katie sobbalzò aprendo gli occhi di scatto. “Come fai a conoscerlo? Cioè, voglio dire...so che sai come si chiama. Ma sai di, di...noi?” Jeanne esplose in una delle sue peculiari risate. “Ma certo tesoro! Vedi, anche quando tu sfortunatamente non mi conoscevi ancora...io ti seguivo di già. Sai, avere tre figlie femmine adolescenti in questo aiuta. Ho seguito tutta la tua storia. Sapevo di Dawson’s Creek, sapevo della tua storia con quel ragazzo...e da quando sei qui, non c’e voluto molto per capire che lui ti interessa ancora.” Jeanne fece un gesto della mano per interrompere Katie che stava per irrompere in un discorso. “E so anche quello che si dice in giro, a proposito di te e tuo marito. Mia cara, ormai dovresti conoscermi, e sapere che non mi interessa quanto uno può scrivere su un giornale. E sai quanto poco io ami giudicare le azioni degli altri...di cosa ti stavi preoccupando?” Katie richiuse la bocca meccanicamente, leggermente più sollevata. Jeanne sorrise, e riprese, con dolcezza. “Quindi, ricapitolando. Tu ti stai rivedendo con il tuo ex, tuo marito è via, non vuoi che tua figlia sappia, no? È questo il problema? Tesoro, la questione è facile. Io sono per la sincerità tutto per tutto. Chiama tuo marito, digli che hai trovato un uomo che sa come trattare una vera donna, chiedi il divorzio. Facile no?” Jeanne sembrava così sicura di sè, così ingenuamente convinta che fosse facile che a Katie mancò il cuore di contraddirla rabbiosamente. C’erano così tante cose che non poteva combattere. “Jeanne...non è affatto così facile. Non si tratta di rivedere un ex. Si tratta di vedere il padre della propria figlia, dopo quasi quattro anni di silenzio.” Jeanne fece un salto sulla poltrona che quella quasi si ribaltò. “C-cosa? Il padre...di...Su-ri? Joshua Jackson? Santo dio, Katie, sei un mito! Scafata come ragazza, non c’è che dire.” Rise di nuovo, e Katie rimase sconcertata. Lo trovava divertente? “Bè sì, devo ammettere che è leggermente sorprendente, però ancora non vedo il problema. Aspetta...lui lo sa?” Katie annuì, ancora leggermente intontita dalla reazione di Jeanne. D’improvviso si alzò in piedi e cominciò a passeggiare per la stanza, nervosamente. “Gliel’ho detto ieri sera. Oh, Jeanne, sono pazza. E’ successo tutto così in fretta, come un susseguirsi di scelte fatali, volute dal destino. Mentre giro un film in Australia ho dei ricordi di noi...mi sveglio dal coma in cui ero precipitata. E poi...vengo qui a L.A, dove tu e io abbiamo in progetto una linea di moda...e incontro, fra tutte le persone, proprio lui! L’uomo che ultimamente ha ossessionato i miei sogni, ma dico...ti rendi conto? E non solo sono sposata. Sono sposata con un uomo che mi tiene in trappola. Un uomo che non mi ha mai amata. Che non mi ha capita, ha solo approfittato della mia persona. E quest’uomo...controlla tutto della mia vita. Non posso scappare. Non c’è scampo! Come se non bastasse, stasera vedo Josh perchè non posso non vederlo. Lui mi ha perdonata, e mi ama, e io amo lui, lo voglio, lo desidero accanto a me...desidero che mi salvi. E tutto questo è stupido e fuori luogo, Tom torna domani e io sono morta! E stamattina ho cercato di spiegare a Suri la verità, Jeanne. E ora non parla più. Voglio morire!” Aveva detto tutto questo senza prendere un momento di fiato, convulsamente. Jeanne assisteva impotente a quello sfogo ansioso. Quando Katie smise di botto di parlare e si schiantò di nuovo sul divano tenendosi la testa fra le mani, Jeanne si alzò, andò a sedersi a fianco a lei e le prese la mano. con l’altra mano prese a carezzarle i capelli, dolcemente. “Piccola mia... non devi preoccuparti. Non è una tragedia. E nessuno ti giudica per quello che hai fatto, quindi non essere tu la prima a farlo. Nonostante la vita agiata, e i mille lussi che ci distinguono dalle persone normali...lo siamo anche noi. Solo che per noi è leggermente più difficile conciliare la nostra vita pubblica con i drammi emotivi. Katie, tesoro...ti voglio bene come una sorella più piccola. Ci tengo a dirti una cosa, e tu devi ricordarla. Sei una persona che ha sofferto immensamente, nella tua giovane vita. Non meriti altro dolore. Suri ora non parla? Cavolo piccola, le hai detto una cosa importantissima, lascia che la bimbi metabolizzi il concetto! È molto più saggia di quanto tu non creda, e come me, vuole solo che la sua mamma sia felice. Stalle vicino, falle sentire che la ami più di prima. Che è solo l’inizio di qualcosa di grande, per voi due. Quanto a te... non smettere di lottare! Tom Cruise...è solo un omuncolo, tesoro, l’ho sempre pensato. Tu sei migliore di lui, e puoi decidere della tua vita come più ti piace. Non c’è bisogno che tu ti giustifichi. Lascialo e basta. Senza spiegazioni, capito? E vai...vai da colui che ti merita! Siate una famiglia felice e fate mille bambini, Katie!” Katie sorrise, una piccola lacrima sulla guancia fredda, che Jeanne raccolse. “Io...non so se ce la posso fare. Ho tanta paura per me, per Josh, per la bambina... e io vorrei che Tom capisse, che mi lasciasse andare... Oh, Jeanne...” Rimettendosi a piangere, posò la sua testa sulla spalla di Jeanne. “Oh, bambina mia...vieni qui. Su, su, andrà tutto bene. Sei una donna forte, in gamba. Là fuori, proprio adesso, ci sono persone che ti stimano pronte a fartelo capire....ti sei dimenticata che oggi abbiamo la presentazione del pret-a-porter? Ovviamente se non te la senti...annullo...ma io penso che possa essere una buona idea...” Katie tirò su con il naso, rincuorata da quelle parole. “Non scherzare, non me lo perderei per nulla al mondo. Ma voglio che Suri sia con me. Lei è la mia forza.” La guardò determinata, Suri ancora sul letto pensosa. Pensò a quella mattina, alle domande che Suri aveva fatto.... “Lo zio orso...è il mio papà? Perchè non sono stata a casa sua? Ma papà... mi vuole bene lo stesso? Anche se non è il mio papà vero? e il mio papà vero...è arrabbiato con me?” Forse aveva scaricato un fardello troppo grosso sulle spalle di una bambina...ma non voleva lo sapesse da grande, senza aver avuto la possibilità di conoscerlo. No, si disse decisa. Aveva fatto bene a dirglielo ora. Ora che c’era una speranza per loro tre, di tornare ad essere una vera famiglia. Se avesse visto che non c’erano possibilità che ciò avvenisse, non l’avrebbe mai rivelato. Ma Josh l’amava...e amava la bambina. E in due avrebbero combattuto per la propria felicità. Restava solo Tom...che sarebbe tornato l’indomani. Al telefono era sembrato troppo premuroso. Eccessivamente tranquillo. Katie pensò che non aveva fatto progressi con le scoperte riguardo ai progetti misteriosi del marito. Il set, durante l’assenza di Cruise, era assolutamente blindato, e tutte le carte realmente importanti, tutti gli appuntamenti, erano al sicuro con Tom, dovunque fosse e qualunque cosa stesse facendo. Scorata,alzò le spalle. “Allora...andiamo, no? Mi preparo, un secondo...” Jeanne la lasciò vestire, mentre guardava la bambina, che aveva cambiato posizione. Ora osservava una foto che aveva preso dal cassetto. Jeanne, incuriosita, andò verso di lei. “Che cosa guardi, tesoro?” Suri le porse la foto, e Jeanne provò uno slancio di tenerezza infantile. Stava guardando Katie, molto più giovane e spensierata, accanto a quel bel ragazzo. La vocina acuta di Suri ruppe il flusso dei suoi pensieri. “Quella è la mia mamma. E quello è il mio papà. Io non lo sapevo. Ma adesso lo so. Io voglio bene al mio papà Tom, anche se lui non è il papà vero. e voglio bene al papà orso. Ora andrò a vivere con lui e la mia mammina. E anche Loppy.” Jeanne la guardò sbalordita da quelle parole, e da tanta saggezza racchiusa in un corpo così piccolo. “Ascolta Suri... anche se Tom non è il tuo papà...ti vuole bene, e tu potrai continuare a vederlo se vorrai. Sai, Josh, il tuo papà orso...avrebbe voluto tanto stare con te. Ma non poteva perchè...doveva....lavorare. ma ora è tornato. E starete tutti insieme. Suri, tutti ti vogliono tantissimo bene, lo sai questo vero?” Suri la scrutò per qualche secondo, e poi fece un cenno affermativo. “Ma avrò la mia cameretta?” Jeanne ridacchiò. “Ma certo tesoro...e i giocattoli, e io ti verrò a trovare, ti piacerebbe?” Suri sorrise, illuminando la stanza. “Sì. tu sei simpatica. E anche le tue bambine. Soprattutto Allegra.” Jeanne la abbracciò. “Grazie piccola mia.... ti prometto che faremo una bella festa quando ti verremo a trovare. Anche Allegra verrà.” Katie era rimasta appoggiata alla soglia della camera, commossa.sua figlia era davvero un regalo troppo grande perchè potesse mai meritarselo. Andò verso la sua bambina, timidamente. “Allora tesoro...adesso parli con mammina? Non sei più arrabbiata con me?” Suri fece no con la testa, e andò verso la sua mamma. La guardò, come se non l’avesse mai vista. Katie si sentì improvvisamente nuda, come se le avessero squarciato il petto, portando la sua anima alla luce. Sotto quegli occhi azzurri, si sentì improvvisamente libera da un fardello, come se fosse stata perdonata da tutti gli errori. Senza accorgersene, emise un sospiro molto lungo. Finalmente, era pulita. Dopo quel lungo esame, Suri sorrise di nuovo, e si gettò fra le sue braccia. Katie singhiozzò di gioia, stringendola al petto. In comunione con la sua bimba, e con il mondo. Jeanne si appartò, lasciando un momento alla coppia. Ma il tempo non aspetta nessuno! “Ehm...Katie...dobbiamo andare. Anche tu Suri, andiamo...siamo in ritardo!” Scacciando le lacrime che inaspettatamente avevano colto anche lei, Jeanne si riscosse dal torpore, e così fecero le due ragazze. Erano tutte e due con gli occhi lucidi. “Bel quadretto facciamo tutte quante...”disse Jeanne, scoppiando a ridere...”Bè...e ora al lavoro.”
Attraversando la Lobby, Katie fu chiamata dal portiere. “Signorina Holmes...ci rincontriamo. Senta io avrei una persona al telefono per lei...sa quella certa persona... Può prendere la chiamata dal mio ufficio.” Si diede un’aria da spia informata, e Katie trovò la scena cos’ comica che trattenne a stento una risata. “Ehm...sì certo, ho capito. Grazie per la sua...ehm, professionalità.” Il portiere fece un inchino solenne e si avviò in reception. Jeanne alzò gli occhi al cielo. “Senti Mata Hari...noi ti aspettiamo in macchina.” Katie alzò le spalle divertita e seguì il portiere.
Timidamente alzò la cornetta, appena l’uomo l’ebbe lasciata da sola. “Pronto?” – “Ehi...” La voce di lui, così calda e profonda sciolse il suo cuore. Ma era tutto vero? “Ehi... come mai chiami qui e non in camera? Visto che anche te sei in albergo...” ebbe un fremito “...non devi neanche passare dal centralino, insomma...fai il numero della camera, tipo interfono...” Josh rise all’altro capo del filo “Bè, vedi... il fatto è che pensavo che il tuo telefono fosse...bè...ecco...controllato.” disse l’ultima parola in un sussurro. Katie si sentì morire di vergogna “Ah, sì certo capisco, ma no, non sono ancora a questo livello... presumo che io non sia una minaccia nazionale.” Josh abbassò la voce. “Sì che lo sei, Katie. se entri nella vita di chiunque...la stravolgi. Con la mia l’hai fatto. “Katie non seppe cosa rispondere, totalmente rapita dalla sua dolcezza. Ancora una volta, Josh aveva messo il suo cuore su un piatto d’argento. La sua schiettezza era così disarmante che non potevi restarne indifferente. Trovò la forza di rispondere. “Esagerato... comunque...cosa...cosa volevi dirmi, esattamente? Puoi venire stasera vero?” La sua voce si era fatta leggermente isterica. Josh rise di nuovo. “Certo che sì, appunto per questo...pensavo...stasera c’è un evento...il Mercedes After Fashion party... e io ci devo andare...con Diane. “ si schiarì la voce. Katie si intristì. “Prima che tu possa dire qualcosa, i posti erano prenotati...sai da prima che...insomma...le cose con lei sono assolutamente chiarite, finite. Io vado solo ai ringraziamenti poi...Diane va a dormire da un’altra parte, non è il caso che...con le valige, parte domani mattina presto.” Katie stava in silenzio. Quindi? “Io ho prenotato...per noi, insomma...” a Katie iniziava a salire il batticuore...”al Thompson Beverly Hills...credi di poter...venire lì...per le undici?” Katie fece sì con la testa, scordandosi di essere al telefono. “SI’! ehm, voglio dire...sì, certo, penso sia possibile...” cercò di darsi un contegno. Josh ridacchiò di nuovo imbarazzato. “Bene, ehm...sì, bene, meglio così. Allora ok. Ah, come sta...la nostra...ehm, la tua...cioè, Suri?” Tentennava, ancora troppo emozionato per parlare. Katie si arrotolò il filo attorno al dito, gettando un’occhiata di sbieco al portiere che, solerte, attendeva davanti alla porta del suo ufficio. “Benissimo, Josh. Stamattina...l’ho portata a camminare...e...lo sa. Insomma...le ho parlato. Di te. Di noi. Lo sa.” Josh quasi smise di respirare. “Ah, e, sì, ok...come-come l’ha presa? È felice? È terrorizzata? È arrabbiata? Mi odia, non è vero?” Katie rise piano. “No, no calmati Josh, è andato tutto bene. È una bambina saggia, nostra figlia.” Nostra figlia, pensò Josh. Era confortante sentirselo ripetere. “Dillo ancora.” Katie sussurrò “Nostra figlia.” Josh chiuse gli occhi, al settimo cielo. Tutto ciò che poteva desiderare di possedere...lo aveva sempre avuto a portata di mano. “Josh, ora devo veramente andare...Jeanne mi scuoia. Ci...ci vediamo dopo.” Josh si riscosse dalla trance. “Sì, certo, vai. A-a dopo, Katie.”
“Josh, vieni, evitiamo la folla....niente paparazzi stasera.” Diane lo prese per mano mentre scesero dalla macchina. Josh non avvertì nessun calore in quella stretta e si sentì rassicurato. Ora che le cose che lei erano chiarite, potevano gioire l’uno della compagnia dell’altro con molta più scioltezza. Si risistemò la giacca bianca. “Certo, hai ragione. Ehi, hai visto che roba?” Erano appena arrivati al Supper Club...uno dei più esclusivi locali di L.A. la festa vera e propria doveva cominciare di lì a breve...ma lui ne avrebbe vista una piccola parte. La sua mente era altrove... si fecero largo tra la piccola folla che già stava davanti all’ingresso...Josh rischiò di cadere più volte su Diane, continuava ad inciampare nel suo strascico... Senza dubbio, Diane era la più bella fra tutte le ragazze che c’erano nella stanza, addobbata con drappeggi bianchi dappertutto. Ma Josh non provava più lo stesso fascino. Certo, la guardava ammirato, riconosceva il suo pregio...ma non c’era più nessun alone di luce attorno a lei...non un’ombra di trasalimento appariva sul suo volto quando lei appariva. Forse non era mai accaduto... prima di aprire gli occhi all’alba, in ogni momento della sua giornata, ad ogni battito di ciglia...uno e uno solo era il viso che si formava nella sua mente. Katie, Katie, sempre e solo Katie. e se prima gli appariva lontana, distante e bellissima...adesso era vivida, vicina, raggiungibile, meravigliosa e cosa sopra ogni altra, sua. “Josh, guarda, hai visto chi c’è?” Diane aveva una voce sinceramente sorpresa. “PAUL! Ehi, vecchio!” Josh sorrise andando incontro all’uomo che lo stava salutando dal fondo della stanza. “Ehi ragazzino!!!! Mi raccomando, non richiamare quando questo vecchio ti lascia trenta messaggi agonizzanti in segreteria. Non farti più sentire! Anzi, scappa dal paese...” Paul si finse sconcertato... Josh ridacchiò “Senti, ho avuto parecchio da fare... Los Angeles si è rivelata una città piena di spunti per la mia carriera artistica...e poi, non ti lamentare sei tu che mi hai mandato qui...” Paul gli diede una pacca massacracostole “Non raccontarmi stronzate, io ti ho mandato per una fottuta intervista di poche ore ad un talk show...sei qui da una settimana, e gli spunti che hai trovato...sono tutti riconducibili a uno e uno solo...” Paul fece un gesto d’intesa, mentre Diane chiaccherava con Sarah, gioviale come il marito. “E ti dirò di più... brunetta, occhi da cerbiatta, supermarito... bel tipetto ti sei scelto ragazzo mio...ma non approvo fino in fondo...” Paul lo prese un momento da parte...”Senti ragazzino, io ti stimo parecchio...ma Diane è una brava ragazza e non merita un fetente che le fa le cose alle spalle... quindi sii onesto con lei o ti spezzo le ossa, chiaro? Prendilo come un ammonimento da parte di uno che sostituisce momentaneamente il padre...” Josh posò una mano sulla spalla di Paul “Ascolta, capo...nessuno ha più ragione di te, ma...mi spiace deluderti. Sono ancora un bravo ragazzo. Nessun sotterfugio. Tutto alla luce del sole. Tra me e Diane è finita, o meglio...non abbiamo mai realmente cominciato. La brunetta a cui alludi...è una ragazza nient’affatto nuova...e se ci pensi un attimo, collegherai la sua faccia alla mia...” Josh lo guardò negli occhi, mentre Paul assimilava i concetti... “Dannazione, ragazzino,sei un dritto allora...tutti i miei complimenti, sono felice che sei stato sincero...e ora che ci penso...non è mica quella pupa che girava con te quella serie strappalacrime?” Josh assentì. “Esattamente. Ora hai capito il quadro.e quanto al supermarito...ci stiamo..lavorando.” Josh ridacchiò meno convinto. Paul lo scrutò per qualche momento, e poi decise di lasciar perdere. Si sedettero tutti e quattro al tavolo. “Fai come vuoi...anzi, spero tu sappia quello che stai facendo e con chi ti stai scontrando...ma ho fiducia in te, ragazzo mio. L’importante è che niente di tutto questo casino influisca sul tuo lavoro, sia chiaro....devi essere pronto e scattante...quando te lo ordino.” Fece un’altra sghignazzata mentre beveva un sorso di birra. Josh roteò gli occhi al cielo, bonariamente. Sempre il solito. “Non mi hai ancora detto che ci fai qui, comunque...” Diane aveva distolto l’attenzione da Sarah, che stava parlando al telefono. “Ehi, sono venuto per riprendere te... non sapevo che fine avessi fatto... e poi volevo venire a vedere tutto questo bendidio...noi riprendiamo a girare lunedì, quindi...ho ancora quattro giorni di gozzovigli. E quanto parto io...parti anche tu, tigre.” Josh annuì, piuttosto sovrappensiero. Quattro giorni per stare con Katie...e poi? Dovevano pianificare un intero futuro...in quattro giorni? Diane osservava attentamente Josh “Ehi, sei con noi?”- “sì, sì, facevo due conti...” Diane alzò un sopracciglio. Certo aveva capito su chi stava facendo i conti. “Non ti arrovellare Josh...le cose verranno da sole...” aggiunse, una nota malinconica nella voce. Josh la guardò leggermente impietosito. “Grazie Diane...per quello che sei...e quello che stai facendo ora...” Le posò una mano sulla spalla. Diane alzò lo sguardo dal suo bicchiere, gli occhi umidi. “Non mi ringraziare! Posso cambiare idea quando voglio! E allora...sarebbero guai grossi per te...ragazzino...” Paul rise divertito “Mi piace questa donna.” E Josh si finse offeso...”Bene, bene, continuate con questo andazzo....il ragazzino va a prendersi da bere.” Si alzò camminando stizzito, suscitando l’ilarità del suo tavolo. Decisamente Paul stava contagiando tutti con quel nomignolo.
Dopo circa due ore in cui principalmente aveva parlato con Paul e Sarah, e qualche altro, Josh fece cenno a Diane, che stava sbadigliando. “Ehi, dai, sei stanchissima...ti chiamo l’autista.” Diane si alzò un po’ brancolante dal tavolo, anche leggermente brilla. “Si grazie, Josh...questo ancora lo puoi fare...allora...io...andrei.” Josh la prese per un braccio per aiutarla a tenersi. Ora cominciava ad essere impaziente per quello che l’aspettava. “Paul...grazie di tutto. Sei sempre il migliore...anche se a volte sai essere un gran bastardo.” Paul gli strinse forte la mano. “Grazie, tigre. Anche tu non sei male, come mascotte. E mi raccomando...per quella faccenda. Occhio...quella gente non scherza. Cerca di arrivare vivo a Lunedì...io e Anna ti aspettiamo.” Josh sorrise non troppo sicuro. “Certo, certo, cerchi di mettermi paura? Non funziona, caro...ci vuol’altro....buonanotte Sarah.” Diane salutò meglio che poteva, visto la stanchezza alcolica che l’aveva colta. Fuori dal locale, alcuni ragazzi erano appostati per chiederle l’autografo. “Oh, che carini...certo ragazzi, vi autografo quello che volete...datemi qui...che nome devo scrivere?” Josh, dietro di lei, era piuttosto irritato...non perchè non lo chiedessero a lui l’autografo...del resto erano ragazzi maschi, quindi...perchè erano le undici meno cinque, e lui non voleva arrivare in ritardo. Senza dare nell’occhio diede una spintarella a Diane, che firmò l’ultimo autografo con uno svolazzo illeggibile. “Ups, l’ho fatto male...ma tanto si capisce, no? Grazie ragazzi, anche io vi trovo fantastici....” Josh la spinse letteralmente in macchina, dove Diane finalmente lasciò andare la testa contro il sedile. Josh le chiuse la portiera e si affacciò al finestrino. “Allora...questo è un arrivederci. “ Diane lo guardò di sbieco. “Senti Josh...so che mi odierò per quello che ti dirò adesso però...non smettere di lottare, ok? Ho sentito tu e Paul prima...che...bè pensavate dormissi e invece ho sentito. Ha ragione. Non si scherza con quella gente, però tu sei...meglio di loro.e io dico...vai, capito?” Josh sorrise scuotendo la testa. “Certo Diane, sei davvero unica. Non ti merito davvero. E a parte tutto... mi sento davvero onorato che tu abbia voluto condividere una piccola parte di vita con me. Speriamo di ricontrarci quanto tutto sarà..finito. Ti lascio andare.” Prima che potesse allontanarsi, Diane si sporse dal finestrino e gli diede un bacio. Un bacio che lo lasciò piuttosto imbambolato. “Lo so che ami soltanto lei...ma facciamo conto che questo sia un piccolo omaggio che tu mi hai fatto, d’accordo? Un pegno. In cambio della libertà che ti ho offerto. O meglio...che ti sei ripreso. A presto Josh.” La macchina si allontanò subito, lasciando Josh sul marciapiede, i fan urlanti dietro ancora vivaci. Che donna! Velocemente si diresse verso il taxi che aveva chiamato per lui. “al Thompson per favore. E di corsa!”
“Grazie di tutto Jeanne...e anche per il fatto che stasera mi tieni la bimba... davvero, non so cosa farei senza di te!” Katie la abbracciò di nuovo. Quella serata era stata un successo. Non solo aveva constatato che c’erano tante persone che l’ammiravano... ma aveva trovato molta solidarietà. Alanis Morisette le aveva detto che se serviva un posto dove scappare casa sua era addirittura disponibile! C’era sempre stata tanta gente che la sosteneva...e ora che era finalmente sveglia, lo notava. “Figurati piccola...sappiamo entrambe che stasera è troppo importante...e poi per me è solo un piacere...mi raccomando, chiamami, domani. Ti voglio bene!” Katie baciò sua figlia, addormentata, in macchina. “Tesoro mio... due bacini, da mamma e papà.” Andava da lui adesso. Senza sapere neanche dove stesse andando di preciso, si infilò in un taxi che sembrava essere capitato lì per caso. “Salve! Vorrei andare al Thompson, per favore.” Il tassista annuì. “E mi può gentilmente dire che ore sono?” Il tassista annuì di nuovo, ma guardando meglio si accorse di chi aveva dietro. “Certo signorina Holmes, voglio dire Signora Cruise. Subito. Sono le undici meno cinque, signora, grazie.” Katie ringraziò, un po’ sorpresa dai modi del tassista. “Può andare veloce per favore? Sono in ritardo...” Sentì subito un’accelerata potente. E questo valeva anche per il battito del suo cuore.
Esattamente alle undici e nove minuti, due taxi arrivarono davanti al Thompson Beverly Hills Hotel, da zone diverse della città. Due ragazzi innamorati uscivano da quei taxi, entrambi più che sorpresi di trovarsi lì nello stesso momento. Senza accorgersi di un paparazzo che li aveva seguiti fino lì, entrarono insieme nell’albergo, tenendosi per mano, mentre il clic del fotoriflettore scattava. Di tutto questo i due ragazzi non si resero conto, totalmente presi l’uno dall’altra.
La stanza prenotata da Josh era—bè,sbalorditiva. Josh se ne stava sulla soglia, mentre Katie a bocca aperta, usciva sul terrazzo mastodontico. Un tavolino basso con due panche lounge coperte di cuscini, incorniciato dalla vista più bella di L.A che avesse mai visto. E dire che di hotel lussuosi ne aveva visti tanti. Senza credere ai suoi occhi si era seduta su una di quelle poltroncine. “Wow, sono...senza parole. È...è...bellissimo, davvero. Io...non so cosa dire.” Josh si era avvicinato lentamente, cercando di memorizzare quel momento, ogni passo che faceva più vicino a lei. “Allora non dire niente. Non ti muovere Katie.” Lei trattenne il respiro mentre lui si sedeva a fianco a lei. Vide la mano di lui posarsi sui suoi capelli, delineandole il profilo del viso. Chiuse gli occhi a quel tocco, sperando che quel sogno non svanisse mai. “Quanto ti ho aspettata. Sei ancora più bella che nei miei sogni.” E lo era davvero. Katie aprì gli occhi, e le lacrime cominciarono a scendere sul suo collo. Josh le fermò con il pollice, passandolo sopra le sue labbra. Katie era incapace di muoversi, di respirare, di pensare. “Ti prego, baciami.” Con un unico movimento fluido, Josh la prese fra le braccia e la baciò, prima dolcemente, poi sempre più passionale. Ora che le voci della sua testa erano state messe a tacere. Ora che erano soli...Katie si lasciò andare. Senza staccarsi dalle labbra di Josh, salì a cavalcioni su di lui per portarsi ancora più vicino, avvolgendo braccia e gambe attorno al suo corpo. Nonostante cominciasse a fare freddo là fuori, in piena notte, Josh e Katie non si mossero. Stretti l’uno all’altra, sempre attaccati arrivarono verso il divanetto più coperto in quell’enorme terrazza, e lì, protetti solo dalla luna e dalla città che li aveva accolti, si amarono una prima volta, ritrovando le sensazioni che li avevano accompagnati da adolescenti. Anche la timidezza del riscoprirsi in intimità li travolse. Ognuno riconosceva i gesti dell’altro, e si stupiva di quanto poco fossero cambiati nonostante i molti anni passati. Rientrarono al chiuso solo per rituffarsi nel loro amore, troppo a lungo sopito. Riuscirono a trovare il coraggio di spiegarsi una volta per tutte riguardo l’ultima volta che si erano visti e amati, il 2005. Una ferita che entrambi ora potevano superare e venirne fuori più forti di prima. E arrivarono a discutere di quello che li aspettava. “Ho pensato che tu e la bimba potreste venire con me a Vancouver per un po’...per adesso. E poi...a seconda di quello che ci toccherà affrontare, comprare casa...a New York, se ti va...o qui...o in Europa. Dovunque tu voglia.” Josh sussurrava queste cose a Katie, mentre giacevano abbracciati su un sofa tondeggiante, altra meta dei loro amoreggiamenti. “Josh...mi piacerebbe moltissimo starti accanto mentre lavori...e Suri si divertirebbe tanto, sai... ma, stiamo evitando il problema principale...Tom. non so affatto come la prenderà...e immagino non benissimo. Ho anche paura...per me e la bambina. E non voglio che sappia di te. Ho terrore che possa succederti qualcosa...non sopravviverei.” Katie tremò anche se il corpo di Josh era sufficiente per tenerla calda. “Ehi, ehi...tranquilla. sembrate tutti terrorizzati da quest uomo! Anche Paul, il mio regista sai...ma io non permetterò che ci accada alcunchè. È sempre un uomo come tutti noi, ragionerà pure ogni tanto...e in più non può perdere la faccia facendo qualcosa di irrazionale...Amore mio...ti prego, stai tranquilla. Sono con te. Sarò sempre con te. Ora che ti ho ritrovata, mai ti potrò lasciare.” La baciò di nuovo. “E poi, pensavo...la stampa ci potrà aiutare. Servirà pure essere famosi, no? Sarà una sorta di guardia del corpo. Finchè siamo circondati, nessuno potrà farci del male senza che ne abbiamo un avviso cento giorni prima che accada.” – “Oh amore...vorrei tanto avere il tuo spirito positivo...ma conosco mio marito. Mi ha tenuta letteralmente sotto controllo farmaceutico per quasi due anni. Se fosse determinato a farci del male, userebbe i suoi contatti per arrivare a Suri, ne sono convinta...e poi dimentichi che io sono ancora membro di Scientology. Non posso uscirne senza il consenso dei priori...fra i quali c’è anche Tom. gli altri sono ai suoi comandi. È un posto di malvagi. Hai visto come hanno ridotto John Travolta, no?” Josh annuì, stringendola più forte, il suo coraggio venne meno per un attimo. Avevano una montagna insormontabile davanti ai loro piedi. “Sono convinta però d una cosa. Finchè siamo insieme...ce la possiamo fare, no?” Era proprio Katie che aveva parlato? Josh sorrise, guardandola intensamente. “Già. E che cazzo, siamo più forti noi insieme che tutti i cazzoni di Scientology messi insieme. Devono solo provocarmi...e gli farò vedere chi è Superjosh...” scherzò lui. Katie colse la palla al balzo. “Già, mmm, SuperJosh, mi pare di conoscerlo...aspetta, devo rinfrescarmi la memoria...” disse maliziosa, portandosi sopra di lui, i capelli che gli solleticavano il viso. Josh rise prima attrarla a sè. Questa era una cosa che avrebbe fatto per sempre.
A un miglio di distanza, in un residence chiamato Parker Palm, la signorina Carrie McComb, assistente personale di Tom Cruise e Katie Holmes veniva avvisata da personale qualificato che la signora Cruise non era rientrata in hotel quella notte. Carrie segnò la nota sul suo taccuino e ritornò a dormire. Nello stesso momento, la foto scattata dal paparazzo curioso del Thompson veniva stampata su milioni di copie della rivista People. E sempre nel medesimo istante, ma a molte più miglia di distanza, Tom Cruise predisponeva colloqui per incontrare e definire la prossima compagna di vita, firmando così nel contempo la condanna a morte dell’attuale moglie, Kathreen Noelle Holmes.

Parte Quattordicesima - Rebirth
“Apri gli occhi.” Josh mosse appena la testa nel sonno, quella voce gli era familiare. Stava sognando? “Io ti amo.” Un altro sussurro nell’orecchio. Se era un sogno, era un bellissimo sogno. E anche molto realistico. “Guardami, dai!” Josh, ancora in dormiveglia, si decise a sollevare un sopracciglio per verificare. Mmm. La prima cosa che scorse fu un volto, vicinissimo al suo. Lo conosceva. Lo conosceva benissimo. Allungò una mano, aspettandosi di percepire solo l’evanescenza di quella visione, ma sfiorò qualcosa di morbido, caldo e solido. A quel tocco, si svegliò completamente, spalancando le palpebre. Katie era lì, in carne ed ossa, a due centimetri dalla sua guancia. Sorrideva. C’era luce attorno a lei, Josh non riusciva a distinguere se fosse luce emanata dal sole o da Katie stessa. era magnifica. Più bella di quanto non lo fosse mai stata in nessuno dei suoi sogni più reconditi. “Bè? Che hai da guardare? Sono tanto orrenda?” Josh non poteva rispondere a tanta bestialità. D’impulso, la afferrò da dietro la nuca e la baciò intensamente. “Allora sei vera...” fu tutto quello che riuscì a dire non appena proferì parola. Katie rise, e fu come se un suono di mille campanellini avessero riempito la stanza. “Che cretino...” Imbarazzata appoggiò la testa sul petto di Josh. Ascoltando il battito del suo cuore, Katie si domandò se la sua anima potesse accogliere e sopravvivere a tanta felicità. Ogni particella del suo corpo sembrava brillare di energia, nonostante fosse fisicamente molto provata. “Katie?” – “Sì?” – “Siamo morti e questo è il paradiso, vero?” Josh era ancora troppo incredulo riguardo la notte appena trascorsa. Come ogni cosa nella sua vita, se era troppo bella era destinata anche a finire presto. Lo sapeva bene. Ma Katie, intuendo quali generi di pensieri affollassero in quel momento la mente del ragazzo, si voltò quel tanto che bastava a guardarlo negli occhi. “No, affatto. Siamo vivi. Ma questo è il paradiso. Un paradiso terreno.” Josh la prese delicatamente fra le braccia, portandola faccia a faccia con lui. diede una rapida occhiata all’orologio accanto all’enorme letto dalla forma strana. Gli sembrava un insulto pensare al tempo in un momento del genere, ma doveva approfittare del dono divino che in quel momento aveva sotto mano. “Perfetto, sono soltanto le otto del mattino... non hai fretta, vero?” Katie assunse una strana espressione. “Fretta? E perchè dovrei averne? Suri sta con Jeanne fino a...” ma prima che potesse finire la frase, Josh le aveva posato una mano sulla bocca. “Shh, non dire niente. Solo credevo che in quanto angelo avessi fretta di ritornare al cielo a cui ti ho sottratta.” Una lacrima scivolò lentamente sulla guancia della ragazza. Abbassò lo sguardo solo per un momento, poi riuscì a fissare nuovamente gli occhi di Josh, che quella mattina erano grigio-verdi, spaventosamente identici a quelli della sua bambina. Tutto il dolore che aveva provato in quegli anni parve dissolversi sotto lo sguardo di lui. Sorrise, timidamente. “Non credevo possibile amarti così.” Josh la sfiorò come si sfiora una porcellana fragilissima. “E’ quello che ho intenzione di dimostrarti, da adesso in poi, ogni giorno della mia vita.” La strinse, saturo solo del bisogno di lei. E amarla ancora e ancora, perchè non c’è mare più dolce in cui annegare...
“Grazie di tutto Eric...mi sei stato...davvero utile. Ti chiamerò non appena questa spiacevole vicenda sarà finita.” Tom si preparò a lasciare nuovamente quell’ufficio. Era di fretta, doveva vedere l’agente di Rachel Bilson... “Ma figurati, Tom... quando vuoi....siamo sempre pronti a chiudere in gabbia una signora Cruise di troppo, eh?” disse Eric, cercando di sembrare divertente. Ma ottenne come risultato solo una sgradevole smorfia. “A presto.”Con passo deciso, Tom si avviò verso la porta, le carte controfirmate sotto il braccio. Non aveva fatto neanche cinque passi fuori da quella stanza, che il suo cercapersone cominciò a squillare. Tom lo tirò fuori dalla tasca, spazientito. Era già tanto che tollerasse il cercapersona, figuriamoci poi sopportare un cellulare. Ah, fantastico, Carrie lo aveva cercato. Fece dietrofront; “Eric, scusa di nuovo...posso fare una piccola telefonata? “- “Certo, accomodati...” Eric si sedette di nuovo, senza dare ad intendere che lo avrebbe lasciato solo. Ormai si poteva considerare...un amico intimo. “Carrie? Cosa mi voleva dire? Ci sono novità?” Annuì per qualche minuto, poi fece una faccia orripilata. “Come non è rientrata? E si sa dov’è andata? Non mi interessa. No. E la bambina? Ah. Suppongo che quella Jeanne le avrà badato. Bene. Grazie Carrie. Provvederò. No, vada in albergo come previsto, non anticipi l’orario di servizio. Perfetto.” Tom mise giù la cornetta, e senza guardare Eric in faccia, bisbigliò. “Non è rientrata in albergo stanotte. Non posso tollerare questa situazione, Eric. Fortunatamente abbiamo tutte le cose in ordine, qui. Evidentemente era il momento giusto. Ora vedremo chi è Tom Cruise.” Rigidamente, strinse per la terza volta la mano all’uomo, e se ne andò.
Scendere dal paradiso in cui erano entrati fu dura. Specialmente considerato il fatto che non sembravano esserci motivazioni urgenti per cui alzarsi. Katie uscì dal letto forzandosi a pensare alla loro bimba che ormai non vedeva da troppe ore consecutive. “Josh, no ti prego...devi lasciarmi andare, altrimenti non finiremo mai quello che abbiamo iniziato...” Katie rise, Josh le stava mordicchiando un orecchio. “Smettila...dai...ti prego...non farmi questo...no, no NO!” Senza avvisare, Josh l’aveva afferrata per i fianchi, facendola rotolare nuovamente assieme a lui. “Ho paura che una volta aperta quella porta, tutto tornerà ad essere come prima. È tutto troppo bello per essere reale.” La baciò sulla spalla. Katie gli posò una mano sulla guancia. “ora che ho imboccato questa strada, non torno più indietro. Sei l’amore di sempre.” Bastò poco ai due ragazzi per riallacciare i loro corpi...ma non avevano tempo. Si staccarono a malincuore. “Devi andare. Suri aspetta. E anche...Tom.” Katie si intristì per un attimo. “Dammi la tua forza, Josh. Solo così...potrò farcela.” Josh la baciò cercando di infonderle quel coraggio che neanche lui aveva. Poggiò le sue labbra sulla fronte fresca della ragazza. “Vai ora...” Katie si avvolse nelle lenzuola e scese dal letto, cercando contemporaneamente di trovare i vestiti sparsi per la stanza... “Josh, dove sono le scarpe?” Si voltò per guardarlo, e lo trovò preso ad osservarla a sua volta, un braccio sotto la testa, perfettamente a suo agio completamente nudo. Katie si ritrovò nuovamente a fare strane fantasie sul corpo perfetto di Josh... “Ti senti bene, Katie? ha una faccia stranissima...sei costipata? Oppure...devi dirmi qualcosa?” Katie arrossì e si voltò di nuovo per cercare le scarpe. E Josh rise. “Lo so, lo so...meglio se non ci guardiamo ragazza....ah, le scarpe sono sul portalampada...e se ti stai chiedendo come ci sono finite, non guardare me.” Lo squillo strambo del telefono interruppe quel piccolo ma preziosissimo momento. “Signor Jackson? Una persona desidera parlare con lei. E mi sembra piuttosto alterata.” Josh interruppe subito la centralinista. “Aspetti, un uomo o una donna?”- “Un uomo. Io gli ho detto che c’è il non disturbare, ma questo signore sembra determinato a infischiarsene. Dice che è una questione di vita o di morte. Che faccio, le passo questa telefonata?” Josh rispose di sì, a malapena udito dalla ragazza. Temeva il peggio. Forse Tom aveva già scoperto? Stava mandando dei sicari? Mentre fantasticava su di lui che si gettava fra il mitra e Katie, una voce familiare gli bombardò l’orecchio. “JOSH! SVEGLIATI RAGAZZINO! SONO LE UNDICI, PORCA MERDA! Che fai ancora in camera, e con il non disturbare per di più? SEI CON LA PUPAAAA?” Di colpo, le fantasie sui mitra sparirono, lasciando posto solo alla voce irata di Paul. E chi se no? “Paul, perfetto. Bellissimo modo di essere svegliati. Non so a cosa rispondere per primo...ma ti dico solo sì, tu capisci quello che vuoi.” Una pausa. “Sei con la pupa, allora. Dunque, i dettagli sordidi della tua vita sessuale non mi interessano tigre...anche se potrei darti degli ottimi consigli in merito...” Josh trattenne un risolino. Ne dubitava fortemente...” ...ti chiamo per avvisarti che siamo davvero nella merda. Dobbiamo partire oggi stesso. Abbiamo il nuovo screenwriter, un tizio di nome Glen Whitman, una montagna di materiale da girare, tre locations cambiate, quattro membri del cast infortunati, seicentomila dollari in più di budget e una settimana di ritardo sullo schedule. Hai capito? Sono cazzi.” Josh cercò di raccapezzarsi in quella marea di informazioni. “Alt, alt, frena, frena. Io ero rimasto che dovevamo partire lunedì. E poi: hai detto membri del cast infortunati? Non si tratterà mica di Anna??!!” Katie si voltò a guardarlo, commossa dal suo buon cuore. Si era sempre preoccupato per la salute di tutti coloro che lavoravano con lui. e lo ammirava, perchè l’interesse per i suoi collaboratori era genuino. Lei non era mai stata tanto altruista. “No, genio. Anna è in Wisconsin dalla sua famiglia, che è arrivata dall’Australia. Non si è fatta niente...ho richiamato anche lei, è partita ieri...ci aspetta a Montreal. Quindi: i tuoi dubbi sono chiariti. Ora possiamo partire. Non so se hai capito che ci tagliano fuori se non rispettiamo la tabella di marcia, quindi il progetto di partire lunedì è andato a farsi fottere. Fa i bagagli. Ti aspetto all’aeroporto massimo fra due ore.” Senza salutare, Paul sbattè giù il telefono. Ovviamente faceva apparire l’intera faccenda più grave di quello che era...ma se ordinava di partire, era quello che si doveva fare. “Allora? Che succede?” Josh si mise a sedere, sentendo improvvisamente il bisogno di essere vestito. “Devo partire...oggi. a quanto pare ci sono problemi per quanto riguarda la mia serie... porca puttana. Non ci voleva.” Si passò una mano fra i capelli. Sentì le mani calde di Katie sulla schiena. “Ehi...non ti preoccupare. Io me la cavo. E poi ho pensato questo. Appena finisco qui, io e la bimba veniamo in Canada, che ne dici? Non ho neanche più bisogno di tornare a Melbourne, ho saputo da Troy che abbiamo finito qui, se la cava con il girato che aveva già. Ora il film va in post-produzione, quindi io avrò un po’ di vacanze... e saremo insieme. Te lo prometto.” Josh cercò di accarezzarle la testa. “So che sei forte, in gamba, e te la caverai. Ma stavolta...volevo essere qui. Nel caso... non lo so Katie, non possiamo separarci ora. Vieni con me adesso. So che è assurdo...ma parla con Tom dal Canada. Così non potrà farci del male...” Josh stette in silenzio e così fece Katie. “No, ho detto una cazzata. Rimani, chiarisci con Tom, e poi raggiungimi con la piccola. Chiederò a Steve di restare... nel caso tu dovessi partire subito, lui saprà come farti arrivare a sicuro da me. Katie ti prego...” disse Josh prendendo il volto di lei fra le mani. “Non correre rischi. Se ti dovesse succedere qualcosa...” non sembrava neanche in grado di formulare il pensiero. Katie lo baciò di impulso. “Non temere. Se sono riuscita a sopravvivere senza di te...posso affrontare tutto.” Lo baciò di nuovo, più a lungo di quanto intendesse, ma con Josh era sempre così. “Ci vediamo più presto di quanto tu creda.”
Katie non sapeva di poter fare tutto così in fretta. Uscita dall’albergo, aveva immediatamente controllato il cellulare (solo una chiamata persa da Jeanne, una da un numero che non conosceva, e una da Troy Havens.) Mentre si faceva indicare le limo messe a disposizione dall’albergo, decise di chiamare prima Jeanne. “Ehi! Tutto bene? La bambina? Sto arrivando, Jeanne perdonami...ho avuto...da fare.” Jeanne rise prima di parlare. “Io sto bene e tu? Calma tesoro, va tutto a meraviglia! La bimba è ok...solo cominciava a chiedersi se la sua mamma avesse intenzione di tornare a riprenderla...non mi sembra abituata a stare molto senza di te...e capisco benissimo. Comunque, non sviare l’argomento...allora...hai avuto da fare, eh? O sarebbe più corretto dire “ti sei data da fare”? Jeanne rise, e Katie arrossì di vergogna. “Ma Jeanne!!! Insomma...ecco... è andato tutto bene. E comunque sto arrivando per la bimba.” Mise giù il telefono fra la risata e la stizza. Decise di chiamare Troy. “Ehi capo! Come va?” – “Katie! che bello sentirti, qui sentiamo tutti la tua mancanza! Ci hai lasciati così in fretta che non abbiamo avuto il tempo di dirti le ultime novità riguardo la produzione... e stranamente neanche tuo marito ha più chiamato per ricevere ragguagli...” Troy sembrava sollevato da questo ultimo fatto. Katie provò un’improvvisa empatia. “Senti, Troy, mi dispiace. Sono dovuta scappare per questa faccenda della sfilata...ma continuavo a seguire i lavori da lontano, James, il mio agente mi mandava regolari rapporti via mail. Sai Troy, in queste due settimane ho ripreso un po’ il controllo della mia vita personale, capisci...” – “E infatti ti sento diversa!!! Katie...lo sai che quando vuoi sono qui, mi devi aggiornare! Penso che comunque ci vedremo a New York fra poco, gli studi richiedono la mia presenza con l’uncut del film...quindi perchè non ci vediamo? Sarà lì con Guy, anche a lui farebbe piacere salutarti...e tua figlia?” - “Mia figlia? Splendida, al solito. E mi va benissimo vederci a New York, anche se francamente non so esattamente se ci tornerò a vivere...” Troy rimase leggermente sconvolto. “Ah...devono esserci stati molti cambiamenti allora! Senti...immagino che adesso non ne hai il tempo...ma mi piacerebbe sapere che combini...” Katie ridacchiò. “Certamente capo. Ma ci vedremo, fidati. E allora saprai.”
Arrivò a casa di Jeanne che erano da poco passate le docici, e il tempo non era dei migliori. Si era rannuvolato. Anche il cielo sembrava dispiaciuto di aver separato lei e Josh... Suri si era lanciata fra le sue braccia non appena l’aveva vista apparire sulla soglia. Sembrava sinceramente sollevata di aver visto sua madre. “Katie, non pensare di lasciarmi così a bocca asciutta!!! I dettagli, voglio...e i più sordidi anche!” Katie si era messa a ridere. “Certo Jeanne...ci sentiamo nel pomeriggio... Ti voglio bene!”. Jeanne la rincorse fuori dalla porta del suo attico “Ehe, scappa,scappa...tanto devi ritornare, Suri indossagli stivali da pioggia di Allegra!” Katie le aveva mandato un bacio con la mano, non prima di aver alzato gli occhi al cielo. Adorava Jeanne, ma certe volte...era semplicemente inopportuna.
Scendendo dalla macchina che le aveva riportate in albergo, bastò un’occhiata per notare che erano appostati più fotografi del solito. Katie non fece il collegamento con quanto era successo la notte prima... si limitò a coprire meccanicamente la testolina della bimba e a correre nella hall a testa bassa. Così facendo, non notò la persona contro cui andò a sbattere. “Mi scusi...mamma???!! Tu...io...che cosa...fai qui??” Kathleen si stava massaggiando il braccio...e guardò sua figlia con un misto di rabbia bonaria e divertimento. “Bè signorina...quando Maometto non va alla montagna... non rispondevi a nessuna delle mille chiamate che ti ho fatto quindi...eccomi qui. Accidenti, sei davvero difficile da rintracciare, ho chiamato tutti i tuoi agenti, qui e a New York e tutti si rifiutavano di darmi l’albergo in cui stavi... poi ho chiamato Josh...” Katie fece un salto di quasi tre metri, poi afferrò sua madre per un braccio e la trascinò in ascensore. Con occhi di fuoco sibilò “MAMMA! Tu..che cosa hai osato fare? E poi non urlare il suo nome così! Ci sono fotografi dappertutto potrebbero sentirti...” Kathleen si divincolò dalla presa. “Insomma! Dopo i recenti sviluppi ho pensato di non fare affatto male...e poi era un po’ che non sentivo quell’adorabile ragazzo, già che c’ero l’ho invitato a pranzo per uno di questi giorni...oh, smettila di guardarmi così Kate, lo sa tutta la città che vi siete bene o male rimessi insieme...e poi io non sono mica un lurido giornalista, sono tua madre!! E Josh mi conosce bene...nonsapevo chi chiamare per sapere dov’eri! Sai, la cosa che più mi ha sorpreso è il fatto che non ha cambiato numero....quindi avresti potuto chiamarlo e lui avrebbe risposto! Non è pazzesco?” Sembrava compiaciuta di sè stessa e per nulla infuriata per il fatto che sua figlia sposata intrattenesse rapporti adulterini con il suo ex adolescenziale. A quel punto Katie non potè frenare una risata di sollievo. Per poi ricomporsi subito “Sei pazza...ma Josh lo sa bene. E..io ti avrei spiegato...ma a tempo debito, Ma’, è tutto molto complicato ed estremamente fragile...e poi cosa intendi che lo sa tutta la città?” Il cuore cominciò a batterle all’impazzata: e se Tom avesse saputo già tutto? Kathleen la rassicurò subito tirando fuori dalla borsa una copia di People, con loro due in prima pagina. Katie rise, a metà fra il sollievo e il senso di ridicolo. Sapeva bene che Tom non avrebbe mai letto People: troppe volte lo avevano diffamato (con accuse peraltro vere) e si erano beccati parecchie denunce da parte di suo marito. Si mise a sfogliare febbrilmente il giornale...eccole lì, nero su bianco, le prove che aveva trascorso la notte con Josh. Arrossì al ricordo. Loro due, mano nella mano che entravano all’hotel. Inequivocabile. “Mamma...andiamo in camera...Suri comincia a pesare, e poi ti devo spiegare con calma l’origine di queste foto. Non puoi piombare qui così, e io ti devo assolutamente una spiegazione.” Kathleen sorrise serafica. “Oh, non c’è bisogno tesoro...la mamma sa sempre tutto. In fondo era tutto molto scontato, ho previsto che sarebbe successo non appena ho saputo che anche Josh era qui a L.A. Non si possono tenere lontani due colombi fatti per stare insieme...” Con queste parole, avviò l’ascensore e lanciò uno sguardo molto eloquente a sua figlia. “A quanto pare Katie ora sei ritornata in auge...ho saputo circa tutti i tuoi movimenti dai giornali, e appena ho saputo che Tom sarebbe partito, ho cominciato a fare le valige. Sono un po’ offesa...ma ti perdono. È tutto per una buona causa!” Katie sorrise timidamente. Poi si coprì gli occhi con la mano libera. Suri sembrava essersi addormentata. Succedeva sempre quando stava in braccio alla mamma. “Oddio, Ma’... è pazzesco non è vero? Io e Josh...di nuovo...cioè...” Sentì che un’altra risata le sgorgava dal cuore. “Mi sento libera! Viva, di nuovo, dopo molti anni. E per quanto assurdo possa sembrare, non riesco a pensare a niente che non sia lui. non ho la minima idea di come gestire questa cosa...e Tom torna fra poche ore...ma niente di questo riesce a preoccuparmi! Persino Josh...sembra molto più in pensiero di me riguardo al futuro...Io sono come intontita, ogni minuto sogno di trovarmi ancora con lui...oh, mamma! L’avresti mai detto?” Kathleen guadava sua figlia, sognante. “Amore mio, è bellissimo per me vederti così. Mi ricordi la ragazzina che eri...anni fa. Ma Josh ha ragione...per quanto adesso ti sembri tutto meraviglioso...come farai con tuo marito? Ed ecco l’altra ragione che mi ha spinto a venire qui...” Erano arrivate davanti alla stanza. Mentre Katie armeggiava per entrare, pensò ad una risposta plausibile, ma tutto ciò che riusci a dire fu “Non lo so, mamma.” Kathleen prese Suri fra le braccia, così che Katie potesse chiudere la porta. La portò in camera da letto, dove la fece distendere. Le diede un bacio sulla fronte e tornò da sua figlia, in anticamera. “Senti, Katie. io sarò qui con te...mi sono fatta sistemare in una camera qui vicino, con un nome falso naturalmente...” Kathleen assunse un’aria furbastra e Katie rise. “so bene che Tom non ci vede di buon occhio...e non è il caso di irritarlo ancora di più. Non credo sia il caso che sappia che io sono qui mentre tu dovrai avvisarlo che lo lasci... Quando avrai fatto, prepara le valige. Tu, Suri e io lasciamo lo Stato...e torniamo a casa.” Posò una mano su quelle di sua figlia. “Finchè le cose non saranno sistemate...potrai stare con noi. Io e papà saremo davvero felici di averti a casa per un po’ con la nostra nipotina..” Le diede una lieve strizzatina alle mani, per impedirle di interromperla. “Ho già chiesto a Josh, so che deve partire... e so anche che hai intenzione di raggiungerlo. Ma pensavo che almeno per una settimana potresti stare a Toledo. L’ho proposto a Josh, si è detto d’accordo...lasciamo che si calmino le acque..” Katie scosse la testa. “Mamma, parlate tutti come se fossi in grave pericolo, ma santo Dio, Tom non è onnipotente!!! Non ci sarà nessun bisogno di tutte queste precauzioni. Verrò a Toledo, ma solo per il tempo necessario perchè si organizzi la mia partenza per Vancouver. Tutto ciò di cui ho bisogno e tutto ciò che voglio...saranno là. Io devo stare con Josh. Punto. Ora mamma, stai tranquilla. Andrà tutto bene, hai fatto una figlia forte...come te.” Kathleen si lasciò sfuggire una lacrima. “Lo so, figlia mia. Ma non vorrei che stavolta ti fossi messa in una situazione più grande di te...Josh, tuo padre e io vogliamo solo il tuo bene e la tua sicurezza, insieme a quella di Suri.” Gettò uno sguardo verso la camera in cui dormiva la bimba. “E’ così bella...somiglia sempre di più a voi due...soprattutto a Josh...” Katie sospirò, felice. “E’ così. Dai mamma, ora basta con questi argomenti preoccupanti. Già che sei qui...ti porto a fare shopping!” Kathleen si riassettò. “E sia... almeno la fatica del viaggio sarà ricompensata. Mi devo cambiare però...e poi non portiamo Suri con noi?” Katie annuì. “Certo che sì. Usciamo fra quaranta minuti... così la lascio dormire e noi possiamo farci portare su il pranzo, che ne dici? E sarà meglio che chiami Tom, devo sapere a che ora sarà qui...” Kathleen si voltò leggermente, preoccupata. “Ah...si certo, allora...vado a cambiarmi e poi chiamo su il servizio in camera. Tu fai pure...la tua telefonata.”
Prima di chiamare Tom, Katie fece un respiro profondo. poi cambiò idea, e a metà del numero spinse il tasto di richiamata. Compose un nuovo numero. “Ehi...sono io. Mi manchi. Volevo sentire la tua voce.” Josh, dall’altro capo del filo, sorrise. “Katie. Anche tu mi manchi...da morire. Penso a te ogni secondo...ho certi ricordi della nostra notte...” Katie strinse di più la cornetta, il cuore che batteva all’impazzata. “A proposito, ha chiamato tua madre. È stato un colpo all’inizio, credevo fosse di nuovo Diane, mi ha chiamato poco prima di Kathleen...” Katie sobbalzò, e disse con un tono più alto del normale. “Ah, sì? e che voleva Diane?” Josh ridacchiò divertito. La sua gelosia era puro afrodisiaco. “Voleva sapere come vanno le cose fra noi, Katie. Se sono riuscito a riconquistarti...se volevo tornare da lei, visto che presumeva un fallimento.” Katie rimase con il fiato sospeso. “E?” – “E le ho detto che può anche aspettare in eterno e oltre, per quanto mi riguarda. Non era questione di se ci sarei riuscito..era questione di quando... al che lei si è messa a ridere e mi ha detto che scherzava. In realtà voleva solo dirmi che il fatto di lasciarci le ha fatto solo bene, visto che la carriera sta andando meglio.” Katie tirò un sospiro di sollievo. “Bene! Sono felice per lei...e in quanto a te... non sopravvalutarti.” Josh arrochì la voce. “Vuoi che ti rinfreschi la memoria? Sono sicuro che ci sono state un paio di occasioni in cui ti ho sentito urlare il contrario...” Katie arrossì violentemente. Ma come faceva? “Smettila dai, questo non è il luogo nè il tempo adatto a questo tipo di telefonata...mia madre è nell’altra stanza, e per quanto so che sarebbe felice a sapermi al telefono con te, non credo che lo sarebbe altrettanto sapendo le cose che ci diciamo...e poi non c’è neanche gusto così...” Risero insieme. Katie riprese a parlare per prima. “Dove sei?” Josh sospirò, la mancanza di lei era troppo forte. “In aeroporto. Amore, promettimi una cosa: appena hai sistemato tutto...raggiungimi. Non credo di riuscire a sopravvivere troppo tempo senza di te. E poi c’è quella faccenda del matrimonio in sospeso...” Katie si toccò il cuore, urlando internamente di gioia. “Te lo giuro. Troverai me e Suri davanti alla tua porta più presto di quanto pensi. Ora devo andare.” Aggiunse, guardando l’ora sul grande orologio a muro. “Ti amo.” Josh guardò a sua volta l’ora, fra poco avrebbero chiamato il suo volo. “Ti amo, Katie. Ti amo, ti amo, ti amo...non è mai abbastanza ripetertelo cento, mille volte...Salutami la mia piccolina...la amo, come amo sua mamma. Ti chiamo appena atterro.”Katie abbassò la cornetta con un sorriso stampato in faccia. Poi si ricordò che doveva chiamare Tom. Molto meno sorridente, compose il numero. “Katie.” Non una nota di gioia, non un minimo sobbalzo emotivo. Tom Cruise le rispondeva come avrebbe risposto ad una sua dipendente. “Ehi, ciao Tom. come va? Non ci siamo sentiti ieri sera... ho avuto parecchio da fare, sai...Jeanne, la presentazione...” Tom si finse incredulo. “Non ti preoccupare. Ho immaginato. Perchè hai chiamato?” Katie si stupì. “Bè...per sapere a che ora sarai qui... pensavo..ecco, mi piacerebbe uscire stasera. Dovrei parlarti, Tom. di una cosa urgente.” Incrociò le dita e chiuse gli occhi. Tom non rispose subito. “Ah, ma certo cara. Non so esattamente a che ora sarò a Los Angeles. Se è tanto urgente comunque penso che tu possa aspettarmi in albergo,no? Pensi di uscire questo pomeriggio?” Katie si morse il labbro, stava per dirgli di sua madre. “Ehm, solo un momento, devo comprare una cosa per Suri. Ma torno presto. Alle sei sarò di nuovo qui.” - “Perfetto. Allora cercherò di essere lì. E potremo...parlare. Devo andare, Katie, mi chiamano. A più tardi.” Tom mise giù il telefono, un ghigno malefico dipinto sul volto. Katie rimase con la cornetta a mezz’aria, ancora frastornata. “Hai fatto?” Kathleen si sporse preoccupata dal bagno. Katie non seppe rispondere, e mosse leggermente la testa. “Io...non so. Penso che comunque sarà qui per le sei, quindi...dovremo fare in fretta...” Si guardarono a lungo. Kathleen fu la prima a distogliere lo sguardo. “Bene..sì, vedrai. Andrà bene. Ora...penso che dovremmo mangiare.”
Katie ricevette una telefonata anonima alle sei meno venti. Stava facendo ritorno in albergo, Suri e sua madre al suo fianco. Max, la nuova guardia del corpo, stava davanti a loro. Katie guardò strana il cellulare e decise di rispondere. “Pronto?” – “Katie. sono io. Sono passato in albergo, non eri ancora tornata. Mi sono cambiato e ora ti aspetto davanti allo Starbucks di Madison Avenue. Vieni con la bambina. Più presto che puoi. Hai capito?” Katie annuì meccanicamente “Sì, certo. Arrivo.” Lanciò uno sguardo glaciale a sua madre e chiuse il cellulare. “è qui. E’ passato in albergo. Mi aspetta. Rientro con te, devo essere sicura che non sappia che sei qui.” Kathleen accelerò il passo. “Tesoro, sarà meglio che ti metta qualcos’altro addosso. Vestita così sembri...troppo felice.” Katie la guardò stranita. “Troppo felice?” Kathleen annuì. “E che diavolo significa? Ho corso quasi un’ora con Suri, sarò tutta sudata.” – “Bè, ho pensato che Tom non è abituato a vederti così in forma. Quindi...mettiti uno straccio addosso. Forse così penserà che è tutto normale.” Katie scosse la testa, basita. “Ma’...sei tutta matta, lo sai, vero? andiamo, dai.” In un batter d’occhio Max le riportò allo Sheraton. Suri,che fino a quel momento era stata molto allegra, si immusonì di colpo. “Mammina? E’ arrivato...papà? il mio papà Tom?” Katie la guardò, inerme. “Sì, tesoro. Ora andiamo a vederlo. Facciamo una passeggiata...e poi mammina parlerà con Tom. Gli dirò che ora che il tuo vero papà è tornato...possiamo andare da lui.” Non sembrava un granchè come spiegazione. Suri ci pensò un momento su. “E se papà Tom si arrabbia? E se non vuole che ce ne andiamo?” Kathleen voltò la testa, sconvolta. Anche Katie si trovò spiazzata. “Ma tesoro, certo che non si arrabbia. Ci lascerà andare via, stai tranquilla. E poi ci vedremo ancora. Papà Tom è stato buono con noi. Ma Josh ci aspetta.” Kathleen alzò un sopracciglio, scettica. Dire che Tom era stato buono con loro era un eufemismo un po’ strano. Suri guardò ancora sua mamma. “Ma come lo devo chiamare adesso?” Katie sembrava sempre più disperata. Solo lei era in una situazione del genere, e pensò di aver causato traumi irrisolvibili nella mente di sua figlia. “Ascolta tesoro, tu chiamalo pure papà oggi. Gli farà piacere. Ma da domani...sarà solo lo zio Tom, va bene? Il tuo papà è Josh, tesoro.” Per evitare che le facesse altre domande, la prese in grembo. “Possa tu perdonarmi, figlia mia.” Kathleen le guardò con dolcezza. “Katie, non ti preoccupare per lei. Ha subito e superato cose molto più gravi di questa...e quando sarà grande...ti ringrazierà.”
Dopo essersi risciacquata un minuto e aver dato una ripulita a Suri, Katie richiamò Max per farsi riportare fuori. “Max, per favore...allo Starbucks sulla Madison, più in fretta che puoi.” Max annuì.Fortunatamente Tom non aveva saputo che la madre di Katie era in albergo. A quanto pareva era solo passato un momento per mollare i bagagli e cambiarsi. Katie si domandò come mai avesse voluto vederla proprio lì, e con la bimba per di più. Non riusciva a trovare una ragione. Fu solo quando lo intravide,circondato da una marea di gente, che capì. Ma certo, voleva cogliere l’occasione per fare il suo show. Tom Cruise a spasso con la bimba e la sua bella moglie schiava. Katie provò un moto di rabbia improvvisa, e strinse più forte il braccino di Suri. “Mammina, mi fai male!” Katie allentò la presa, cercando di calmarsi. Scese dalla macchina e andò incontro al marito che la aspettava con il suo sorriso falsissimo. “Ciao tesoro. Ehi, bella di papà, vieni qui!” Suri rimase dov’era, fu lui ad avvicinarsi e a baciarla sulla guancia. “Cos’è, non sei felice di rivedere papà, pulcino?” Suri accennò un sì con la testa, e si lasciò baciare remissiva. Tom desistette e si alzò per salutare sua moglie. “Mio tesoro!” Faceva quasi terrore. Katie lo guardò disgustata, ma il sorriso del marito a trentacinque denti non accennava a diminuire. Al contatto con le sue labbra, il disgusto di Katie si fece quasi repulsione. Si sforzò di sorridere. Tutto intorno a loro la gente, i fotografi, li guardavano sorridenti. “Ehi Tom, Katie! guardate Qui!” – “TOMKAT! Qui, qui, un sorriso per The Sun!” Katie stava per vomitare. “Ciao Tom. Il viaggio?” fu tutto quello che riuscì a dire, sperando che il marito si dilungasse in una lunga conversazione che la risparmiasse dal parlare. “Oh, tesoro, ma chi se ne importa del mio viaggio! Ora sono qui no?” Tom continuava a sorridere come un ebete. Si mise gli occhiali da sole, e prese Katie sotto il braccio. Katie si divincolò più dolcemente che poteva, e prese Suri per mano. “Tom, dai smettila. Non mi va di recitare questa commedia. Lo sai che ti devo parlare.” Tom si fermò quasi di bottò, e senza smettere di sorridere si avvicinò di più a Katie. “Nessuna commedia tesoro...sono solo felice di rivederti. Anche tu dovresti esserlo. E devi ritenerti... fortunata..” Riprese a camminare, seguito a ruota da Katie che non mollava la presa sulla bambina. “Fortunata, Tom?” parlava a bocca stretta, in modo che nessuno attorno a loro potesse sentire. Ma Tom sembrava aver scelto apposta quel luogo della città, e quell’ora del pomeriggio. Sembrava si fossero tutti riversati in strada. “E perchè mai?” Tom abbassò la testa. Sempre con un gran sorriso le rispose. “Perchè? Perchè non tutti i mariti sarebbero così dolci con le mogli che hanno fatto i propri comodi durante la loro assenza. Insomma, Katie, mi pare che tu ti sia divertita mentre ero via, no? Feste, eventi, strani party notturni... a quanto pare essere una brava madre non rientrava nei tuoi doveri. Lasciare una bambina sola una notte intera...Non era così il nostro accordo, come tu ben sai.” La fulminò con uno sguardo carico di furore, subito mascherato da un’ennesimo ghigno fiammeggiante. Fece di nuovo per prendere Suri per mano, ma Katie la spostò. “Non la toccare.. Essere una brava madre? Di cosa mi stai accusando Tom? Solo per il fatto che per una volta ho fatto le cose di mia volontà non significa che sono venuta meno ai miei doveri. E come fai a ricordarmi il nostro accordo? Mi hai usato, io non ero neanche cosciente di quello che stavo facendo. Sei forse fiero di avermi fatto questo?” Tom rise sguaiato come se avesse sentito la più bella barzelletta del mondo e la cinse con un braccio. “Ah, ah, ah! Sei proprio simpatica, tesoro. Tuttavia ti sento un pochetto acida. So cosa ti ci vorrebbe per calmarti...” Tom ammiccò e le toccò il fondoschiena. Katie si spostò così bruscamente che un passante dietro fu quasi travolto. “Non ci provare mai più Tom. mi rifiuto di fare questo gioco. Sto cercando di parlare con te, ma tutto quello che fai è così... innaturale . Scusa, non posso. Ti aspetto in hotel. Spero che per quell’ora ti sarai calmato. Suri, saluta papà.” Katie spinse Suri verso Tom, riluttante. Ma Tom non sembrava neanche averla vista, e Suri si ritirò dietro le gambe di sua madre. Katie fece per andarsene, ma venne fermata da Tom che la afferrò per un braccio. Sentì le sue unghie conficcarsi nella carne, ma rimase impassibile. Lentamente Tom la portò ad un soffio di distanza da lui, e sempre ridendo la abbracciò. Con la bocca vicinissima all’orecchio di lei, sussurrò al suo orecchio. “Stai attenta Katie. Non ti conviene umiliarmi nella situazione in cui sei. Te lo ripeto. Attenta a quello che fai. Se ci tieni a vedere tua figlia.” Katie rimase di stucco, e poi sentì che Tom la baciava velocemente. “Ora vai tesoro... ci vediamo in albergo. Ciao pulcino! Vi accompagno alla macchina...” Katie prese la mano di sua figlia come un automa. Sudava freddo. Fu scortata da Tom fino alla macchina, mentre tutti quanti attorno a loro li indicavano e pregavano di farsi fare una foto accanto alla coppia felice. A Katie veniva da piangere. Una volta che Tom le ebbe messe in macchina, bussò al finestrino e sventolò la mano, con un sorriso accattivante. Katie si portò Suri al petto, e lacrimò di rabbia mentre lo guardava. Le sembrava di stare in un film dell’orrore. Strinse le labbra con violenza, fino a sentire il sapore del sangue in bocca.”Signorina? Signora Cruise? La riporto...allo Sheraton?” Katie si riscosse dal torpore. “Come? Ah. Sì certo Max. Grazie.” Poi prese a parlare con sua figlia. “Tesoro mio. Ora mammina deve chiederti un favore. Appena arriviamo in hotel, voglio che prendi tutte le tue cose. Chiamerò Carrie...anzi no. Chiamerò qualcuno perchè ti aiuti a fare le valige. Prendi tutto, anche Loppy. Poi voglio che vai nella stanza della nonna, e mi aspetti li, capito? Stasera partiamo. Me lo prometti tesoro?” Suri annuì, spaventata. “Mammina...ti esce il sangue dalla bocca.” Katie si asciugò subito. Non era il caso di spaventare ulteriormente sua figlia. “Suri, prometti alla mamma che farai quanto ti ha chiesto.” Suri mosse ritmicamente la testa. “Va bene mammina. Ho paura.” Katie la baciò sulla testa. Voleva chiamare Josh, ma sapeva che non era ancora atterrato. L’avrebbe rincuorata. “Anche io tesoro. Anche io.”
Katie aprì la portiera con mano tremante, e sempre tenendo stretta la manina di Suri, scese dall’auto. Senza guardarsi in giro, a passo spedito si diresse all’ascensore. “Ricordati cos’hai promesso a mamma. Ora una signorina gentile ti aiuterà a fare la valigia, e ti accompagnerà in camera della nonna. Non dirle niente, capito?” Suri annuì flebilmente, sempre più confusa di quanto stesse succedendo intorno a lei. Quando le porte dell’ascensore si aprirono, Katie trascinò letteralmente Suri in camera, contemporaneamente telefonò in reception per farsi mandare una ragazza di sopra. “No...adesso. sì grazie. No, mio marito non deve esserne al corrente. Esatto.” Il cuore le batteva sempre più forte, e non sapeva nemmeno il motivo di tanta ansia. Forse il sesto senso, la sensazione che sarebbe successo qualcosa di brutto. In fretta e furia tirò fuori la sua valigia, e ficcò a caso alcuni vestiti. Si distrasse solamente andando ad aprire alla ragazza che doveva aiutare la bambina. “Di là...mia figlia...bagagli. più silenziosamente che può, grazie.” Riuscì a sibilare Katie. una volta che la sua valigia, e quella della bambina furono fatte alla bell’e meglio, Katie le fece portare in camera di sua madre. Fu difficile staccarsi da Suri, che la continuava a fissare ad occhi sgranati. “Mammina.... ti vedo ancora?” Katie respirò profondamente, cercando di distogliere le orribili sensazioni che si affollavano nella mente. Sinceramente non riusciva a rispondere. La abbracciò trattenendo a stento le lacrime, e la spinse fuori dalla porta, che si chiuse di scatto dietro di lei. Era in trappola.
Sembravano essere passate ore da quando aveva lasciato la bimba. Fuori ormai era buio, ma Katie non aveva acceso nessuna luce. Sedeva, in attesa, gli occhi chiusi. Il tempo si era fermato. Lì al buio ripensò alla sua vita, fino a quel momento. Quante scommesse vinte e perse, e quante lotte sbagliate. Se era vero che per tutto c’era un motivo, allora il suo era sempre stato Josh. Josh che l’amava, Josh che l’aveva sempre amata. E lei che dapprima vi era corsa incontro poi sfuggita a questo amore, forse più grande della stessa comprensione. E Tom...e Tom. sentì dei passi avvicinarsi alla porta. Alzò leggermente la testa e vide entrare uno spiraglio di luce, subito oscurato. Qualcuno era entrato. “Sei qui. Ti aspettavo.” Disse lei. “Zitta. Non parlare. Ora ascolterai.” Katie rimase ferma, anche perchè non poteva muoversi. La mano gelida di Tom le si era posata attorno al collo, come una morsa che aspettava solo di stringere. “Sai perchè non ti ho fatto ancora del male, Kathrine? Perchè sono un uomo paziente. Ho voluto aspettare questo momento. Sì, l’ho scelto io. Tu credevi di esserti finalmente liberata del mio giogo? Ma hai potuto crederlo solo perchè io l’ho reso possibile. Sei sempre stata sotto il mio controllo.” Katie avvertì una lieve stretta al suo fragile collo e per un attimo le mancò il respiro. Aveva tante cose da dire...ma le sembrava di avere la gola totalmente chiusa. “Dove hai portato la bambina? Credi davvero di potermela tenere lontana? Non avete scampo, nè te nè lei. So esattamente, in ogni momento dove siete. E qui non hai appoggi. I tuoi stupidi genitori sono lontani. Qui non hai amici, se non quelli che io ho selezionato per te. E quella schifosa Jeanne Yang...è sorvegliata. So che in questo momento la bambina non è con lei. Da chi l’hai portata, eh? Scommetto che l’ha in custodia una qualche sgualdrina che pulisce le camere qui allo Sheraton.” Katie sentì che Tom si allontanava, e le bruciarono gli occhi quando si accorse che era stata accesa una lampada da tavolo. Era rimasta troppo tempo al buio. Alzò lo sguardo su Tom che le camminava attorno come un avvoltoio, e si massaggiò il collo. “Vedo che le hai fatto preparare le valige. Molto furbo, Kathrine. Pensavi davvero di poter scappare da me? Rispondimi. RISPONDI, PUTTANA!” Il dolore arrivò prima dello schiocco dello schiaffo. L’urto fu violento, e Katie si ritrovò con la faccia ruotata di novanta gradi. Troppo stupita per reagire, si limitò a fissare la mano che l’aveva appena colpita. “Non doveva andare così. Io ti avevo scelta perchè tu fossi...docile, rispettosa delle regole che IO avevo scelto per te. Ti ho accolta nella mia chiesa, ti ho messo a parte dei suoi segreti e sacri misteri. E per che cosa? Perchè tu cominciassi a blaterare di libertà, e scelte! Ti ho offerto l’onore di essere mia compagna. Ma tu niente. Hai cominciato a disonorarmi... farti vedere in giro con delle persone poco credibili...non approvate dal credo. Degli sporchi wog, come quella Jeanne. Hai cominciato a non rispettarmi...hai messo Suri contro di me...e cosa ancora più grave...hai fornicato con un altro uomo!” Un’altro schiaffo la colpì forte, proprio sull’occhio destro. Katie non riuscì più a trattenersi, e sembrò che il nuovo lancinante dolore la risvegliasse. “TOM! BASTA! PERCHE’ MI FAI QUESTO?” si portò istintivamente una mano sul viso per ripararsi dai colpi che sapeva dovevano arrivare. Il suo segreto era stato scoperto. “Mi hanno informato... mi hanno informato or ora che ti sei rivista con quel bastardo che vedevi nel 2005. È vero? E’ VERO?” Tom aveva avvicinato il suo viso a quello lacrimoso di Katie. improvvisamente Tom cambiò tattica. Avvicinò la testa all’orecchio di Katie...”Puoi anche averlo fatto... la tua strada è già scelta. Sarai riunchiusa, a vita, in un bel ospedale psichiatrico. Non ne uscirai mai. Nessun giornale verrà mai più ad intervistarti. Nessun contratto, niente di niente, neanche la pubblicità dell’aspirina. Sarai dimenticata. Parleranno di te come “la povera ex signora Cruise, tragicamente impazzita.” Non lo sai che ormai non sei neanche più considerata un’attrice? E...non rivedrai mai più Suri.” le spostò i capelli dietro l’orecchio, mentre lei sedeva impietrita dall’orrore. “Sai tesoro...ho messo su una bella storiellina su di te.... ti avevo detto che potevamo arrivare dappertutto. E così come ti ho portato alle stelle...ora ti riduco in briciole. Ci sono delle pratiche legali, regolarmente firmate dal tribunale dei bambini che dimostrano che tu picchiavi la bambina, e che io misericordioso l’ho dovuta strappare dalle tue grinfie di madre degenere. “ Lentamente si alzò in piedi e cominciò a togliersi la giacca. “E in più, c’è anche scritto che tu, incinta di me, hai volontariamente abortito. Ecco perchè un marito disperato come me ti ha preventivamente alloggiato in un luogo sicuro per ripristinare la tua sanità mentale, ormai del tutto compromessa.” Rise, una risata stridula, terribile, mentre continuava a spogliarsi lentamente, girando attorno alla sedia in cui Katie giaceva, sempre priva di forza. “Come vedi tesoro, non fa una piega. C’è solo un piccolo particolare...è necessario che al tuo arrivo in clinica sia dimostrabile il fatto che tu possa essere stata gravida...di me. Non devono trovarti addosso...i resti di qualcun’altro.” Katie guardò con orrore l’uomo che ora era davanti a lei in maglietta. Intuiva cosa volesse farle. “Coraggio tesoro... non deve essere difficile per te. Sono tuo marito...e abbiamo la stanza tutta per noi...” Abbassò la voce e un lampo diabolico gli attraversò gli occhi. E fu proprio allora che Katie trovò il coraggio che aspettava. Sentì nella sua testa la voce di Josh “Coraggio, amore. Io sono qui.” Con un urlo furibondo, si alzò di scatto dalla sedia e si gettò su Tom, come una gatta impazzita. Lo graffiò dove poteva e Tom fu così sorpreso che prima che potesse reagire si ritrovò per terra. “TU...SCHIFOSO ESSERE! MALEDETTO BASTARDO...TI ROVINERO, FOSSE L’ULTIMA COSA CHE FACCIO! Mi hai portato via la gioia, la mia vita intera...e la pagherai! Se OSI toccarmi con un dito, e anche solo PENSI di poter fare del male a mia figlia, io ti uccido!!!!” Katie urlava queste parole, le ringhiava quasi, mentre l’uomo sotto di lei cominciava a rendersi conto di ciò che aveva scatenato. “E sai una cosa, bastardo? Il padre di mia figlia è un uomo vero.... TU SEI UN POVERO FALLITO, IMPOTENTE, INVASATO MALEDETTO...TUTTI VOI NON MI SPAVENTATE!” Katie continuava a colpire, sempre più debolmente. L’occhio cominciava a farle male, a Tom ormai si parava il volto, strillando come una donnetta. Con l’ultimo slancio di forza che le arrivava dalle gambe, si gettò sulla porta, ma sbattè il viso a terra perchè Cruise l’aveva afferrata per la caviglia e l’aveva fatta rovinare a terra. “NON TE NE VAI DA NESSUNA PARTE PUTTANA! SEI CONTROLLATA, NON POTRAI METTERE UN MUSCOLO FUORI DA QUI SENZA CHE IO SAPPIA DOVE VAI... e quanto al tuo uomo, tua figlia....non hai idea di che cosa posso fargli...” Katie sputò il sangue che gli era rimasto in bocca per l’urto con il pavimento, e rantolando come una bestia ferita diede uno strattone al piede; Tom urlò di dolore: l’aveva colpito in pieno viso. “Aiutatemi...” fu tutto quello che riuscì a dire Katie prima di alzare il braccio quel tanto che poteva per aprire la porta. Tom stava ancora rotolando per terra reggendosi il naso rotto con una mano. “TE NE PENTIRAI.... LE CARTE....firmate....Suri....” Katie si tirò su facendo forza sulla maniglia, zoppicando afferrò la valigia e si precipitò fuori dalla porta. Tom si stava alzando in piedi e brancolava verso di lei con una mano pronta ad artigliarla, ma Katie si chiuse la porta alle spalle, piangendo. Si infilò nel bagno che stava in corridoio, e ringraziò che quello fosse un piano riservato agli attici super lusso. Guardandosi allo specchio, provò un moto di disgusto. Dove le mani schifose del marito l’avevano sfiorata, stavano due profondi aloni viola. Il labbro perdeva sangue, i capelli le andavano da tutte le parti, e la camicia era macchiata di sangue. Sentendo in lontananza il rumore di una porta che si apriva, si zittì all’istante e si chiuse nella toilette, mettendosi in piedi sul gabinetto per impedire di essere vista da fuori. Era Tom, il suo rantolio era riconoscibile. Sembrava parlare al telefono...” Voglio SAPERE DOVE, DOV’è la bambina, CAZZO! No, è scappata, mi ha rotto il naso. Bè TROVATELA!” La voce irata di Tom passò oltre e Katie tirò un sospiro di sollievo. Se ancora non sapeva di Kathleen, sua figlia era al sicuro. Ma doveva sbrigarsi. Tirò fuori dalla valigia una maglia, un berretto e gli occhiali da sole. Si cambiò in silenzio, facendo piccole smorfie di dolore quando alzò le braccia. Si lavò la faccia, cercando di darsi un’aria più normale. Non voleva che Suri la vedesse così. Pensando a sua figlia, le venne di nuovo da piangere per l’umiliazione. Non era mai stata picchiata da un uomo prima, e se ne vergognò profondamente. Josh le mancava così tanto che non riuscì a respirare e si aggrappò al lavabo. Cercando di riprendere il controllo tuffò la faccia nell’acqua fredda, soffrendo quando il gettò fu a contatto con le ferite recenti. Si asciugò, e si mise gli occhiali da sole e il cappello. Ora era più guardabile. Uscendo dal bagno si guardò attorno scrupolosamente. Evidentemente Tom doveva essere entrato di nuovo in stanza dall’altro ingresso, non c’era traccia di lui. scese le scale di servizio più velocemente che poteva, e arrivò al terzo piano, dove risiedeva sua madre. Controllando che nessuno l’avesse riconosciuta, bussò tre volte alla porta. “Katie?” Nel vedere sua madre aprirle, Katie si rilassò e insieme si abbracciarono. “Bambina mia...che cosa ti ha fatto?” Una volta al sicuro in camera, Katie si tolse occhiali e cappello, e sua madre inorridita saltò indietro tenendosi la mano sulla bocca. “Mio Dio...” Singhiozzando, Kathleen la abbracciò di nuovo. “Suri...sta bene, è di la...ti aspetta....” Katie fece un cenno con la testa, non aveva piu voglia di piangere. Si diresse dove stava il letto....e vide la piccolina, che la fissava come se si fosse aspettata di vederla apparire. “Mammina.” Si gettò fra le sue braccia, piangendo sommessamente. “Ti ha fatto male?” Katie non rispose, e tuffò il naso nei suoi capelli, ispirando profondamente quel profumo. “No tesoro. Non può farmi male. Ora vieni. Andiamo a dormire.” Senza parlare si presero per mano, e cominciarono a prepararsi per la notte. Kathleen domandò piano se era il caso di ordinare la cena, ma Katie scosse bruscamente la testa, parlando a malapena. “no. Niente cena. Dormiamo solo un po’ fino a che non ci sia abbastanza luce da uscire e andarcene. Non so ancora per quanto tempo potremo rimanere qui senza che loro lo sappiano. Non possiamo correre rischi. Vieni mamma. Dormiremo insieme. C’è solo una persona che posso chiamare...ma dovrò usare il tuo cellulare.” Kathleen glielo porse, e Katie compose il numero che Josh le aveva inviato. “Steve? Ciao, non ci siamo mai presentati ma io sono...oh, perfetto. Sai tutto? Ascolta, so che Josh ti ha raccontato... ecco, esattamente. Appena possibile, Steve. E senza dare nell’occhio. Sì, siamo in tre. Grazie mille, sei un amico. Avremo altre occasioni per conoscerci meglio...e grazie.” Per quanto le era permesso, Katie sorrise tirata. Esistevano persone ancora pure al mondo. Si tenne il telefonino chiuso premuto al petto. Voleva Josh. Fece il suo numero...ma suonava spento. Non era ancora atterrato. Seppellendo dentro di sè la voglia di piangere che la prese di nuovo, sospirò e si infilò sotto le coperte, dove stava Suri. sua madre si era accoccolata in poltrona, e aveva chiuso subito gli occhi, esausta da tutte quelle preoccupazioni. Katie spense la luce, e strinse Suri sotto le coperte. “Tesoro mio...siamo insieme, non succederà niente. La mamma è qui...è qui.”
Anestesia
Sorvolavano paesaggi sterminati, cieli blu oltremare, foreste verdi, e monti innevati. Ma Josh non godeva di tutto questo. Aveva fatto un incubo. Aveva sognato Katie e Suri che venivano sbranate. Si era svegliato bruscamente, la fronte imperlata di un sudore malsano. Odiava non poter telefonare dagli aerei. Avvertiva che qualcosa era andato storto, e cominciava ad augurarsi che l’aereo precipitasse sedutastante, almeno avrebbe potuto telefonare. “Ehi! Che ti prende? Hai una faccia sconvolta, amico.” Paul lo fissava preoccupato. Josh si riscosse. “Pual ho avuto un incubo terribile. Passerebbe tutto se solo potessi telefonare....” Paul esplose in una delle sue solite inopportune risate. “E perchè non me l’hai detto subito? COMANDANTE!” ruggì. Una hostess mingherlina sbucò fuori dal nulla. “Che cosa vuole signore? Non si può urlare in aereo, sa....” – “Sciocchezze, ragazza. Dì al tuo comandante che il pezzo grosso Paul Edwards vuole telefonare. E che non gli venga in mente di impedirmelo. Vai! CORRI!” La ragazza scappò via in cabina, atterrita. Josh si fece meno preoccupato. “Riesci sempre ad ottenere quello che vuoi?” Paul sghignazzò: “Quasi.”Lo squillo a vuoto del telefono fece stare, se possibile, Josh ancora peggio. Sembrava che il numero fosse stato disattivato...ma cosa diavolo stava succedendo?
Risveglio
“Mamma.” Un tocco delicato come ali di farfalla si posò delicatamente sulla sua fronte. Ma cosa l’aveva toccata? Si trovava in un’enorme vuoto bianco. Dovunque guardasse, luce accecante. Non esistevano limiti, confini, muri, alto e basso sembravano spariti. “Sono morta?” Katie mosse le mani, i piedi. Sembrava essere tutto a posto....tranne che era immersa in uno spazio eterno e senza anima viva. Eppure...qualcuno aveva parlato. “Mamma, svegliati.” Non aveva voglia di svegliarsi, perchè certamente stava dormendo. Si stava così bene lì. Era libera di muoversi. Non voleva andare da nessun’altra parte. Non mi scocciare, vocetta! “Mammina!” Aveva lasciato qualcosa in sospeso, allora. Questa vocetta non la lasciava in pace. Era certa di conoscerla. Mentre ballonzolava per quello strano paesaggio bianco, Katie si sforzò di ricordare a chi appartenesse. “Mammina, andiamo! Siamo arrivati!” D’improvviso una miriade di flash la bombardarono da ogni parte, e si ritrovò a fissare gli occhi blu di Suri. “Mammina, finalmente!” Katie si accorse di essere nel suo corpo. Le sue braccia attaccate al sedile dell’aereo. Sì, sì. ricordava. Il bianco...erano le nuvole. Volavano in mezzo alle nuvole. “Piccola, scusami. Stavo...sognando. ma…ma davvero siamo arrivati?” Suri piegò leggermente la testa. “L’ha detto quell’uomo che guida l’aereo. Mammina, dormivi ma sembravi morta!” Katie rise, la sua voce sembrava non appartenerle. “No, amore. È che stavo facendo un sogno stranissimo…comunque. Allacciati le cinture, amore, adesso si balla!”
“E...STOP! Per oggi abbiamo finito! Josh… in roulotte con me. ORA!” Paul si alzo, sbattendo il megafono per terra. Josh sospirò, preparandosi psicologicamente ad un’altra piazzata. Per quello che gliene importava, poteva anche buttarlo fuori a calci. Sapeva di recitare malissimo. Ma non poteva farci niente. Erano passati tre giorni, e ancora nessuna notizia di lei. Strinse i pugni. Cominciava a chiedersi se si era sognato tutto. Viva, era viva. Disperato la mattina dopo aveva subito chiamato Steve…che gli aveva comunicato che Katie era salva ed era stata portata in aeroporto. Si sapeva solo che era partita. Nessuno sapeva per dove. Lei e la bimba si erano volatilizzate. Come se non fossero mai esistite. L’aveva cercata, come un pazzo per quasi ventitre ore filate. Il nulla. Soffocando la rabbia cieca che minacciava di invadere il suo già fragile status mentale, seguì Paul e Dave in roulotte. “Josh, ma che cazzo ti prende? Sembri un morto! Persino I cadaveri recitano meglio di te!!! È la trentesima scena che mi rovini ragazzo…vuoi dirmi che c’è?” Josh rispose alterato “Niente, Paul, ok? Ti dico solo che non posso garantirti la performance perfetta…sono stanco in questi giorni, ho alcune rogne da sbrigare… non sono esattamente al cento per cento. Mi prenderei una pausa, ma visto che non fai che sbraitare quanto siamo in ritardo sui tempi, ti dovrai accontentare di questo, ok?” Paul sospirò e si passò una mano fra i pochi capelli che aveva. “Dio, è ancora per quella ragazza, no? E piantala di angosciarti! Se sapessi la gente da cui è circondata forse non saresti tanto stupito da questo suo sparire. Tornerà. Chiaro? Ora devi cercare di lavorare. Lavorare, Josh. Quella è l’unica cosa sicura.” Paul uscì, gettandogli un ultimo sguardo amareggiato. Josh, rimasto solo, imprecando a bassa voce, tirò un pugno ad una parete, facendo tremare tutta la roulotte. “Katie! dove sei?” Frustrato, ma più tranquillo, uscì alla luce del sole, e decise di fare due passi. Anna lo vide e si fermò per chiaccherare, ma Josh fece finta di non vederla e andò avanti da solo. Voleva il silenzio in quel momento. Attorno a lui i tecnici, i grip, i fonici, tutti stavano risistemando le attrezzature per il prossimo ciak. Il rumore che tutti quanti facevano, si attutì sotto il suono dei suoi passi che rimbalzavano sul marciapiede assolato della sua città. Non le sembrava più bella. Aveva immaginato di rivederla con Katie al suo fianco. E Suri per mano. possibile fosse stato tutto un sogno? Era davvero come le sue peggiori paure gli confermavano? Josh chiuse gli occhi, cercando di capire cosa fosse successo che non aveva ben analizzato. E poi accadde:
“Papà! Papà, sono qui!!!!” Josh riaprì gli occhi sbalordito. Chi o che cosa era stato? “Papà!!! Guardami, sono qui!!!” Josh si voltò, giusto in tempo per vedere una splendid creatura con gli occhi blu volteggiargli in braccio. A rallentatore, si chinò per accoglierla in braccio, troppo commosso per parlare. Le sue braccine lo stringevano al collo, aveva i capelli di lei in bocca, ma non gli importava. “Suri? sei tu piccolina mia.... mi sei mancata!!” con lei in braccio, Josh si mise a saltellare, a girare in tondo, facendo ridere Suri. cercò con la sguardo la parte del suo cuore che mancava. “Katie.” non una domanda, un’affermazione. E infatti, eccola apparire a qualche metro di distanza, la mano sopra gli occhi per ripararsi dal sole. I capelli sciolti al vento, un sorriso di indescrivibile gioia sul volto. Josh cominciò ad andare verso di lei. Quando furono a pochi centimetri di distanza, non riuscì a trovare le parole per dirle quanto fosse bella, quanto le fosse mancata, quanto l’amava, quanto l’avrebbe amata, e quanto si sentiva morire ogni volta che pensava al suo nome. “Sei in ritardo, bellezza.” Katie gli mise una mano sulla guancia, e lui chiuse gli occhi. “Ora sono qui.” Lui le prese a sua volta la mano, era calda in confronto alla sua. “Sei qui. Ma che cosa è successo?” Katie rise, e si portò più vicino al viso di lui. “Dopo, amore. Abbiamo tutta la vita davanti...e adesso se non ti dispiace, potresti baciarmi?” Josh non se lo fece ripetere due volte. Sul set, esplosero gli applausi. Evidentemente non erano soli! Suri guardava divertita I suoi veri, autentici genitori stringersi, con lei in mezzo. E per la prima volta nella sua breve vita, si sentì completa.
FINE... per ora
“Waiting and watching the sands slip away from me…Looking into the eyes of eternity I have feared the cold grip of death and the unforeseen… I have hoped the end of my life would begin all my dreams.Returning from an empty eden and shattering life's fantasies, To my rebirth, I owe my chance Spiraling into the mouth of infinity. Fighting the haunting remains of my memory I have felt the cold hand of death and the nothingness I can hear the calling that brings me back from the abyss. Returning from an empty eden and shattering life's fantasies To my rebirth, I owe this chance. To know the only hell is burning deep in the stars
From my rebirth, to Destiny's End. We were born unto the end: Our destiny's in our hands…”
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